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Tifosi del Napoli, vi spiego Maksimovic: non è Nesta ma nemmeno un Ogbonna. È un soldato che sa stare in trincea

Tifosi del Napoli, vi spiego Maksimovic: non è Nesta ma nemmeno un Ogbonna. È un soldato che sa stare in trincea

Quando la mamma di Nikola Maksimovic pensava a cosa avrebbe fatto da grande suo figlio il Torino piegava le velleità del Boavista in Coppa Uefa. Era l’anno del Signore 1991, la Jugoslavia stava cominciando a perdere pezzi, era il mese di novembre per capirci ma senza la pioggia dei Guns and Roses che sarebbe arrivata giusto un anno dopo, a confondersi con le lacrime dei granata che ancora maledicevano la finale di Amsterdam, due pali e una traversa a sbarrare la porta del paradiso, che il 13 maggio è passato da sei mesi ma sembra ancora ieri.

Ora che il giovanotto ha 24 anni, la mamma sarà ben contenta di sapere che il giovanotto è tra i dieci difensori più forti del campionato italiano. E che i 25 milioni che il Napoli – glielo auguro – sarebbe disposto a cacciare sull’unghia di Urbano Cairo sono ben spesi. Intendiamoci: non è Nesta, che fa reparto da solo. Quello ce l’abbiamo noi e ce lo teniamo stretto, si chiama Glik ed è il nostro Maradona coi dovuti distinguo.

Però Nikola è uno che se gli spieghi due tre cosine è imbattibile. Non è plateale, non rischia, ha il senso della posizione e casomai è agli altri colleghi – in questo Sarri è maestro solo dietro Ventura – che gli va spiegato come muoversi. Certo, se lo affianchi a due paracarri che neanche Bruscolotti detto pal’e fierr (si scrive così?) tra sei mesi sarete qui a maledire il nostro presidente, ma sarebbe più giusto prendersela con Sabatini e Romagnoli. Non succederà quello che i granata chiamano sindrome Ogbonna, altro talentino che si è perso dietro l’odore dei soldi e le lusinghe bianconere, poverino. Nicola no, lui è della classe operaia. È un soldato che conosce l’arte di capire che vuol dire stare in trincea. Perché in guerra c’è già stato. Ci è nato…
Felice Manti

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