Dal buco nella rete di Fenili all’ultimo gol di Cavani. Il romanzo di Roma-Napoli

Quando tornammo a riveder le stelle della serie A con De Laurentiis ed Edy Reja, il Clint Eastwood di Gorizia, ed era il 2007, andammo a fare una scorpacciata di gol a Roma con Lavezzi, Hamsik, Gargano e Zalayeta contro Totti, Perrotta, De Rossi e Pizarro, il pirotecnico 4-4 di ottobre all’Olimpico, l’anno del 5-0 a Udine, del 3-1 alla Juve di Ranieri (c’era Trezeguet), del 3-1 al Milan di Kakà e Seedorf, classifica finale ottavo posto, cannoniere Marekiaro, troppi gol nella porta di Iezzo.
Era la Roma di Spalletti che finì al secondo posto, tre punti dietro l’Inter. Curci in porta, Mexes in difesa, De Rossi e Pizarro a proteggerla e a costruire e, in attacco, Mancini (che era Alessandro Faiolhe Amantino, brasiliano) e il francese di Lione Giuly (1,64) con Totti che aveva 31 anni.
Così riprendemmo le fila del derby del centro-sud, detto anche il derby del sole, dopo il fallimento e la scalata dalla serie C andando a giocare in un Olimpico strapieno. E andò bene anche l’anno dopo con Hamsik che fissò il pareggio (1-1) dopo il gol di Aquilani. Perdemmo nel campionato 2009-10 perché una “doppietta” di Totti si mangiò la rete di Lavezzi.
Intanto, arrivò il Matador e Cavani firmò un esaltante 2-0, “doppietta” personale, il primo centro su rigore, ultimo successo azzurro a Roma. Era il 12 febbraio 2011 con la squadra di Mazzarri. Pareggio l’anno dopo (2-2) con le reti di Zuniga e Cavani. Sconfitta, l’ultima volta, 1-2, inutile il gol del Matador. Dalla rinascita in poi, sei trasferte all’Olimpico contro la Roma: una vittoria, tre pareggi, due sconfitte.
Le partite con la Roma hanno avuto sempre un sapore particolare. Michele Mottola, grande giornalista napoletano che fu per quarant’anni redattore capo al “Corriere della sera”, quand’era ancora al “Mezzogiorno sportivo”, settimanale illustrato che a Napoli si stampava dal 1923 e aveva i balconi della redazione che affacciavano su Piazza Trieste e Trento, inventò un titolo rimasto famoso: “Una vittoria che vale un campionato” riferendosi proprio a un successo sulla Roma.
Allora, le stagioni del Napoli si risolvevano in due, tre partite “di cartello” alle quali la squadra azzurra, non eccellendo in classifica, affidava tutto il suo prestigio e la sua gloria. La felice definizione di Michele Mottola divenne poi “una partita che vale un campionato” usata per tutte le grandi sfide del calcio.
IL BUCO DI FENILI – Nei campionati a girone unico, il primo Roma-Napoli finì 2-2 e rimase famoso perché Camillo Fenili, il bergamasco che giocava all’ala destra nella formazione azzurra, insaccò il pallone della vittoria nella porta giallorossa. La palla uscì da un buco della rete romanista e l’arbitro Dani la considerò fuori. Un raccattapalle del “Testaccio”, il primo mitico campo giallorosso, provvide a rattoppare fulmineamente lo strappo della rete e quando l’arbitro andò a controllare si convinse che il pallone non poteva mai essere entrato. Poteva essere il 3-2 per il Napoli.
Se abbiamo spesso bastonato la Roma a Napoli (29 vittorie, 20 pareggi e 17 sconfitte), la squadra giallorossa ci ha reso la pariglia sul suo campo (29 vittorie romaniste, 28 pareggi, solo nove successi azzurri). Centrammo la prima vittoria esterna nel campionato 1933-34 con i gol di Vojak e Rosetti (2-1). Passarono ventitré anni prima della seconda impresa azzurra, 3-1 nel campionato 1956-57, con il gol di Vitali e la “doppietta” di Vinicio. Successo bissato l’anno dopo, 2-0 secco, Di Giacomo e Vinicio a segno.
40MILA ALL’OLIMPICO – Il 2 ottobre 1966, con Pesaola in panchina negli anni del boom di Roberto Fiore, il presidente dei “centomila cuori”, il Napoli trascinò quarantamila tifosi all’Olimpico. Il Napoli (2-0) avrebbe potuto vincere di goleada. Sivori colpì due traverse. Quattro almeno le altre occasioni per fare centro.
Fu il pomeriggio di gloria di Paolino Braca, 22 anni, abruzzese di Giulianova, che giocava all’ala sinistra. Portò in vantaggio il Napoli col suo primo e unico gol in serie A, una rete spettacolare dopo appena cinque minuti di gioco. Sul cross di Totonno Juliano, stoppò di sinistro e scaraventò il pallone, al volo di destro, nella porta di Pizzaballa. Il raddoppio lo segnò Sivori con un diabolico pallonetto all’incrocio dei pali dopo un’ubriacante azione Juliano-Sivori-Orlando. Omar sul punto di cadere in area scodellò quasi da terra la sua magia tra due difensori.
IL GOL DI BRAGLIA – Portava bene il campo della Roma a quegli azzurri che da comparse diventavano primattori almeno una volta. E così Giorgio “Guitar” Braglia siglò la vittoria (1-0) nel campionato 1973-74, l’anno del primo Napoli furente di Vinicio che si piazzò terzo. Quinto successo azzurro sul campo della Roma, dove il Napoli del leone brasiliano tornò a vincere largamente il 2 maggio 1976 (3-0) con la rete di Sperotto e una “doppietta” di Savoldi. Giannantonio Sperotto era un robusto attaccante veneto e quello fu il suo unico gol con la maglia azzurra.
