Gazzetta: «La pienezza del gioco di Sarri, ma il terzo posto non è un’ingiustizia»

La rosea pubblica un commento/elogio alla stagione del Napoli e di Maurizio Sarri, che oggi sarà insignito del Premio Bearzot.

Gazzetta: «La pienezza del gioco di Sarri, ma il terzo posto non è un’ingiustizia»

Oggi il Premio Bearzot

Maurizio Sarri sarà insignito oggi del Premio Enzo Bearzot, succederà nell’albo d’oro a Massimiliano Allegri e a Claudio Ranieri. Due allenatori titolati, nel senso che hanno ricevuto il prestigioso riconoscimento dopo aver portato a casa successi importanti (lo scudetto per il tecnico della Juventus, poi diventati tre, la Premier per l’ex di Juve, Inter e Roma). Proprio da qui parte un pezzo di commento ed elogio della Gazzetta dello Sport, firmato da Pierfrancesco Archetti. Che si apre così: «Ecco la differenza: pur senza titoli da pesare, a Sarri viene riconosciuta l’estetica delle idee innestata su velocità e precisione. Facile innamorarsi e sposare un’opinione: se contassero soltanto divertimento, varietà di proposte, frequenza di gol, il Napoli avrebbe superato anche Juventus e Roma».

Il tecnico azzurro viene quindi premiato in base a un criterio che è oggettivo nonostante non ci siano indicatori empirici che possano quantificarlo: la bellezza. Anzi, il paradosso è proprio questo: il paragone empirico, la classifica, penalizza proprio Sarri rispetto al solito Allegri e pure a Spalletti. Per Archetti non si tratta di ingiustizia: «Il campionato è un cammino troppo lungo perché dia verdetti contraddittori. E anche le giustificazioni del terzo posto sono diverse, ma contengono tutte una parte di verità: troppi pareggi, otto, più delle due rivali insieme; oppure la maledizione Atalanta, l’unica ad aver tolto 6 punti su 6 a Sarri. O ancora: la testa debole negli scontri diretti, con un successo soltanto nei 4 match contro Allegri e Luciano Spalletti. E anche il terribile gelo d’ottobre, con 3 dei 4 k.o. dell’anno».

Il valore del gioco

Come dire: il Napoli e Sarri sono ancora perfettibili. Non era difficile cfapirlo, del resto non hanno portato a casa lo scudetto. Allo stesso tempo, però, è impossibile non riconoscere a questa stagione la «pienezza del gioco espresso». Per Archetti si tratta di «uno show costruito con una serie di combinazioni che fa sparire gli avversari dal campo, nel senso che sembra che non esistano proprio, tanto arrivano fuori tempo. È implacabile e spettacolare l’alternanza di soluzioni: profondità ricavata dalle entrate verticali o lo scambio orizzontale fra gli esterni che poi chiudono con l’esultanza». La descrizione di un gioco che vale un riconoscimento che di solito va a chi vince. A volte, come oggi, può andare anche a chi esprime il suo valore nel gioco.

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