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Sarri: «Dobbiamo crescere nella mentalità. A Torino vogliamo vincere, ma abbiamo già fatto tanto»

Sarri: «Dobbiamo crescere nella mentalità. A Torino vogliamo vincere, ma abbiamo già fatto tanto»

Maurizio Sarri in conferenza stampa alla vigilia di Torino-Napoli, 37esima giornata del campionato di Serie A. Calcio d’inizio domani sera, allo Stadio “Grande Torino”, alle ore 20.45.

Domani la partita più importante.

Sono due partite determinanti per il nostro futuro in campionato, valgono gli stessi tre punti. Faranno la differenza tra un campionato ottimo e uno straordinario.

Come sta il Napoli.

Dal punto di vista fisico, stiamo bene. Da quello mentale, ovviamente c’è un po’ di stanchezza. Siamo alla fine, è normale. Anche se alcuni test fisici ci dicono che le prestazioni di ora sono le migliori della stagione.

Quanto manca al Napoli per diventare la migliore.

Siamo in testa a tutte le classifiche delle statistiche. Questo vuol dire che stiamo facendo il meglio possibile a livello di gioco. Ci manca qualcosa a livello di mentalità per poter fare qualche punto in più.

Il Torino.

Affrontiamo una delle squadre più difficili del campionato, con un allenatore che io reputo tra i più bravi. Hanno un gioco difficile da decifrare, forse meritavano qualcosa di più a livello di classifica. Possono iniziare anche meglio di noi perché non hanno pressioni, ma alla lunga dobbiamo far prevalere il nostro obiettivo tangibile in questa partita. Il Napoli vuole assolutamente vincere questa partita. Noi abbiamo fatto quello che dovevamo fare, il “dover” vincere è diverso. Saranno difficili da affrontare, spero che le nostre motivazioni tangibili possano superare la difficoltà di una partita che non è semplice. 

Le ripercussioni della perdita dell’obiettivo scudetto. Ha avuto ripercussioni?

Ci sono dei piccoli eventi, nel corso del campionato, che possono dare o togliere entusiasmo. Se a Torino avessimo fatto noi gol all’88esimo, forse avremmo avuto un approccio diverso. Ma questo fa parte della natura dell’uomo. Quindi, è normale che alcuni episodi sfortunati possano influenzare il tuo entusiasmo. Però, parlare di crescita di mentalità vuol dire proprio questo. Anche il gol di Nainggolan è stato preso come un’ingiustizia, la testa non è computerizzata e certe ripercussioni sono quasi inevitabili. Ecco perché crescere vuol dire saper assorbire certe situazioni. 

Quanto è possibile un caso-Leicester in Italia.

È successo con Verona, Sampdoria. Con il passare del tempo si è andati in una direzione diversa. L’Inghilterra è un mondo a parte, i più poveri sono ricchi. L’impresa però resta straordinaria, in 132 anni di storia questo club vince per la prima volta. Per fortuna che ha vinto una squadra che non era tra le più ricche, anche per me: altrimenti io non sarei più qui, dato che non mi è mai capitato di allenare il club più ricco del suo torneo.

I trionfi di Simeone e Ranieri, un calcio sparagnino. Vince un’idea diversa rispetto a quella di Sarri.

La storia del calcio è fatta così, si alternano alla vittoria squadre che hanno diversi approcci. Basti pensare agli anni Ottanta, a Sacchi e Trapattoni. Secondo me, un’idea sbagliata condivisa da 25 persone diventa giusta. Ognuno, poi, deve pensare al calcio a modo suo. Io, se facessi una partita tutta difesa e contropiede mi alzo e vado via al trentesimo minuto. Non mi divertirei, e al massimo rimanevo in banca.

Il passo in avanti del Napoli può essere quello di far entrare la superiorità del Napoli nella mente dei giocatori fino al 95esimo.

La fase difensiva deve funzionare per 95 minuti, a differenza di quella offensiva. È migliorata tatticamente nel corso dell’anno, ma abbiamo ancora dei momenti di blackout. Sempre più rari, per fortuna, ma si sono pagati a caro prezzo nelle sfide contro le grandi. Fa parte della mentalità e della crescita della squadra.

La squadra in campo domani.

Io ho sempre riflettuto sulle squadre da mandare in campo, poi evidentemente è capitato che io abbia scelto coloro che mi davano più garanzie. Ci sono un paio di dubbi, li risolveremo domani.

Higuain verso Nordahl.

Se lui raggiunge un obiettivo personale, ci fa piacere. Ma il nostro lavoro è quello di mettere la squadra davanti. Pensiamo a entrare in Champions League, poi vediamo.

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