Un dubbio mi assale: questo Napoli sa soffrire?

Martedì sera non mi sono nemmeno incazzato.
E’ che l’Arsenal non mi ha dato manco il tempo di farlo.
I primi 120 secondi della partita (100% di possesso palla per i bianco-rossi) hanno trasmesso al telespettatore in maniera chiara e netta cosa sarebbe stato di quella gara: i Gunners in pieno dominio territoriale e il Napoli in affanno. E incapace di far male.
Molto è stato detto sulla partita dell’Emirates e vorrei evitare di partorire pistolotti tecnico-tattici che lascio volentieri a chi il calcio lo comprende molto più di me.
Quello che non mi ha lasciato dormire nella notte post batosta è la totale incapacità della squadra di trovare un modo alternativo di giocare, oltre al classico controllo della palla (marchio di fabbrica fino ad ora di Benitez): o teniamo il pallone noi creando azioni su azioni oppure andiamo in sofferenza contro qualsiasi avversario. Se ci pensate è una costante, è capitato con il Chievo nel primo tempo, con il Milan nel secondo tempo per non parlare della sciagurata gara con il Sassuolo (dove abbiamo subito per larghi tratti del match e, per favore, non guardate il possesso palla).
Sembra una cosa banale, ma il Napoli soffre troppo quando non può imporre il gioco come vuole.
La domanda che mi sorge spontanea allora è: questa squadra sa soffrire?
Riuscirà a trovare le mezze misure tra il dominio assoluto dell’avversario e l’esser messo in crisi dal Sassuolo di turno?
Il Napoli è consapevole dei suoi limiti o manca di quella giusta dose di umiltà? (che non diventi però l’ansia da prestazione e il maniavantismo Mazzarriano).
Usare il fioretto è fantastico, una gioia per gli occhi e goduria per gli amanti del gioco vero, ma, quando non è possibile, bisogna sguainare la sciabola e badare al sodo, evitando di inseguire ad ogni costo il risultato in un unico modo possibile: ci sono avversari che non te lo permettono, la partita di Londra viene giusto a dar sostegno alla mia idea.
“Sin prisa pero sin pausa”, ma quando bisogna metterci l’agonismo … che non si verifichi più l’abbandono delle truppe dal campo della battaglia sportiva. La maglia mimetica la teniamo.
E’ ora di dare un senso a quell’obbrobrio stilistico.
Giuseppe Ferrazzuolo
@Fumantinoil

ilnapolista © riproduzione riservata