Mangiare a Genova, tra Boccadasse e vico Palla, ricordando De Andrè

Prosegue il viaggio gastronomico per le trasferte del Napoli. A Genova, città del gemellaggio e di tante affinità.

Mangiare a Genova, tra Boccadasse e vico Palla, ricordando De Andrè
La bandiera di De Andrè nella curva genoana (foto Stefano Stradini)

“Cibi condimentum esse famem”, Cicerone.

“’o Napule s’ ‘e magne dint’ ‘o campo e je m’ ‘e magne a tavola!”, Zì Tottonno Sisàl.

Arrivi a Genova e senti che le città di mare sono tutte un po’ speciali e che, come canta Bennato, son fatte a posta per non far capire se la storia più bella deve ancora venire o se si allontana sera per sera. Anche a Genova il mare lo senti, lo respiri, nel dialetto e nell’aria, sulle facciate delle case e in ogni creuza che fende le colline. Non chiedetevi mai, cari tifosi che seguite i nostri ragazzi in ogni trasferta, se Napoli somigli più a Genova o a Palermo o a Cagliari… “Viaggiando – scriveva Italo Calvino – ci s’accorge che le differenze si perdono: ogni città va somigliando a tutte le città, i luoghi si scambiano forma ordine distanze, un pulviscolo informe invade i continenti”.

Così potrebbe capitare che girando per il centro storico de “La Superba” vi vengano in mente scorci già visti, percorsi già battuti. Il centro storico, già. Una diatriba infinita, che dura da sempre, mette contro storici e istituzioni. Perché? Provate a chiedere, dentro Genova, qual è il centro storico più grande d’Europa. “Il nostro!”, risponderanno convinti. Ma come? Ma se su Wikipedia c’è scritto: “In considerazione dell’estensione del nucleo originale di 1,13 kmq, ossia 113 ettari, la superficie dei quartieri di Prè-Molo- Maddalena, viene talvolta ritenuto il centro storico antico maggiormente esteso d’Europa. In realtà questa può essere considerata una leggenda metropolitana, in quanto risulta meno esteso, ad esempio di Roma (1.430 ettari) e Napoli (quest’ultimo, con i suoi 1.700 ettari, il maggiore) ma anche della stessa Pisa (185 ettari)”. A rischio di mettere in discussione il gemellaggio, è bene precisare che: “Il centro storico di Napoli rappresenta il primo nucleo storico della città. Esso racchiude 27 secoli di storia e risulta essere il più vasto d’Europa, estendendosi su una superficie di 1021 ettari, 10 chilometri quadrati dell’intera superficie urbana, circa l’8,5% del totale”. Come a Genova, uguale proprio, risponderanno a Palermo, sostenendo che l’Unesco è in Sicilia che ha decretato il primato, primato che, tuttavia, se la batte con quello di Lisbona. E poi arrivano Siviglia e Venezia a contendersi il titolo in una gara che, francamente, fa un po’ ridere. Da un articolo pubblicato da El Correo de Andalucia e ripreso da un blog di viaggi e turismo sei anni fa, si scopre addirittura che la convinzione di essere il centro storico più grande d’Europa è un virus molto diffuso: “affermano la stessa cosa molte città diverse come Amsterdam, Cracovia, Parigi, Riga, Valencia, Madrid, Vilnius, Bologna… La più furba di tutte è stata Córdoba, che dice di avere il secondo centro storico più grande del continente”.

Ora usciamo da questa impasse e, a piedi, dirigiamoci a Boccadasse. Qualcuno ne avrà sentito parlare, qui abitava Gino Paoli ed è qui che viveva con la sua gatta che aveva una macchia nera sul muso e una vecchia soffitta vicino al mare, con una finestra a un passo dal cielo blu.

