I romanisti non devono vergognarsi mai (titolo dell’editoriale del Romanista)
Tutti a dire che l’Olimpico domenica sarebbe stato una polveriera. Che Roma sarebbe diventata terra di lotta e conquista di tifoseria violente e addirittura “esterne” al big match. Bene. Di tutto questo non si è visto nulla. Mentre di violenza ho visto una gomitata di Chiellini su Pjanic in area, non punita con l’espulsione sacrosanta. Mentre il ragazzone bianconero pensava al record di punti da far mettere agli avversari, l’arbitro pensava ai fatti suoi. E ha continuato a pensarci sia non fischiando la fine di una partita a reti inviolate che avrebbe sicuramente gettato l’ultimo secchio d’acqua fredda sul fuoco della settimana, sia non annullando l’ennesimo gol juventino viziato da fuorigioco. Se la partita avesse contato qualcosa in termini di scudetto l’Olimpico avrebbe preso il fischio finale con olimpica indifferenza? Credo di no. E lo dico per dire che anche e soprattutto gli arbitri devono sentire la responsabilità del ruolo che rivestono e l’incidenza di un loro atteggiamento superficiale sul mantenimento dell’ordine pubblico. Ugualmente ai giocatori. Vero Osvaldo? Detto questo devo aggiungere che mi sento derubato ancora una volta dalla Juventus, sia per l’andamento del campionato in sé, sia per la partita di ieri l’altro. Non è una novità ma innervosisce non poco. E non si tratta di cultura del sospetto caro Conte, ma di cultura dello sport e del calcio.
(segue sul sito del Romanista)
Stefano Romita











