Liz Nicholl, donna dello sport nel Regno Unito: «Investiamo solo dove si può vincere»

Repubblica intervista Il CEO di Uk Sports, che distribuisce i fondi pubblici allo sport britannico: «I soldi dei contribuenti devono pagare la vittoria».

Liz Nicholl, donna dello sport nel Regno Unito: «Investiamo solo dove si può vincere»

L’intervista a Repubblica

Come funziona, oggi, lo sport ultracompetitivo. Una spiegazione arriva dal Regno Unito, ed è firmata dalla signora Liz Nicholl, amministratore delegato di Uk Sports. In pratica, la lady dello sport britannico, colei che decide cosa e come finanziare in materia di sport agonistici, collettivi e individuali. L’ha intervistata Repubblica, e prima di farla parlare ecco il dato che la qualifica, che la definisce: tra i Giochi del 1996 (Atlanta) e quelli di Rio, una differenza in surplus di 52 medaglie. Da 12 a 67.

Ecco come ha fatto: «Programmazione, serietà, realismo. Non siamo un ente di beneficenza. Investiamo sul futuro e dove si vince. Finanziamo gli sport con soldi pubblici, quindi abbiamo una responsabilità. Non facciamo fare sport alla popolazione, ci occupiamo della programmazione olimpica».

In pratica: «Per Tokyo abbiamo a disposizione 385 milioni di euro, che verranno ridistribuiti senza tanti giri inutili, a chilometri zero. Paghiamo direttamente gli atleti e forniamo loro tutto quello di cui hanno bisogno, in termini di assistenza tecnica, logistica, medica».

Differenziazioni

Il punto focale dell’intervista sta nella spiegazione in merito alla destinazione dei fondi. Il criterio è semplice: la signora Nicholl investe solo dove si può vincere. E lo spiega con candore: «Se molti sport di squadra come basket e pallavolo non hanno possibilità di vincere, perché finanziarli? Per sentirmi buona a Natale? Io uso soldi pubblici, non puoi fare sport ad alto livello, a spese dello Stato, se non hai risultati. Io programmo il costo della vittoria, non quello della sconfitta. La possibilità non si nega a nessuno, ma non con i soldi dei contribuenti».

Addirittura sullo stesso piano sport olimpici e paralimpici: «So che non finanziamo il rugby in carrozzella, e mi dispiace. Ma se non sono da medaglia, secondo i risultati mondiali, per me sono out».

Consigli per l’Italia

Dalla Pellegrini all’atletica azzurra: «La Pellegrini è una grande atleta, ma se guardi al passato non vedi il futuro. Noi, ai nostri campioni che vogliono smettere dopo aver dato tanto, non chiediamo di continuare. Stretta di mano, grazie, arrivederci. In Italia cambierei tutto, toglerei le incrostazioni. Per prima cosa, toglierei fondi a sport in cui la distanza col resto del mondo è incolmabile. Noi abbiamo scoperto la multidisciplinarietà: un manager bravo può passare dal rugby al nuoto, tranquillamente. L’importante è che tutti collaborino, senza gelosie».

 

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  • Mario Pansera

    che miseria umana

  • Sergio Travi

    Lo sport come strumento di propaganda politica. Perché di questo si tratta. Non a caso, nell’era di “UK first!”. La negazione dello spirito sportivo, persino quello professionistico.

  • Venio Vanni

    Una donna illuminata…