L’ipocrisia delle società di calcio sulla discriminazione territoriale (che nemmeno De Laurentiis vuole)

Onore al Presidente del Coni Giovanni Malagò, che si è staccato da questa indegna isteria collettiva di vittimismo, orchestrata da Sky e dalla stampa del Nord, affermando in maniera ferma e inequivoca “no a distinzioni tra razzismo e discriminazioni territoriali”, ricordando comunque a tutti (anche ad Abete) che ci si deve uniformare alle disposizioni dell’Uefa.
In ogni caso, verrebbe da dire molto rumore per nulla.
Anzitutto perché le disposizioni dell’Uefa, che sanciscono oltre il razzismo, qualsiasi discriminazione sociale o individuale, sono norme di rango superiore, alle quali le Federazioni affiliate sono obbligate a recepire (la Figc nella passata stagione sportiva, ritardando l’applicazione di tali norme, consentì alla Juve super multata, un razzismo low cost). 
In secondo luogo è del tutto falso che le sanzioni siano assolutamente ineludibili. 
L’art. 13 del CODICE di GIUSTIZIA SPORTIVA della FIGC riconosce alle società la possibilità di beneficiare di una esimente o delle attenuanti, quando: 
a) la società ha adottato ed efficacemente attuato modelli di organizzazione e di gestione, idonei a prevenire comportamenti della specie di quelli verificatisi, impiegando risorse finanziarie e umane adeguate allo scopo;
b) la società ha concretamente cooperato con le forze dell’ordine e le altre autorità per l’adozione di misure atte a prevenire i fatti violenti o discriminatori e per identificare i propri sostenitori responsabili delle violazioni; 
c) al momento del fatto la società ha immediatamente agito per rimuovere disegni, scritte……o per far cessare  i cori  e le altre manifestazioni di violenza o di discriminazione;
d) altri i sostenitori hanno chiaramente manifestato nel corso della gara stessa, con condotte espressive di correttezza sportiva, la propria dissociazione da tali comportamenti;
Come è evidente e molto più semplice di come vogliono fare apparire la questione.
È sufficiente che la società abbia adottato le misure idonee a evitare i comportamenti discriminatori, e i sostenitori cosiddetti per bene, tutti o in parte, si dissocino e, non tacendo, acconsentano.
P.S. gli ultras nostrani, finalmente, gettando la maschera hanno dimostrato con i fatti di essere soltanto prigionieri del loro mito di intoccabili, ma non di tifosi napoletani, e con essi De Laurentiis, che non si è dissociato dal manifesto della Lega Nazionale Calcio contro la discriminazione territoriale.
Antonio Patierno

ilnapolista © riproduzione riservata