È passata un’altra settimana e il Collana è sempre chiuso

Comune e Regione dicono di aver raggiunto un accordo, la realtà è che al Collana l’attività non è ancora ripresa. E settemila persone sono senza sport.

È passata un’altra settimana e il Collana è sempre chiuso
Lo stadio Collana

L’accordo con troppi condizionali

Ad un mese dalla chiusura dell’impianto, la telenovela dello Stadio Collana continua e si arricchisce di nuovi episodi. Martedì scorso la Regione, proprietaria della struttura, ha fatto pace con il Comune, che l’ha gestita fino al 25 gennaio, giorno in cui aveva riconsegnato le chiavi dello stadio alla legittima proprietaria, che avrebbe a sua volta dovuto metterle nelle mani dell’Ati Collana Sport Center, vincitrice del bando regionale poi annullato dal Consiglio di Stato.

Il vicepresidente di Palazzo Santa Lucia, Fulvio Bonavitacola, e l’assessore allo Sport di Palazzo San Giacomo, Ciro Borriello, si sono incontrati, hanno parlato e sono arrivati ad un accordo: i lavori di messa in sicurezza, indispensabili per la riapertura dell’impianto, potrebbero essere affidati all’Agenzia regionale per le Universiadi. Lo annuncia, con qualche condizionale, la TvWeb del Comune di Napoli (http://www.multimediale.comune.napoli.it/index.php?n=6574), per bocca dello stesso Borriello.

Ora ci sarebbero i soldi per quel benedetto impianto elettrico da mettere a norma e per qualche lavoretto urgente necessario ad ottenere il via libera dei vigili del fuoco che dovranno decretare l’agibilità degli spazi fino ad un mese fa (non si sa come) utilizzati dagli atleti.

Qualcosa in più di una lavata di faccia per consentire ai circa 7mila frequentatori dello stadio Collana (tra associazioni sportive e utenti) di rientrare.

Firme raccolte in piazza Quattro giornate

Stamattina a piazza Quattro giornate c’erano i soliti cagnolini che scorazzavano con i loro padroni, gli anziani che giocavano a carte sui malandati tavoli di legno, ragazzini che davano calci ad un pallone, cestini traboccanti di rifiuti, cartacce, bottiglie di plastica e di vetro disseminate nelle aiuole esanimi.

Ed il gazebo messo su da Paolo De Luca, presidente dalla Municipalità Vomero, nuovo protagonista della soap, terzo incomodo o principe azzurro sarà il tempo a deciderlo. De Luca per la seconda domenica di seguito, raccoglieva firme per sollecitare le ormai non più procrastinabili cure al moribondo (stadio Collana).

Quando giocava il Campania

“Vogliamo sparigliare – ha detto senza mezzi termini il presidente della Municipalità – offrendo la nostra disponibilità come mediatori tra Regione e Comune, ma anche nella gestione temporanea dello stadio Collana. Naturalmente non siamo soli: siamo pronti a farlo insieme alle associazioni sportive che non facevano parte dell’Ati Collana Sport Center e che lavoravano da 40 anni nella struttura vomerese. Il Collana deve essere riaperto nel più breve tempo possibile per permettere ad adulti, giovani e bambini di riprendere le attività. Non ci fermeremo.  La stagione sportiva in corso va salvata”.

Nessun cedimento. Oltre 500 firme raccolte la settimana scorsa e oggi 100 in appena un’oretta. Ci crede De Luca, ci credono i vomeresi. Nati e cresciuti in un quartiere che oltre ai cinema, al teatro e ai pub, aveva lo stadio. Per le partite di calcio e di basket. Per il nuoto e il pattinaggio. Per la danza sportiva e le arti marziali. Per la scherma e l’atletica leggera. Ma anche per le amate ore di educazione fisica, perché anche se la scuola che si frequentava non aveva uno straccio di palestra,  c’era uno stadio intero da poter utilizzare. Senza voler andare troppo indietro nel tempo, molti ricordano le partite di campionato del Campania, quando la squadra giocava in serie C1 e regalava emozioni ravvicinate (gli spalti del Collana consentono una visibilità del campo a misura di bambino).

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