Lorenzo Insigne, un gol e un’altra notte da fuoriclasse (l’ennesima)

Il tiro a giro che ricorda Del Piero, la qualità nel gioco e la crescita costante, che sembra infinita: Insigne è l’attrazione principale di questo Napoli.

Lorenzo Insigne, un gol e un’altra notte da fuoriclasse (l’ennesima)

Il gol alla Del Piero

A 72 ore da Napoli-Milan, Lorenzo Insigne si ripete. Anzi, fa upgrade, cresce in bellezza, aumenta i giri della sua classe. Il gol di stasera entra di diritto nel suo portfolio dei lavori migliori. Lo rivediamo, che ne vale la pena.

Alcuni lettori affezionati ci hanno segnalato la vicinanza estetica e concettuale di questo gol con quello di Alex Del Piero contro il Borussia Dortmund, anno domini 1995. In effetti la somiglianza c’è, e il paragone farà decisamente felice il nostro Lorenzo. Da sempre, infatti, il 26enne fantasista del Napoli è innamorato dell’ex fuoriclasse della Juventus.

È il suo colpo, c’è poco da fare. La sua firma, il suo biglietto da visita. Dovesse scegliere un’immagine attraverso cui rappresentarsi, Lorenzo non avrebbe dubbi. Preferirebbe un gol così, uno dei tanti che ha realizzato. A Firenze, contro la Fiorentina. Alla Sampdoria, nell’ultima giornata dello scorso anno, con la suggestione di un mezzo pallonetto. Con il Chievo, nello scorso campionato. L’album dei ricordi è bello ampio. E si arricchisce sempre di più, partita per partita. Capolavoro dopo capolavoro.

Qualità

C’era già andato vicino, Lorenzo, nel primo tempo. Splendida intuizione nello spazio di Hamsik, ancora il tiro a giro. Pyatov è un portiere moderno, almeno due metri fuori dalla porta. Per impersonare il ruolo di libero, secondo quanto richiesto dal gioco. Su tiri così può andare bene una volta, la seconda no. Insigne, un feticista della traiettoria a rientrare, aveva annusato l’aria già per il primo tentativo. Si è ripetuto, e ha aperto il parco divertimenti del Napoli.

Lui oggi è l’attrazione principale. Si parla di lui perché è forte, e poi perché c’è quella piccola-grande controversia della Nazionale. Di Ventura che non l’ha reso protagonista, ha deciso di non costruire la squadra intorno a lui. Secondo alcuni, questa rinuncia è valsa la mancata qualificazione mondiale. È una forzatura, ovviamente, ma Insigne sta facendo di tutto perché la forzatura diventi realistica. Due gol a distanza di 72 ore, ma anche un continuo apporto di qualità alla manovra. I numeri: 2 tiri, un passaggio chiave, un dribbling riuscito, 64 palloni giocati in 64 minuti di gioco. La stessa media di Diawara, Chiriches, Hysaj, i calciatori che a fine partita avranno il primato di palloni toccati. La precisione negli appoggi è dell’80%. Altissima, considerando che Insigne gioca in attacco.

Insomma, Insigne è una parte fondamentale del gioco del Napoli e poi risolve le partite. O al contrario, nel senso che risolve le partite e poi è una parte fondamentale del gioco del Napoli. Come preferite, ma la sostanza non cambia. La sua è una crescita continua, un upgrade che davvero sembra non aver ancora individuato i limiti. E che non conosce quartiere, nel senso che si afferma in Italia come in Europa. Nessuna differenza. Ricordare City e Real, prego. Solo in Nazionale non è (ancora) avvenuto. Ma non è proprio tutta colpa sua.

(mai) In dubbio

«Non sono mai stato in dubbio». C’è quest’altro aspetto, poi. Insigne va sempre in campo, nonostante abbia accusato un infortunio grave (legamento anche per lui, era il novembre del 2014) non ha paura dell’usura. Anzi, ogni volta che esce sembra incazzato. Non come gli anni scorsi, anche da questo punto di vista è maturato. Oggi doveva uscire. È uscito. Il Napoli ha vinto, grazie a lui che per primo ha forzato la cassaforte. Poi ci hanno pensato gli altri a portare via i dobloni.

Nel postpartita, Sarri ha spiegato: «È come i top player dei top club: è fuori dalle rotazioni. A lui non rinuncio a priori, non ci riesco». Una grossa responsabilità, un’investitura pesante. Ma meritata, dopo l’ennesima notte da fuoriclasse.

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  1. Sono queste le partite che segnano l’incolmabile distanza tra una squadra che corre, lotta e ci crede a fronte di una città in decomposizione. Questa squadra meriterebbe ben altro pubblico e ben altra città per le proprie gesta.

    • Frédéric Moreau 22 novembre 2017, 8:58

      Ciao, permettimi di dire che è un commento che non capisco. Polemiche sul prezzo dei biglietti ci sono state a Londra come in Baviera. Poi è naturale che l’Emirates o l’Allianz siano quasi sempre pieni, perché sono pensati per esserlo. Nel principato di Monaco, che mi sembra goda tutto sommato di buona salute, lo stadio è sempre mezzo vuoto, nonostante siano arrivati un campionato e una semifinale di Champions. Senza contare il numero di volte che abbiamo visto stadi semi deserti a Roma e Milano.
      Dal momento che la tua è una semplice opinione, ti fornisco anche la mia, per quel che può valere. Uno stadio come il San Paolo non sarebbe ritenuto accettabile in nessuna delle città senza dubbio più civili ed evolute della nostra. Da questo si può vedere lo stato di decomposizione di una città. Non certo dalle presenze del pubblico contro lo Shaktar.

      • Accetto volentieri la tua opinione, ma la mia non era incentrata sullo stadio. La mia polemica era una considerazione circa la distanza incolmabile tra una squadra che lotta, ci crede, getta il cuore oltre l’ostacolo, mentre cittadinanza e città non sono capaci di muovere un dito per migliorare la propria condizione.

        • Raffaele Sannino 22 novembre 2017, 13:02

          Ma il degrado dello stadio non è colpa delle istituzioni cittadine? E quindi la colpa non è anche dei napoletani che li hanno eletti?

          • Raffaele le colpe credo siano di entrambe le parti. Nel senso che la cosa pubblica va curata da entrambi gli attori in gioco. Io auspico fortemente un maquillage del San Paolo, un modo per dimostrare a tanti che le cattive condizioni sono determinate cosi: 70% cittadini (che non hanno cura della cosa pubblica) 30% responsabilità amministrativa (burocrazia, comunali che non fanno il proprio lavoro etc. etc.).

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