Boccadasse, come qualcuno ha scritto, non è un posto che vive per i turisti, non è un posto finto: è un pezzo di Genova. “Che ci si arrivi dopo aver percorso Corso Italia, per Via Aurora, o da via Boccadasse, o quasi per caso passando da Sturla, se ne può godere la vista magica. Da sempre praticamente uguale, spiaggia o scogli, sole o pioggia, folla o nessuno, mattina o notte, si rimane incantati”. Camminando verso questo luogo particolarmente suggestivo non si può fare a meno di pensare a Faber. Ed è forse lui il filo rosso che unisce Genova a Napoli. Fabrizio De Andrè, lo straordinario artista “che si fa cremare con la sciarpa del Genoa; che confessa di tifare rossoblù da prima della nascita, che chiede in una letterina a Gesù Bambino – tra un vestito da cow boy e i soldatini con il carro armato – una divisa da giocatore del Genoa; che annota con una scrittura attenta e chiarissima le formazioni del suo Zena, le classifiche del campionato, i marcatori; che confessa in una intervista che durante il periodo del rapimento uno dei suoi giorni peggiori fu quando sentì alla radio che i rossoblù avevano perso a Terni”. Un genovese, genoano per eccellenza, autore di alcune delle più belle canzoni della musica italiana. Certo, a noi piace ricordare Don Raffaè. Un artista che, lo scopriamo leggendo il bellissimo libro di Federico Vacalebre De Andrè e Napoli – Storia d’amore e d’anarchia, era legatissimo a Napoli, dove visse anche negli anni ’60 per un periodo, innamorandosi di una ragazza napoletana. “È la mia patria morale – disse una volta De Andrè -, dopo Genova e la Sardegna è forse l’unico posto dove potrei vivere. Per la sua cultura, la sua canzone, la sua asimmetria… Per Murolo, Eduardo, Croce e De Sica”.

E con le note e le parole di Bocca di Rosa o di Creuza de mà o ancora di Via del Campo, fatevi accompagnare per Boccadasse dove potete decidere di investire per il pranzo un paio di euro comprando una tipica focaccia genovese per consumarla seduti sugli scogli a guardare il mare e sentirvi incredibilmente come a casa.

Se poi avete voglia di mangiare qualcosa di più “consistente”, allora il consiglio è di prenotare all’Osteria di Vico Palla che si trova proprio in Vico Palla, non molto distante dal porto antico e dalla strada statale Aurelia. È un locale storico “che ha le sue origini sin dal 1500 quando marinai e poeti passavano per le vie del porto antico di Genova, fermandosi a mangiare piatti tradizionali di pesce e il famoso stoccafisso”. In cucina c’è lo chef Maurizio Capurro il quale ogni mattina prepara “un menu con piatti differenti scritto sulle tipiche lavagne che vengono appoggiate sui tavoli dei commensali”, e propone la sua idea di cucina basata sulla tradizione ligure. Non voglio svelarvi altro del menù e dei piatti che meritano senza dubbio di essere gustati. “Da noi troverete i piatti tipici della cucina ligure, preparati seguendo una attenta selezione di prodotti di stagione, oltre che portate di pesce fresco esclusivamente pescato in mare aperto – scrivono i titolari della storica osteria sulle pagine web -. Ci troviamo nel cuore di Genova, nella zona del Porto Antico, vicino all’Acquario e al centro storico più grande d’Europa”. Già, il centro storico…

E adesso andiamo a tifare! Forza Napoli!

Quella del calcio è l’unica forma di amore eterno che esiste al mondo. Chi è tifoso di una squadra lo resterà per tutta la vita. Potrà cambiare moglie, amante e partito politico, ma mai la squadra del cuore”. Luciano De Crescenzo, I pensieri di Bellavista.

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  1. Luigi Ricciardi 21 settembre 2016, 14:13

    L’osteria di Vico Palla era una delle mie preferite (e’ da tanto che non vado a Genova…).
    Credo nel tempo abbia leggermente alzato i prezzi, ma credo resti buona.
    Nella mia memoria rimane l’immancabile Maria, vera bettola dai prezzi ancora proletari, la Cantine Squarciafico, e un altro paio che adesso onestamente non ricordo. Citta’ dolente ma bellissima.
    Ma sempre forza Napoli!

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