Spalletti, l’Inter e il pragmatismo intelligente

Un progetto che parte dal campo, l’etica del lavoro, un calcio riconoscibile ed equilibrato e i grandi valori di una rosa risicata: il gran lavoro di Spalletti all’Inter.

Spalletti, l’Inter e il pragmatismo intelligente

Oltre il mercato

Ne abbiamo scritto già stamattina, sul NapolistaL’Inter è prima in classifica e imbattuta dopo 15 giornate, e si parla di calciomercato. Si è parlato tanto di calciomercato, anzi. I nerazzurri sono l’esempio tangibile e vivente di come la costruzione concettuale di una squadra sia un processo più “sicuro” di un assemblamento intensivo. Sono bastati quattro nuovi arrivi per riscrivere il destino della squadra: Skriniar, Vecino, Borja Valero e Luciano Spalletti.

Spalletti, appunto. Da qui si parte, e si arriva chissà dove. L’Inter non è una squadra dal gioco spettacolare, né mette insieme numeri statistici di grande impatto. Ma è forte, molto forte, pratica un calcio intelligente, lineare, aderente alle caratteristiche della sua rosa. Ha l’impostazione dell’equilibrio, nel senso che si basa sul funzionamento delle due fasi di gioco piuttosto che sull’esaltazione di quella offensiva, o di quella difensiva, e riesce a cambiare registro in funzione dell’avversario di turno. Difensiva a Napoli, spregiudicata e intensa contro il Chievo.

I meriti del tecnico

Anche noi pensiamo che all’Inter manchi ancora qualcosa a livello d’organico, ma questo non costituisce un argomento su cui basare la nostra analisi. Anzi, diventa un motivo di elogio in più per Luciano Spalletti, tecnico di concetto e di idee che a Milano non ha fatto altro che imporre la forza della normalità. Un modello immaginato e costruito sulle qualità già esistenti, qualche aggiunta di peso (si pensi all’impatto di Skriniar e Vecino,) e un’etica del gruppo e del lavoro semplice, quasi banalizzante.

Per molti commentatori (solitamente tifosi di altre squadre), la forza dell’Inter è anche quella dell’impegno singolo. Vero, indubbiamente vero, ma non si tratta di una colpa. Non può esserlo. È una fortuna che discende da una sfortuna: i nerazzurri sono finiti fuori dalle coppe a causa di un campionato pessimo, anche per colpa di quest’assenza dall’Europa non hanno potuto operare con libertà sul mercato e hanno scelto di mantenere una rosa equilibrata ma decisamente risicata. Si pensi che ieri, in assenza di Miranda, è toccato ad Andrea Ranocchia giocare da titolare. Un eventuale infortunio di Icardi troverebbe come sostituti Eder e Pinamonti.

Si tratta di scelte, di decisioni condivise tra tecnico e società. Spalletti ha fondato la sua Inter su un blocco praticamente immodificabile, ha cesellato i meccanismi della squadra sulle sue sicurezze pregresse e i risultati sono eccellenti. Roba semplice, senza ghirigori o grandi arzigogoli. Il primo obiettivo dei nerazzurri era ritrovare un’identità del campo e che partisse dal campo, e l’obiettivo è stato centrato in pieno. Il primo progetto imbastito in maniera organica da Suning ha avuto una genesi diversa rispetto a quello del Milan: prima il campo, incidenza del mercato ridotta o quantomeno non prioritaria. Sta funzionando. 

Domani

Juventus-Inter, Spalletti dice che i nerazzurri sono solo all’inizio e che la partita del prossimo week-end non sarà altro che un’altra tappa verso l’obiettivo finale. Ma ricorda anche che i bianconeri sono «un avversario impossibile», conosce i limiti della sua squadra, sa che «bisogna lavorare per dimostrare di essere uguale agli altri».

Insomma, la prima parte del progetto-Spalletti è iniziata alla grande. Dopo l’inizio sprint e alcune giornate di assestamento, la sua Inter ha preso a macinare risultati con grande sicurezza, in alcune partite c’è stato anche un pizzico di buona sorte (si pensi a Roma-Inter e al derby vinto dopo due rimonte e una gran partita del Milan), ma difficilmente una squadra senza valori e senza identità riesce a capitalizzare gli episodi fino a raggiungere il primo posto.

Ecco, questi sono i punti fondamentali: l’Inter ha un gioco efficace e dei valori importanti. Il lavoro del tecnico mischiato alla qualità dei calciatori, una combo che per il momento vale il primo posto. E zero sconfitte negli scontri diretti, in attesa di Juventus-Inter e della partita con la Lazio. Gli ultimi esami prima della patente definitiva per accedere al circuito della corsa scudetto. Spalletti è reduce da due podi in Serie A, e sta continuando a disegnare un calcio riconoscibile e redditizio. Difficile chiedergli di più, considerando gli ambienti complessi nei quali si è ritrovato a lavorare.

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