Barney Ronay (Guardian): «Il Var non funziona, il calcio è emotività (ma è colpa delle persone)»

Il commento di una delle firme di punta del prestigioso quotidiano inglese: «Il calcio vive di momenti di bellezza evasiva, di interpretazioni continue. Non è il cricket, solo il Var serve per gli urlatori».

Barney Ronay (Guardian): «Il Var non funziona, il calcio è emotività (ma è colpa delle persone)»

Un’opinione

Una firma importante e un’opinione controversa. Barney Ronay, direttamente dalle colonne del Gurdian, si schiera apertamente contro il Var. La sua è una scelta chiara, precisa. Anzi, decisa. Che parte da alcuni postulati fondamentali, molto “inglesi”, tra cui trovano spazio purezza ed emotività del gioco. Ronay fa un discorso duplice, la prima parte è riferita agli arbitri: «Sembrano dei lobbisti che chiedono rispetto, questo è il loro momento, sono tutti lì a giocherellare con il loro orecchio e a riguardare dubbi gli episodi per tutto il tempo che serve».

Più che su questo punto, però, Ronay gioca la sua partita sull’essenza del calcio in relazione al nuovo strumento. Leggiamo: «Il var riduce l’esperienza all’interno dello stadio, oscura il gioco in modo decisivo. Questo tipo di tecnologia è tollerabile solo se viene usata con la massima parsimonia. Del resto, l’atmosfera sul campo è geneticamente confusionaria, ogni goccia è sempre l’ultima goccia, ogni attimo è decisivo.  Non parliamo del cricket, uno sport per il quale i replay in tv possono stabilire la verità definitiva. Più di ogni altro sport, il calcio si spinge costantemente contro i limiti delle proprie leggi, facendo affidamento su continue interpretazioni, su continui giudizi che non individuano mai una verità oggettiva. La bellezza del calcio sta proprio in questa sua bellezza evasiva».

Il problema sono le persone

La conseguenza è semplice: «Il Var è stato pensato e viene usato a causa del vero problema: le persone. Non si tratta di decisioni arbitrali o di errori, quanto della discussione eccessiva e delle critiche degli urlatori di professione. Il Var è solo un altro tentativo di affrontare e mitigare e gestire i sentimenti di certa gente, la loro sensazione di alienazione e potere perduto. È la rabbia di certi tifosi che chiede il Var, più di qualsiasi ricerca significativa per la verità oggettiva. Anche per questo va usato con cautela.  A Stamford Bridge, è stato triste passare il tempo trascorso a guardare un uomo di mezza età davanti a uno schermo mentre un altro uomo di mezza età guardava un altro schermo in un bunker. È il concetto di sport ad essere intaccato: se deve essere uno spettacolo televisivo di intrattenimento e di certezze, il Var è la strada giusta. Ma il calcio è troppo emotivo».

Un’opinione argomentata che non ci trova d’accordo, ma che in ogni caso individua ed evidenzia un set di problemi. Ronay ha perfettamente ragione quando scrive che il Var serve soprattutto per le persone. Per certe persone. Ma è un gioco che vale la candela, eccome. I risultati italiani, del resto, sono evidenze troppo importanti perché lo strumento non possa e non debba essere considerato valido. Siamo in piena fase di sperimentazione, quindi solo all’inizio di una nuova era. Anche Ronay lo sa: «La mia è un’opinione che non servirà a nulla, il calcio ha preso la sua direzione verso il Var». E sarà difficile tornare indietro. Se non impossibile.

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