Krieziu, l’ala del Kosovo che amava il Bar Daniele

Krieziu, l’ala del Kosovo che amava il Bar Daniele

“Ah,come è effervescente / la magnesia di San Pellegrino…” Gli altoparlanti in cima al settore “Distinti” dello stadio vomerese offrivano gli ultimi consigli per gli acquisti ai tifosi prima di diffondere le formazioni delle squadre. Quella del Napoli cominciava col portiere Casari e finiva con l’ala sinistra Naim Krieziu, albanese del Kosovo, di piccola statura ma di grande efficacia in campo, fughe veloci e  precisi cross per gli attaccanti, primo fra gli altri Amadei. 

Naim era arrivato a Napoli nel ’47, a 28 anni. Ci restò per cinque stagioni, 168 partite e 39 gol. 9 reti nel ’49-’50, col Napoli che tornava in A. Piccolo, un po’ stempiato, Krieziu si muoveva veloce con aria priva di ogni minima spavalderia. Con Astorri, Formentin, Amadei e Bacchetti, sotto la guida di Monzeglio, formò la prima linea della squadra che doveva far dimenticare il recente, brutto passato. I tifosi si affezionarono a quel piccolo ma efficace attaccante che segnava e faceva segnare. Volevano bene a Kriez, così lo si chiamava, epurando il cognome dalle ultime due vocali. Kriez in luogo di Krieziu, come per esprimere maggior vicinanza amichevole.

Passò il tempo. Lo rividi anni dopo, per la presentazione a Roma di un volumetto di poesie da me  dedicate a un folto gruppo di calciatori azzurri ed edito da Gaetano Colonnese. Vennero molte “vecchie glorie”, da Vinicio a Comaschi, da Amadei a Krieziu. Lo raggiunsi in platea prima del “via”, ci parlammo. Mi disse che aveva nostalgia di Napoli e di quel periodo, nel ricordo dell’affetto del pubblico. Il desiderio di rivivere per pochi minuti l’atmosfera di quegli anni irripetibili gli suggeriva di evocarne, in pochi minuti, gli aspetti che più ricordava con amore. L’affetto dei tifosi che gli rivolgevano parole di apprezzamento, senza eccessi e con timida cortesia. Le passeggiate per le vie del Vomero, il bar “Daniele” (oggi sparito) col suo ottimo caffè, il tranquillo albergo a san Martino, quei panorami forti e teneri di Napoli distesa verso il mare, i cinema Ideal e Diana, i sorrisi delle ragazze che lo incrociavano per strada e sussurravano: “Oh, guarda, è Krieziu…” Loro pronunciavano il dittongo i-ù .Poi di domenica lui tornava a essere Kriez, zeta finale. Ma voleva bene a quella gente che gli mostrava affetto e in definitiva “Kriez” era un’espressione di grande amicizia.

Qualche anno dopo quell’incontro, lessi la brutta notizia della sua dipartita. Addolorato, pensai: “Che la terra ti sia lieve, caro Naim, come quella dello stadio del Vomero, dove ogni volta che partiva una tua azione sembrava davvero che volassi verso la porta avversaria.”
Mimmo Liguoro

  

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