Nero Nelson, la musica dei Manetti Bros e tifoso sentimentale: «Ho scritto una canzone per Maggio»

Vincitore del David di Donatello con il brano (A verità) per Song’e Napule: «Ho scoperto il calcio grazie a un gelato. Al Napoli è mancata la magia non il carattere. Ci serve un portiere».

Nero Nelson, la musica dei Manetti Bros e tifoso sentimentale: «Ho scritto una canzone per Maggio»
Nero Nelson in una foto di Mario Carotenuto

Nome?

«Nero Nelson».

Professione?

«Cantautore, ma anche attore e barista nel mio locale».

L’emozione più grande?

«La nascita di mio figlio, professionalmente quando ho vinto il David di Donatello per la miglior canzone originale “A Verità”, scritta per il film “Song e Napule” dei Manetti Bros».

Un sogno? «Mamma mia quanti ne ho! Che mio figlio sia felice e possa essere contento di me. Calcisticamente parlando, che il Napoli vinca uno scudetto prima che io me ne vada da qualche altra parte».

Nero Nelson, all’anagrafe Alessandro Nelson Garofalo, lunedì di Pasquetta sarà in concerto al Nabilah, per la presentazione del nuovo disco di “Capitan Capitone e i parenti della sposa”, insieme al resto della “ciurma” capitanata dal sassofonista Daniele Sepe.

Un tifoso sentimentale

È un tifoso sentimentale. Si dice che il coro “Un giorno all’improvviso” (e ne va orgoglioso) sia ispirato alla versione intimista di Nelson del brano dei Righeira “L’estate sta finendo”, che fa parte dell’album “Outsider”.

Tra una puntata di Un posto al Sole e l’altra (recita il ruolo del regista radiofonico nella fortunata fiction in onda su Rai Tre), aspetta l’uscita del nuovo film di Manetti Bros, nelle sale cinematografiche a settembre, per il quale ha scritto la colonna sonora. Intanto, non solo ha voglia di parlarci di calcio – «finalmente qualcuno mi fa domande di calcio», dice – ma accetta la sfida lanciata dal Napolista: improvvisare una canzone, dedicandola ad un giocatore del Napoli.

E… sorpresa: la sua scelta ricade non sul calciatore più amato e nemmeno sul più chiacchierato. Piuttosto su un calciatore che forse non ti aspetti, ma che ha dato tanto ed ancora è capace di dare.

La canzone per Maggio

“Quando mi hai chiesto di provare a scrivere una canzone per un giocatore, ho pensato subito a Christian Maggio – spiega Nelson – Ne parlavo con il mio valente compagno e poeta Alessio Sollo: Maggio è il giocatore del Napoli più poetico. È un soldato silenzioso, che non fa proclami, che non rompe, ma che dà tutto in campo. Questo è il modo di difendere la città. Non come un certo nostro ex centravanti».

(la canzone che Nero Nelson ha scritto per il Napolista, è dedicata a Christian Maggio. La corista nel video è Iolanda Ciotola)

Ogni riferimento ad Higuain…

«Ero innamorato di lui, ce l’avevo anche al fantacalcio. Ma quando se ne è andato, ho realizzato che qualsiasi pensiero su di lui sarebbe stato sprecato. Puoi giocare ovunque, ma non per quelli che sono in questi anni i nostri antagonisti. Ho avuto la fortuna che il Napoli ha vinto gli scudetti quando ero adolescente. All’epoca il nostro antagonista era il Milan di Sacchi, che aveva gli olandesi e giocava benissimo. Noi avevamo grandi individualità, loro allenatori strateghi. Crescendo, con la storia di Calciopoli poi, la Juve è diventata una squadra che non si può non considerare “nemica”, tra l’altro secondo me certi episodi rovinano l’immagine del calcio italiano. Ricordo la finale di Pechino: la vidi in Thailandia, gli inglesi presenti nel locale dove la trasmettevano, ridevano e mi chiedevano come fosse possibile permettere “certe cose”…».

Come è iniziata la tua storia d’amore con il Napoli? Qualcuno ti ha influenzato?

