Napoli velata, anche composta e che parla sotto voce. È il meglio del film di Ozpetek

Il regista turco ci regala una città europea, da copertina, senza smarrirne l’identità. Napoli composta ed elegante, la trama è marginale

Napoli velata, anche composta e che parla sotto voce. È il meglio del film di Ozpetek
Una scena di “Napoli velata, il film di Ozpetek. Foto di scena di Gianni Fiorito

Film d’atmosfera

La nuova definizione potrebbe essere “film d’atmosfera”. Perfetta per “Napoli velata” l’ultimo lavoro di Ferzan Ozpetek. L’attrice protagonista è Napoli, soprattutto il suo centro storico. Napoli contemporanea, in cui scene da capitale europea si alternano a classici della tradizione come la “figliata”, la tombola dei femminielli, l’oracolo. Napoli da copertina, il Mann, tanta piazza del Gesù, interni da urlo, bella, intensa, senza perdere la propria identità. Persino europea.

Il contrario di Dolce&Gabbana

Ozpetek mostra di aver gradito la metropolitana (che nel film passa), le sue stazioni, le scale mobili che in effetti le conferiscono un aspetto di città contemporanea. Ozpetek elimina il cuore del contestato spot Dolce&Gabbana, quegli eccessi sinonimi di volgarità che da sempre sono distintivi della città. Nel film, invece, Napoli non grida, anzi. Parla sotto voce. Allude. Si muove in punta di piedi. Si sente il rumore dei tacchi. È sempre garbata, educata, anche quando ferisce (quasi a morte). Composta, elegante. Un film che restituisce atmosfere da “Amore molesto”. Decisamente distante dalla rappresentazione attuale, anche se i morti non mancano. E che forse dovrebbe far riflettere. Ozpetek regala uno sguardo che non andrebbe disperso.

Spot contro il calo delle nascite

Di Napoli, però, ce n’è persino troppa. Il resto, la colonna vertebrale del film, è decisamente meno centrata rispetto alla confezione. Con l’inizio di cui tutti parlano e che merita: la scena di sesso che qualche donna ha proposto come spot contro il calo delle nascite. E un percorso in cui lo spettatore arranca, nonostante Peppe Barra (dovrebbe esserci in ogni film su Napoli) e la sottovalutata Luisa Ranieri ancora alla ricerca del film e del regista che sappiano valorizzarla (senza screditare Edoardo de Angelis che le ritagliò un personaggio divertente in “Mozzarella stories”). Centellina le sue apparizioni e quando si lascia conquistare da un ruolo di protagonista, ha la sventura di imbattersi in mediocrità come “Veleno”. Ozpetek le regala poche scene e lei le nobilita con ironia e verve. Al regista turco di Ostiense va inoltre riconosciuta l’abilità di aver trovato la parte ideale per Isabella Ferrari: poche parole, sguardi da megera, persino ironica, forse involontariamente.

Di Giovanna Mezzogiorno e Alessandro Borghi (l’Aureliano di “Suburra”) ne leggerete ovunque, come di “Napoli velata”. Magari andrete a vederlo. Va vissuto più come uno sguardo che come un film vero e proprio. Concentratevi sul resto. Se avete tempo, segnatevi i numeri e giocatevi una quaterna (con l’omaggio a “Profondo Rosso”).

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