Quando Amadei disse: «La squadra c’è, con qualche opportuno ritocco…»

Quando Amadei disse: «La squadra c’è, con qualche opportuno ritocco…»

Fu calda l’estate del ’52. Ma lo spazio che, al Vomero, portava agli spogliatoi dello stadio era sempre affollato, nel pomeriggio, da un vivace gruppo di tifosi in attesa degli azzurri, dopo l’allenamento. Applausi, sorrisi, richiesta di autografi. Quel giorno, tra il cancello e l’ingresso al campo, si vide una “giardinetta” Fiat con uno strano aggeggio al posto dei sedili posteriori. Un registratore, disse un esperto tra i tifosi. E sulle portiere c’era scritto RAI. Poco dopo venne fuori Amadei, nome famoso reclutato per l’intervista. Giocatore e intervistatore entrarono nell’auto e tra i tifosi scese un compatto silenzio per carpire frasi e giudizi. Si sentì poco. Ma una frase riuscì a scavalcare il muro del silenzio. “La squadra c’è – diceva Amadei – e potrà fare bene, con qualche opportuno ritocco”. Un giudizio realistico e anche prudente.

Quell’anno erano arrivati calciatori come Viney, gran terzino che in un incontro con l’Atalanta a Bergamo giocò da centravanti (per emergenza ) e segnò il gol decisivo per pareggiare. Dopo sette giorni fu schierato di nuovo col numero 9… ma il Napoli perse in casa col Novara e Viney si preparò a tornar terzino. Approdarono poi l’ala destra Mike, il centrattacco Dionisio Arce, il buon mediano Castelli, la mezz’ala Cecconi poi bloccato da un infortunio. Il Napoli “fece bene” ma non troppo. Fu sconfitto in casa dal Legnano, ultimo in classifica, e chiuse al sesto posto.

“Campionati di assestamento”, si diceva. Un giornale sportivo napoletano titolò: “E beviamoci anche quest’altro / campionato di assestamento”. Quella definizione era sembrata come un alibi. Però gli azzurri batterono in casa il Como per sette a uno. La squadra alternava prestazioni vivaci e convincenti con altre da dimenticare. E il Napoli aveva una fisionomia duplice, foriera di entusiasmi e depressioni, molto vicina, tra l’altro, all’umore di fondo della città in quei primi anni Cinquanta. Gli “opportuni ritocchi” evocati da Amadei non si erano manifestati. E il popolo dei tifosi oscillava con pazienza tra una doccia calda e un’altra fredda, a ripetizione. Eppure, il “fornaretto” ( vecchio soprannome di Amadei) aveva evocato un concetto essenziale e senza tempo. Per far quadrare il cerchio, occorrono sempre “opportuni ritocchi”. 

Mimmo Liguoro

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