De Magistris fa il papponista e il Mattino fa la spiega a Benitez

De Magistris fa il papponista e il Mattino fa la spiega a Benitez

“I tifosi sono molto delusi, anche dalle campagne acquisti del passato. Sono sicuro che ormai un terzo o un quarto posto non basti più. C’è una tensione enorme per l’eliminazione dai preliminari di Champions. Noi napoletani siamo abituati a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno e a guardare avanti in modo positivo, ma da una squadra che vuole stare ai vertici, quest’anno ci aspettiamo molto di più. Dobbiamo puntare sia alla Europa League che allo scudetto. Abbiamo cominciato nel peggior modo possibile, ma se il Napoli crede nelle proprie possibilità, può farcela. Io penso che in questi anni sia mancata un po’ la consapevolezza di potersela giocare sempre”. 

Parole non di Franco X su Facebook, bensì di Luigi de Magistris, sindaco di Napoli. «Il terzo o il quarto posto non basta più». Evidentemente anche il sindaco vuole vincere. Ovviamente con la faccia degli altri. Per non ripetere la frase principe di Ricucci che andrebbe affissa in ogni scuola d’Italia. Cerchiamo di frenarci, perché basterebbe dare un’occhiata sommaria ai giornali (ieri un vigile urbano ha rischiato di morire per caduta di calcinacci ai Quartieri Spagnoli e il palazzo che ospita il consiglio comunale ha avuto un nuovo cedimento, giusto per dirne due) per invitare il sindaco a guardare i guai di casa propria. Non andiamo oltre perché abbiamo sempre evitato di partecipare al coro indignato nei confronti del sindaco ex pm, anche perché non ci pare che prima di lui Napoli somigliasse a Boston.  

Ci chiediamo però che cosa spinga anche un sindaco a porsi semplicemente come un osservatore di quel che sta accadendo a Napoli per quel che riguarda il calcio. Perché non prova ad arginare questo clima surreale che sta circondando l’impresa che a Napoli meglio funziona? Perché, amici cari, magari Napoli avesse il terzo tasso di occupazione d’Italia; magari Napoli fosse la terza città per imprenditoria giovanile; magari Napoli fosse al terzo posto d’Italia per velocità ed efficienza dei trasporti. Magari fossimo la terza città d’Italia per strutture ricettive. E potremmo continuare all’infinito. Ma di che cosa stiamo parlando? Sarà pallone e quindi non meritevole di attenzione, ma questa vicenda Napoli-il-Napoli al momento sembra la lente più efficace per comprendere il comportamento di una città e i motivi che le impediscono di valorizzare le proprie risorse. 

Ma che cosa ci è preso? C’è un odio diffuso e viscerale nei confronti di un uomo che ha creato un’azienda sana, che funziona. E che, di conseguenza, GLI PORTA SOLDI. Ci guadagna. Perché questo è il sale dell’imprenditoria. Potrebbe farlo meglio? Certo. E nel mercato, in una società di mercato, non pre-capitalistica come quella in cui tanti a Napoli credono di vivere, lo si dimostra creando un’azienda più efficiente della sua. Napoli e i napoletani (non tutti, sia chiaro, una minoranza chiassosa che trova canali mediaticamente giusti) sono indignati. Loro volevano vincere, non si sa in base a quale diritto. E De Laurentiis gli ha tolto la pazziella per meri fini di lucro. Ergo, è un PAPPONE. E che cosa succede? Succede che il sindaco assecondi questa indignazione. E non solo il sindaco. 

Dopo l’eliminazione dalla Champions, Benitez ha tenuto una conferenza stampa in cui ha dichiarato ogni trenta secondi che “senza unità non si va da nessuna parte”, ha sottolineato quanto a Bilbao il pubblico sia stato accanto alla squadra anche nei momenti duri; ha per la prima volta fatto un esplicito riferimento ai salottini tv dove le menzogne dei presunti beninformati pullulano e – non si sa perché – hanno gioco facile nel convincere i tifosi. Ma non è tutto. Il Napoli batte il Genoa e Benitez va in tv a dire: “Il calcio è calcio, non è una tragedia. Dobbiamo capire che questo è uno sport che deve rendere felici i tifosi. Deve cambiare l’atteggiamento generale, tutti parlano di cambiare ma nessuno fa niente. Bisogna intendere il calcio in un altro modo”.

E allora uno si aspetta che i quotidiani della città, gli intellettuali, le classi dirigenti – sia pure se parliamo solo di pallone – si interroghino su queste dichiarazioni. In fondo, nemmeno tre mesi fa Napoli ha pianto un morto di calcio.

Che cosa scrive invece oggi in prima pagina Il Mattino, principale giornale della città? Un editoriale intitolato: “Se il prof Benitez soffre il calcio italiano”. È la posizione del giornale visto che è scritto dal capo dello sport, Francesco de Luca. Che comincia subito col chiedersi: «Se soffre tanto il calcio italiano, perché negli ultimi anni ha lavorato più qui che in Inghilterra?». Come a dire, ringraziasse. E poi la domanda: “È Benitez che deve adeguarsi al calcio italiano o il calcio italiano a Benitez?» Scrive che Rafa sapeva del clima che avrebbe trovato e cita le sagge parole di de Magistris che abbiamo riportato sopra.

La conclusione è che il calcio è così, a ogni latitudine – scrive Il Mattino. Ci sarà bisogno – scrivono – di aria nuova dopo la morte di Ciro Esposito, il Mondiale giocato in quel modo, la figuraccia internazionale rimediata con Tavecchio. Ma il campo, ’o pallone, è un’altra cosa.

Del resto – aggiungiamo noi – sarà certamente una mera coincidenza che in questa sessione di mercato tre giocatori come Immobile, Balotelli e Cerci abbiano lasciato la serie A. Così come è una casualità che domenica sera, dopo la vittoria a Genova, tanti giocatori del Napoli su Twitter abbiano invitato all’unità. 

Insomma, se il sindaco e il primo giornale della città prendono simili posizioni, la speranza non è tanta. Sì, Benitez andrà via a fine anno, certo. Per vari motivi, ovviamente. Ma anche per questo. Ha trovato una piazza folle e masochista che vuole solo vincere e aspettare il momento di scendere in strada a festeggiare. Che – giusto per ricordare – sui social network fino a tre mesi fa considerava Mascherano un vecchio bacucco che il Barcellona non voleva più. Che non sa fare quadrato ma solo indebolire dall’interno. Continuiamo così, facciamoci del male.
Massimiliano Gallo

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