Il sorriso di Amadei, uno abituato a dribblare la gente

Sotto i tacchetti c’era ancora l’erba dei campi di Roma e di Milano, i prati dell’Arena e di Testaccio. Sul terreno del Vomero, quei fili ancora verdi intrecciarono amori con dei rari filamenti di broccolo. Era venuto a Napoli, Amadei, deciso a regalare i suoi pezzi pregiati: tocchi lievi, traversoni filanti, tiri forti e frecciati, o sinuose traiettorie un po’ beffarde, come il sorriso quieto ed ammiccante di uno abituato a dribblare la gente. E Amadei,il frascatano, prese la tavolozza vomerese per disegnare ariosi ghirigori , che avevano però la consistenza pura dell’ultimo passaggio o del tiro crudele. Fu cosi’ per la Juve, in un giorno di gloria: trafitta da un pallone a palombella calibrato nella rete bianconera alle cinque fatali della sera. Amadei il calciatore fu la luce di un faro. Ci fu sempre un perché nel suo lampo. E poi calzava cavigliere chiare per esser più visibile nel campo. Mimmo Liguoro tratto da “La testa nel pallone”, Colonnese editore

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