“Il calcio non piaceva né a mamma, né a papà. È stato un gelato. Sì, è iniziato tutto da un gelato. Si chiamava “coppa dei campioni” ed era legato ad un concorso a premi. Eravamo nel 1982. All’interno della confezione c’era una bandiera di una delle squadre partecipanti al Mondiale. Se si collezionavano tre bandiere della squadra che poi avrebbe vinto, si avrebbe avuto diritto ad un gelato gratis. Così io andai da mamma a chiederle consiglio e lei mi disse che senz’altro avrei dovuto conservare le bandiere del Brasile. Mi conveniva, l’Italia non ce l’avrebbe mai fatta… Alla fine del campionato ero rimasto con tre bandiere del Kuwait, tre nella Nuova Zelanda e tre dell’Italia. Grazie alla tripletta di Paolo Rossi… ebbi diritto al gelato gratis. Fu da allora che cominciai a seguire il calcio. Da piccolo allo stadio mi ci portava mio zio Gianni: andavamo a vedere una squadra (il Napoli) che non vinceva niente. Nell’area del portiere c’era ancora quel terriccio…».

Qual è il tuo giocatore preferito, Maradona a parte?

«Nella storia del calcio Napoli, Careca, poi il Pocho. Andando più avanti nel tempo… empatizzavo molto con Gabbiadini, secondo me è stato trattato male. È anche più forte di Pavoletti, ma non ha mai sentito la fiducia dell’ambiente intorno a lui».

Veniamo ad oggi, possiamo ancora raggiungere la Roma?

«La vedo difficile, ma per una mera questione di calendario. Ci credo sempre come tifoso, tuttavia in caso contrario non mi fascerei la testa. Se arriviamo terzi, avendo un buon ranking, prendiamo una squadra di un campionato minore».

Cosa è mancato quest’anno?

«Un po’ di magia».

Non il carattere, come molti ripetono.

«Non è un problema di carattere. Vedo una superiorità assoluta, anche nei confronti della Juve. È mancata quella magia che fa segnare a Grosso l’ultimo rigore ai Mondiali, quella che avrebbe potuto far girare nel verso giusto il pallone di Mertens finito sul palo contro la Juve sull’1-1 al San Paolo in campionato».

Mertens, quest’anno potrebbe partire lui.

«A me dispiacerebbe, se accadesse, per una questione umana. Ma se ci danno 60 milioni non è grave, Mertens ha trent’anni. Più grave sarebbe perdere Insigne. Anzi forse si risolverebbe l’imbarazzo Milik».

Chi compreresti?

«Ibrahimović (ride, ndr). Anche se il sostituto ideale per Mertens sarebbe Griezmann: giovane, baricentro basso, centravanti vero».

La difesa va bene?

«Serve un portiere. Amo Reina, ma devo ammettere che alcuni tiri non li prende. Servirebbe forse anche un buon secondo portiere, che possa fare turnover. Maksimović e Chiricheș hanno mostrato di non dare grandi garanzie. Terrei Koulibaly e Albiol. Prenderei un sostituto di Ghoulam, che mi sentirei di capire se andasse via. Un centrale difensore forte lo comprerei».

(il brano che ha vinto il David di Donatello)

Lunedì sarai al Nabilah, ancora un disco collettivo, ancora Capitan Capitone e la sua ciurma…

«Si tratta del sequel del disco “Capitan Capitone e i fratelli della Costa” di Daniele Sepe, arrivato in finale al Premio Tenco l’anno scorso per il miglior album in dialetto. Per questo primo Capitone ho scritto e cantato “Bambolina”, una delle canzoni a cui sono più legato. Allora il collettivo non era ancora definito come oggi».

Quanto Nelson c’è nel nuovo disco?

«Ho scritto diverse canzoni. Bisogna dire però che si tratta sempre di un progetto collettivo».

Un’eterna jam session?

«In realtà sì. A volte è difficile delineare i confini di chi fa cosa. Daniele Sepe, con il quale lavorare è per me un onore, è il padre di questo collettivo. Poi ci sono Claudio Gnut, Dario Sansone, Roberto Colella, Alessio Sollo, Andrea Tartaglia, Maurizio Capone, O’ Rom. Solo per citarne alcuni».

A settembre esce il nuovo film di Manetti Bros, un sodalizio con loro iniziato con il tuo Donatello…

«Si chiamerà “Ammore e malavita”. Ho scritto la colonna sonora, sedici brani. È stata un’esperienza molto stimolante, ma anche faticosa. I Manetti non tralasciano niente. E poi scrivere pezzi legati alla sceneggiatura richiede un lavoro completamente diverso dal solito: mi sono dovuto estraniare per far parlare il personaggio».

Nelson è anche Sergio in Un posto al sole…

«Nell’insolita veste di attore interpreto il ruolo del regista radiofonico. In Un posto al sole ho trovato persone di grande cuore ed educazione. Sono rimasto piacevolmente sorpreso da un ambiente che non conoscevo, sembrano davvero una famiglia, al di là dei luoghi comuni che questa parola porta con sé».

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