Quando Napoli invase Roma e Sivori e compagni conquistarono la capitale

Quando Napoli invase Roma e Sivori e compagni conquistarono la capitale

Le gradinate del san Paolo con i vuoti di pubblico, visione che porta riflessioni e polemiche. Al di la’ del confronto tra ragioni e torti quegli spazi vuoti, nello stadio che ha sempre ospitato l’idea di una passione invincibile, portano pensieri e riflessioni con ondate lievi ma intense di ricordi, come immagini di un film che lascino un segno indelebile.

Si era nel 1966 e il Napoli affrontava il campionato con una formazione che spingeva a sperare in una stagione positiva. Il calendario segnava per il 2 ottobre Roma- Napoli all’Olimpico. Terza giornata, la squadra ci arrivò a punteggio pieno per due vittorie su Lanerossi Vicenza e Spal. Bandoni in porta, protetto dai terzini Nardin e Girardo. In mediana Ronzon, Panzanato e Bianchi. La linea d’attacco affidata a Canè, Juliano, Orlando, Sivori e Braca. Un impulso irrefrenabile si impadronì delle schiere del tifo. L’idea di seguire il Napoli si diffuse senza ostacoli. Pullman, treni speciali, auto proprie con passeggeri oltre ogni limite.  

Quarantamila  tifosi partenopei “invasero” Roma. Bandiere, striscioni, cartelli con disegni e immagini sarcastiche. Auto bardate con bandieroni e sagome di “ciucci” sciamavano dal mattino lungo il percorso stradale che portava allo stadio, dal quartiere San Giovanni ai Fori imperiali, fino al Lungotevere e all’ Olimpico. 

Fatale, lungo il percorso, qualche impatto con gruppetti di tifosi romanisti, invano scesi in strada a gareggiare con i tifosi-invasori. Ma era , in quel tempo, un’invasione pacifica e punteggiata di arguzia ed umorismo. Così, quando da un balcone un distinto signore si mise a sventolare un drappo giallorosso, da un’auto targata NA si levò un grido acuto: «Tràsete ‘sta mappina!…».

Battibecchi scoppiettanti tra i tifosi partenopei che, scesi dai treni, si avviavano a piedi verso lo stadio e i sostenitori della squadra di casa in giro per la città. Ma era, quella, un’epoca meno segnata da impulsi pericolosi e più incline, in generale, a coniugare la passione calcistica con l’umorismo. Così, al cartello che mostrava un lupo in giallorosso che dava calci a un asino in azzurro si contrappose subito, come per magìa, un altro cartello con un ciuccio che prendeva a calci e strapazzava un lupo. Nello stadio, mortaretti e cori arguti. Il tifo romanista si placo’ dopo i due gol napoletani di Braca e Sivori. Ci fu un ritorno trionfale per i sostenitori napoletani, stanchi ma felici. E  il presidente del Napoli, Fiore, qualche giorno dopo consegnò agli undici azzurri dell’Olimpico una medaglia-ricordo. C’era incisa una dedica: «Ai conquistatori di Roma». Il Napoli chiuse al quarto posto, dopo Juve, Inter e Bologna.
Mimmo Liguoro

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