Sacchi: «Servono autocritica e un nuovo stile di gioco»

Il commento di Arrigo Sacchi sulla Gazzetta dello Sport: «Siamo un paese vecchio, calcisticamente siamo rimasti a 60-70 anni fa».

Sacchi: «Servono autocritica e un nuovo stile di gioco»
Arrigo Sacchi

Il commento sulla Gazzetta

Arrigo Sacchi parla dell’eliminazione Mondiale dell’Italia, ed era inevitabile un suo commento. Le parole dell’ex ct trovano spazio sulla Gazzetta, e permettono di individuare un doppio ordine di problemi.

Primo: la scarsa autocritica che ha caratterizzato il nostro movimento negli ultimi anni. Leggiamo: «Occorrerà fare chiarezza su tutto ciò che non funziona nel nostro mondo. D’altronde se si fosse stati meno presuntuosi e più diretti, le debacle mondiali del 2010 e 2014 ci avrebbero messo in allerta. Invece, piuttosto che risolvere i problemi, come sempre si darà la colpa al capro espiatorio, in questo caso il c.t. o il presidente. E tutto rimarrà come prima. A livello  culturale e morale si deve essere senza compromessi e privilegi di sorta. Tavecchio, che aveva cominciato la presidenza con il colpo magistrale dell’ingaggio di Conte, forse si è illuso di ripeterlo con Ventura, un buon allenatore con una lunga e dignitosa carriera, ma senza essere mai stato un top».

Secondo: ricambio generazionale e stile di gioco. Per Sacchi, «i club investono poco nei settori giovanili. Inoltre, il nostro è un paese vecchio, in difficoltà economica, culturale e morale, in recessione, con scarsa progettualità e povertà di idee. Il nostro gioco è rimasto grosso modo quello di 60-70 anni fa: catenaccio e contropiede. Due anni fa, alla domanda su quali fossero le novità del calcio italiano, Capello rispose: “Abbiamo riscoperto il libero”. Senza innovazione non può esserci crescita».

Il gioco offensivo

Da qui, istruzioni per l’uso del nuovo paradigma tattico. Ovviamente, offensivo: «Il calcio è nato come sport d’attacco e di squadra e non ha niente che funziona appena si lega alla paura, all’immobilismo e all’individualismo e si discosta dalle sue caratteristiche originali. Il calcio difensivo genera il tatticismo che inibisce la creatività, l’autostima ed è disgregante; il gioco offensivo genera ottimismo, apre al futuro con speranza. Bisogna avere un atteggiamento più coraggioso, divertente, emozionante e da protagonista: un football positivo e propositivo, che aiuti tutti a crescere. Il nostro calcio deve aggiornarsi, evolversi, rinnovarsi, vincere con merito e con valori». Difficile non condividere.

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