Il contro-elogio di Pogba sul Foglio: «Un presunto fenomeno, meglio prendere 130 milioni»

Il contro-elogio di Pogba sul Foglio: «Un presunto fenomeno, meglio prendere 130 milioni»

«Paul Labile Pogba, detto Paul il polipo, ha un’idea smodata di sé e del suo ruolo, un centrocampista moderno dovrebbe sapere fare tutto, difendere, attaccare, segnare, fornire aassist, recuperare palloni, essere leader in campo. In attesa di prove, per l’intanto ci ha mandato tutti affanculo, giornalisti babbioni e giovani che lo hanno criticato».

Si apre così, sul Foglio, un pezzo di aspro di critica aspra nei confronti di Pogba. Le sue scene da un Europeo, difatti, sono tutt’altro che esaltanti: l’esordio-stecca con la Romania, la panchina contro l’Albania per motivi tecnici (e, si dice, anche disciplinari). Ma anche il lancio di 60 metri che finisce per mandare Payet in porta per il 2-0 alla nazionale di De Biasi. Lanfranco Pace scrive e non ha dubbi: «È tutta una controddizione il suo romanzo, un incipit folgorante, pagine splendide dal ritmo serrato che si alternano a irritanti narcisismi, a inutile barocco, a snervante melensaggine. Questo vuol dire che non sia forte, però».

Eppure, la sua riflessione si basa anche sull’offerta probabilmente esagerata che il Real Madrid sembra pronta a indirizzare alla Juventus: «Non si sa se il Real Madrid di Florentino Perez sia davvero disposto a sborsre 130 milioni per averlo, spesso sono i procuratori che diffondono ad arte voci false per far lievitare il mercato, i compensi e le relative commissioni. Il procuratore di Pogba è Mino Raiola, e di più furbacchioni non ce ne sono. Ma se fosse vero? Per rifiutare occorre essere profondamente convinti che il polipo sia già il più forte centrocampista del mondo, o almeno che lo diventi tra due tre anni».

Il giornalista del Foglio, a differenza dei tifosi e dei dirigenti juventini, non sembra particolarmente d’accordo. E infati fa il confronto con i due centrocampisti di oggi del Real, Modric e Kroos. Soprattutto con il secondo: «il biondo ventiseienne ha un approccio per l’appunto tedesco alla gestione delle sue forze, delle sue energie, della concentrazione in campo, cerca sempre di fare la miglior giocata possibile, la più utile alla squadra nel momento e nelle circostanze date. Può sbagliare ma non farà mai un fronzolo».

Su Pogba, invece, aleggia lo spirito di Balotelli, non quello di Zidane: «Il polpo si piace e si compiace, nei momenti di grazia è dirompente. Non sarà lo Zidane dei millennial europei, lui non si specchiava della sua classe. Perché poi, in Pogba, qualcosa si muove nella testa, lo si vede dallo sguardo che si fa improvvisamente vuoto, dal rimprovero stizzito rivolto al compagno, dal suo caracollare come Balotelli contro il mondo. Meglio prendere centotrenta milioni». Questa è la sentenza. Può piacere o meno, ma è la sua.

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