E invece, la dieci del Napoli non si tocca (anche per questioni di marketing)

Riconoscibilità del calciatore-brand sul mercato, la diversità delle situazioni Napoli-Roma-Juventus, il caso Lavezzi-Cavani come opportunità.

E invece, la dieci del Napoli non si tocca (anche per questioni di marketing)

Il trentennesimo anniversario del primo scudetto del Napoli è coinciso con l’esplosione di Insigne e con il suo rinnovo che lo vedrà legato praticamente a vita alla maglia azzurra. Contemporaneamente è arrivata la notizia del ritiro di Totti e la discussione che si è aperta sul ritiro delle maglie e, in particolare della dieci, è nata in maniera del tutto naturale in città e anche qui su Il Napolista.

Alfonso Fasano ieri si è schierato a favore della dieci sulle spalle di Lorenzo Insigne e io, pur essendo un estimatore di Lorenzo, voglio provare a esporre le ragioni di quelli che, invece, continuano a sostenere, a volte in maniera solo apparentemente ottusa, che “la dieci non si tocca”.

Anti-nostalgia

Partendo dal presupposto che mi trovo praticamente d’accordo al 100% con la premessa di Alfonso e che anche io mi schiero con la fazione dei convintamente antinostalgici per gli stessi identici motivi esposti nel suo bell’articolo, sono però fermamente convinto che la dieci non vada riesumata.

In primo luogo, proprio per il fatto di non essere un nostalgico, non sono minimamente legato alla corrispondenza tra il ruolo di un calciatore e il numero esposto sulla sua schiena. Sono infatti fermamente convinto che un calciatore, attualmente, possa giocare da “dieci” pur esibendo il ventiquattro, il quarantasette o il novantanove.

Riconoscibilità

Mantenere sempre lo stesso numero sulle spalle, anzi, aiuterà quel calciatore a crearsi una riconoscibilità sul mercato. Una sorta di marchio di fabbrica o di logo che contribuisca a rendere il suo brand appetibile come, ad esempio, nel caso di Marek Hamsik con il 17 o, meglio ancora, come nel caso di CR7: un uomo che ha abbandonato il suo nome in luogo di una sigla comoda per il marketing.

Un po’ quello che fece anche Valentino Rossi dopo aver vinto il primo mondiale. Avrebbe avuto diritto alla moto numero uno e invece mantenne il suo quarantasei, che già era stato del padre, e che lo accompagna tutt’ora nella sua carriera e lo rende ancor più riconoscibile agli occhi dei suoi tifosi ma anche dei suoi detrattori. Il quarantasei, nel mondo dello sport, è legato quasi all’unanimità al nome di Valentino Rossi.

Sarri e Spalletti

In quest’ottica il discorso di Sarri e Spalletti tutto è fuorché antinostalgico. Il discorso dei due allenatori è infatti legato, a mio avviso a una visione di calcio estremamente datata. Il concetto di levare un sogno ad un bambino che non potrà più indossare la dieci non regge. Nel calcio moderno, come mi suggeriva qualcuno nelle discussioni degli ultimi giorni, il sogno del bambino deve essere quello di diventare talmente grande di far ritirare anche il proprio di numero.

Il discorso dei due allenatori, peraltro, pur essendo molto simile nei contenuti, nasce all’interno di condizioni a contorno completamente differenti: Mentre Spalletti può discutere sull’opportunità o meno di ritirare la maglia di Totti, Sarri può solo dare un’opinione su una situazione in essere. A Napoli la dieci è già ritirata e, dunque, non si discute sul suo possibile ritiro ma, piuttosto, sulla sua possibile riesumazione.

Casi differenti

Personalmente sono dell’idea che, mentre nel primo caso è possibile discutere sull’opportunità dell’operazione, e quindi, eventualmente dare la dieci di Totti a Perotti, nel secondo caso il problema non si possa nemmeno porre e Insigne debba fare a meno di un numero che, tutto sommato, nel calcio moderno non ha più un gran significato.

Una maglia ritirata è una maglia che rimane assegnata per sempre. E se è già assegnata i nuovi arrivati non possono prendere quel numero e dovranno sceglierne un altro. Che credibilità avrebbe una società che prima ritira una maglia e poi decide che, “tutto sommato, via, abbiamo scherzato, non se ne fa più niente. Il numero è di nuovo disponibile”?

E non regge nemmeno troppo il confronto con la dieci che fu di Del Piero. Ricordiamo tutti come fu gestita la vicenda di Alex in casa bianconera. Non c’è mai stata sospensione temporanea di quella maglia. È stata solo un’opportunità di marketing ben sfruttata da una società che, di comunicazione e di rapporti commerciali e non, ne capisce più di chiunque altro in Italia.

Quindi non per motivi nostalgici del tipo “quella maglia è Sua e non la può avere più nessuno” oppure “riuscirà a reggere il peso di quella maglia?”, ma per ben altri motivi sono dell’idea che, a Napoli, la dieci non si tocca. Ma nemmeno qualunque altra maglia che per qualunque altro motivo dovesse essere ritirata in futuro.

L’opportunità

Forse l’unica opportunità di rivedere il numero dieci sulla maglia azzurra in mezzo a pasta, acqua e caffè è quella che suggeriva un altro amico. Servirebbe un’operazione simile a quella di Lavezzi e Cavani. Quando arrivò l’uruguagio chiese la sette al Pocho in quanto vi era particolarmente legato per motivi personali.

Il Pocho, che ne era il possessore, abdicò in favore del Matador che fece di quel numero il suo simbolo. Ecco, per assegnare la maglia ad un nuovo arrivato dovrebbe essere il legittimo proprietario a possedere per sempre quel numero e a consentire alla riassegnazione. In tutte le discussioni di questi giorni sulla dieci, questo mi è sembrato l’unico modo di salvare capre e cavoli, fare tutti contenti e riassegnare senza perderci la faccia una maglia ritirata.

Nel frattempo, la dieci non si tocca.

Raffaello Corona Mendozza ilnapolista © riproduzione riservata
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