È il Gigio-day: Donnarumma divide i critici, tra legge del mercato e retorica della bandiera

Dalla Gazzetta a Repubblica, tutti i commenti sul caso del giorno (e forse dell’intero mercato): l’età, le occasioni, i treni che passano e i professionisti.

È il Gigio-day: Donnarumma divide i critici, tra legge del mercato e retorica della bandiera

Gli errori di tutti

C’è un piccolo scarto di atteggiamento tra ieri e oggi, nel giudizio/commento al caso Donnarumma. Quello che ieri sembrava un fonte compatto di condanna contro il portiere del Milan, il suo agente Raiola e qualsiasi cosa fosse nata in un raggio di 7 km da Castellammare di Stabia, oggi si dirada o comunque mitiga le sue posizioni. Donnarumma non è il solo ad aver commesso degli errori. Passa questo messaggio, stamattina, sui giornali. Leggiamo, a cominciare da Zapelloni sulla Gazzetta: «È stato Raiola a portare via Donnarumma dal Milan o è stato il Milan a perdere Donnarumma? La verità, probabilmente, sta nel mezzo. L’addio di Gigio è figlio di una lunga serie di errori commessi da entrambe le parti e soprattutto del fatto che tra il nuovo Milan e Mino Raiola non è mai scoccata la scintilla».

Le colpe del giocatore: «La via era quella di un contratto con il Milan, un contratto che gli avrebbe portato 4 milioni di euro per i prossimi 5 anni. Magari non un contratto da top player, ma certamente un bel contratto che a 23 anni gli avrebbe già lasciato 20 milioni di euro in banca… Crescere al Milan e poi volare via, sempre che nel frattempo la società rossonera non fosse tornata ai fasti di un tempo».

Il mezzo attacco al Milan: «Il club ha provato ad aggirare l’ostacolo mettendo però troppa pressione sul ragazzo. Quella frase “se non firma non gioca” è stata un gioco d’azzardo riuscito male. Un asso calato nel momento sbagliato. Gigio è ancora in una fase in cui ha bisogno di miele e non di cicuta. Il nuovo Milan non lo ha capito fino in fondo. Ed ora restano soltanto i cocci».

Opinioni

Da qui si dipana una serie di giudizi/opinioni non molto distanti. In una pagina divisa tra pro e contro, c’è l’anima completa della rosea. Andrea Masala è l’uomo del pro, in senso di “professionismo”. Di legge del mercato: «Un club avvia con uno dei suoi pezzi pregiati un iter per blindarlo. Professionisti discutono con professionisti, giusto? E allora perché ci si stupisce se la trattativa non decolla, o addirittura si blocca? Mettiamoci nei panni di Gigio e dei suoi genitori. C’è la prospettiva di guadagnare sei, o peggio otto, milioni all’anno con un accordo poliennale magari con i campioni d’Europa del Real o con il Barcellona, il City o la Juventus».

«Che senso avrebbe dire sì a oltranza al Milan? Per non considerare poi il dislivello di aspettative sui risultati. Ci sarebbe da legarsi a un club in via di rilancio nel medio periodo invece che ai top. Ma perché Gigio dovrebbe rinunciare a un’occasione? Obiezione: potrebbe diventare la bandiera del Milan. Sì, le bandiere… Siamo così sicuri che a terzo millennio avviato abbia ancora senso parlarne?».

Proprio su questa retorica simbolista poggia invece il commento di un altro Andrea, Schianchi, che si legge a pochi centimetri di distanza: «Le bandiere, cioè i giocatori che si “tatuano” una sola maglia sulla pelle, sono l’essenza del calcio. Donnarumma ha scelto di non diventare la bandiera del Milan. Decisione legittima, ma che ci permettiamo di criticare. A che cosa si possono attaccare gli appassionati se anche un ragazzino di diciott’anni manda in frantumi i loro sogni?».

Quotidiani generalisti

Giornale che vai, indulgenza/attacco che trovi. Come per la Gazzetta, il confronto tra chi condanna e chi assolve è serrato. Anche in uno stesso pezzo. Quello di Arianna Ravelli sul Corriere della Sera è Zapelloni-style: «Lasciamo perdere i baci. Questo non è un discorso romantico. Il fatto è che la scelta (legittima) di Gigio Donnarumma di non rinnovare con il Milan, presa probabilmente dopo le avance del Real, non è nemmeno la più razionale».

«Di sicuro è una sconfitta per tutti. Chiedete a dieci operatori di mercato, esperti di trattative, amici di Gigio, vi risponderanno tutti che non se lo aspettavano. Perché, con un contratto di 4,5 milioni all’anno non molto più basso di quello che gli proporrà il Real, aveva più senso che Gigio — che ha di fronte vent’anni di carriera e svariati rinnovi di contratto — crescesse con calma, dove c’è un preparatore dei portieri bravissimo (Alfredo Magni) e dove può sbagliare con la certezza di essere protetto e coccolato comunque».

Continua: «Il Bernabeu ha un fascino incredibile (soprattutto per le tasche di Raiola), ma porta con sé anche un bel po’ di pressioni. Chiedete ai dirigenti del Milan, invece, vi risponderanno che se lo aspettavano eccome. Loro non sono stati colti disorpresa, da giorni dicono di non essere ottimisti. In questa storia c’è qualcosa che va oltre il discorso economico. Uno scontro muscolare portato avanti da Raiola sin dal primo giorno. È stata, anche, una prova di forza, con qualche sconfinamento nel celodurismo. […] Mediaticamente, invece, la società ha mostrato di aver fatto tutto il possibile: ha l’appoggio dei tifosi, che aspettano già il prossimo acquisto».

Configurazione storica

Chiudiamo con Crosetti, su Repubblica. Che – giustamente – ne fa una questione soprattutto di tempo e di tempi: «Dunque la sera di Totti eravamo davvero nella preistoria, intenti ad ammirare l’ultimo pterodattilo volteggiare nel cielo di un calcio scomparso. Il portiere bambino si muove secondo il joystick del suo procuratore Mino Raiola, prima di lui Ibra e Balotelli e soprattutto Pogba che fece guadagnare a Raiola quasi 50 milioni di euro. Tra parentesi: la facile e volgare ironia su Carmine Raiola da Nocera Inferiore, ex cameriere e pizzaiolo in terra d’Olanda, è meglio ripiegarla. Costui è, semplicemente, un fenomeno».

«Se davvero Donnarumma svernerà in tribuna forse su Marte e poi aspetterà il primo luglio 2018 e la nuova squadra, persino gli incroci bollenti tra Higuain, Napoli e Juventus saranno nulla al confronto. Va da sé che il nostro calcio non è pronto, e non può esserlo, a un simile divorzio tardivo. Qui si rischiano ricadute di ordine pubblico e non solo psicologico. Infine, forse si sarà capito che nulla può più essere concesso al sentimento e all’illusione della gente. La storia non bella ma vera di Gigio Donnarumma ci insegnerà una volta per tutte che chi crede alle maglie baciate e si commuove è un cretino. Però, che bello esserlo».

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