Caos procuratori: la deregulation della Fifa, le Tpo e le commissioni all’estero

Un interessante pagina del Corriere dello Sport sui procuratori, che lamentano gli attacchi delle società e una posizione lavorativa svilita dalla Fifa.

Caos procuratori: la deregulation della Fifa, le Tpo e le commissioni all’estero
Dario Canovi

La deregulation della Fifa

Una pagina interessante, quella che si legge e si fa leggere oggi sul Corriere dello Sport. Si parla di procuratori di calciatori, si analizza il problema dal punto di vista prima legislativo e poi economico. Si parte da Blatter, dalla sua scelta di abolire la figura dell’agente Fifa. Ovvero, da una vera e propria liberalizzazione di una professione prima regolamentata e oggi affidata alla singola federazione. L’Italia ha recepito questo cambiamento istituendo un semplice registro, cui iscriversi depositando un mandato e una tassa di 500 euro.

Paradossalmente, questa deregulation ha finito per centralizzare ancora di più la professione: «Le mediazioni più ricche vanno sempre a un numero limitato di procuratori e le commissioni vanno a finire soprattutto all’estero, come evidenziano anche i dati ufficiali». Insomma, l’idea della Fifa non è stata proprio brillante. Tanto che la proporzione delle commissioni percepite da agenti italiani e stranieri è di circa 1 a 10, 520mila euro contro 64mila.

Dichiarazioni

Il quotidiano romano raccoglie diverse testimonianze. L’avvocato Raffaele Rigitano, vice presidente dell’Aiacs (associazione italiana di categoria) spiega che «Il potere contrattuale è tutto in una trattativa, e gli agenti stranieri, in questo senso, riescono a imporsi con più forza, anche dettando le condizioni sui termini di pagamento. C’è anche chi riesce a inserire nel contratto il saldo immediato delle spettanze. Tutto questo mentre gli agenti italiani, che non sono riconosciuti come tesserati dalla Figc, spesso fanno fatica a riscuotere i crediti di operazioni già concluse».

I crediti, poi, rischiano di essere davvero alti. E c’è un motivo in più per non forzare i club a saldarli: la prossima trattativa. Gli agenti più importanti si ritrovano a discutere affari in una cerchia abbastanza ristretta di società. Quindi, un’azione legale per ottenere ciò che è proprio e non è stato ancora versato, potrebbe inasprire un rapporto che invece deve rimanere per forza positivo. Altrimenti, il lavoro finisce.

L’Aiacs ha messo insieme una serie di segnalazioni per la Figc, problemi che sono nati in seguito alla deregulation. Uno di questi riguarda le ingerenze dei nuovi procuratori sui lavori di quelli che li hanno preceduti, che hanno la procura di un calciatore: «C’è un malcostume diffuso che coinvolge procuratori, calciatori e, talvolta, famiglie dei calciatori: alcuni procuratori, noti e meno noti alle cronache sportive, convincono i calciatori e le famiglie, spesso giovanissimi, in cambio di benefit materiali e promesse illusorie, a lasciare i propri agenti di fiducia denigrando il lavoro svolto dai colleghi. Queste modalità operative non devono essere consentite e noi le abbiamo denunciate».

Tpo e la richiesta di un nuovo sistema di regole

Due interviste a corredo di questo pezzo di “presentazione del problema”. Parlano l’agente Dario Canovi, consigliere della Iafa (Italian Association of Football Agents), e Beppe Galli, procuratore e presidente dell’Aiacs. Per il primo, uno dei punti fondamentali da chiarire riguarda le Third Party Ownership, le famose Tpo, tornate proprio in questi giorni alla ribalta per il caso-Pogba. Leggiamo: «Il calcio mondiale parla degli agenti ma si dimentica dei TPO e dei TPI. Se si accettano certe operazioni, perché poi lamentarsi?»

«Ora – continua Canovi – si parla del caso Donnarumma, ma guardate cosa accade in generale: chi dice di non volersi presentare agli allenamenti, chi dice di voler andare via da un club. Una volta certe dichiarazioni non si sarebbero potute neanche fare. La realtà è che i club si lamentano ma poi accettano certe situazioni, certe ipocrisie. Come il fatto che il procuratore di un calciatore faccia anche l’intermediazione in un’operazione, ad esempio. Il vero guadagno è nel trasferimento di un calciatore, più che sulla percentuale sullo stipendio. E se voglio trasferire un calciatore, devo far succedere qualcosa: funziona così».

Sulle Tpo: «Sappiamo tutti che è proibito, da regolamento Fifa, poi però i club fanno operazioni con i soliti agenti stranieri. Lo abbiamo sempre detto che sarebbe finita così con l’abolizione degli agenti Fifa: hanno colpito la nostra figura e hanno ignorato le agenzie che “comprano” i cartellini dei giocatori. Chiediamo di tornare all’antico».

La stessa richiesta di Beppe Galli: «Vogliamo regole certe. Noi abbiamo mille doveri ma chi viene a lavorare in Italia non ha obblighi. Se non sono in regola con un mandato, io vengo squalificato, lo straniero no. Allora andrebbe almeno sanzionato il dirigente. Oppure il calciatore. Chiediamo che venga ripristinato l’esame, ma solo per chi non lo aveva già sostenuto in passato».

 

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