MAGIA DI DIEGO – Negli anni di Maradona, una sola vittoria, tre pareggi e due sconfitte. Resta memorabile l’1-0 di Diego nell’anno del primo scudetto. 26 ottobre 1986: Maradona in dubbio fino all’ultimo per problemi muscolari, poi gioca, quasi da fermo, ma dispensa colpi geniali. Di fronte la Roma di Eriksson. Olimpico affollato da ventimila napoletani in un bel pomeriggio di sole.
La partita segnò il debutto di Francesco Romano, napoletano di Saviano, “Tota” come lo chiamò il pibe perché, riccioli neri e faccia da bravo ragazzo, somigliava a un giocatore argentino con quel nome. Fu la trovata di Ottavio Bianchi che escluse Carnevale. Il Napoli di Diego aveva finalmente quel regista di centrocampo che gli mancava, scovato da Pierpaolo Marino che lo prese dalla Triestina per due miliardi.
Fu un assist geniale di Giordano a mandare in gol Maradona che realizzò con due tocchi magistrali davanti a Tancredi. Era la “magica Roma” che giocava per lo scudetto, ma finì a metà classifica.
VITTORIA CON LIPPI – L’ottavo successo azzurro sul campo giallorosso (3-2) arrivò il 12 settembre 1993, Lippi in panchina, la stagione del debutto di Batman Taglialatela, Fabio Cannavaro stopper titolare. Se ne erano andati Careca, Zola e Crippa, ceduti questi ultimi due al Parma per esigenze di bilancio. Arrivò Paolo Di Canio a 25 anni.
Il Napoli due volte in vantaggio con Buso e Di Canio, due volte raggiunto, ma a venti minuti dalla fine andava in gol Ferrara. Sul lancio di Thern, Ciro schizzava da ala sinistra, dribblava Piacentini e insaccava con un tiro fortissimo evitando l’ultimo intervento di Comi.
Infine, la “doppietta” di Cavani per l’ultima vittoria azzurra a Roma, due anni fa.
BATOSTE – Sono soprattutto tre le sconfitte clamorose e brucianti del Napoli sul campo dei giallorossi.
26 ottobre 1941, campionato di guerra, Napoli sotto i bombardamenti, si gioca ugualmente. Alla prima giornata, la trasferta romana. 5-1 con tre gol di Amadei nella porta di Blason che sostituiva Sentimenti II. Quel torneo sancì la prima retrocessione del Napoli in serie B.
Un vero paliatone l’8-0 rimediato dagli azzurri il 29 marzo 1959, giorno di Pasqua, sotto un indimenticabile diluvio. Quattro gol nel primo tempo, quattro nel secondo dalla Roma allenata da Gunnar Nordahl, il famoso e voluminoso pompiere svedese, 90 chili per 1,82 di altezza, grande goleador nel Milan ai suoi tempi di giocatore. Sulla panchina del Napoli Amedeo Amadei, ex giallorosso. Quell’anno il Napoli si salvò grazie al record di 16 pareggi. Bugatti fu trafitto tre volte da Da Costa, due da Selmosson, due da Pestrin e una da Lojodice. Proprio una mala Pasqua.
L’ultimo affondamento il 5 ottobre 1997 (6-2). Era il Napoli dei quattro allenatori (Mutti, Mazzone, Galeone, Montefusco), di Prunier, Crasson, Calderon, Pedros, Asanovic, 32 giocatori schierati, confusione al settimo cielo e prima retrocessione con Ferlaino presidente (la quinta nella storia). Fu il peggior campionato azzurro con due sole vittorie e 76 gol incassati (66 da Taglialatela, 8 da Di Fusco, 2 da Coppola).
SERIE POSITIVE – Gli anni Settanta furono i più propizi sul campo della Roma (due vittorie e sette pareggi dal 1973 al 1982). Una buona serie anche all’inizio degli anni Novanta: sei anni di imbattibilità (una vittoria e cinque pareggi dal 1989 al 1995).
LA NUOVA ROMA – Si torna a giocare contro la Roma che ha rialzato la testa, la Roma del tenente Garcia, il francese che ha limato e rilanciato la squadra di Zeman e Luis Enrique. Sette vittorie su sette, migliore attacco (20 reti), migliore difesa (un solo gol nella porta di De Sanctis).
Sembrava una stagione di sofferenza con le cessioni di Lamela (30 milioni al Tottenham), Osvaldo (15 milioni al Southampton), Marquinhos (31 milioni al Paris Saint Germain). Proteste dei tifosi a Trigoria. Ma sono arrivati De Sanctis dal Napoli; l’olandese Kevin Strootman, 23 anni, per 20 milioni dal Psv Eindhoven; l’ivoriano Gervinho, 26 anni, dall’Arsenal per 8 milioni; il marocchino Benatia, 26 anni, dall’Udinese per 13,5 milioni; Ljaijc, 22 anni, dalla Fiorentina per 15 milioni; Maicon, 32 anni, ex Inter, rientrato in Italia dopo la stagione al Manchester City.
E c’è la straordinaria stagione di Totti, 37 anni, 5 milioni di stipendio annui, 285 gol in 685 partite, in campionato 230 reti, secondo cannoniere di tutti i tempi in serie A dopo Piola (274 reti). Gioiello di casa il romanino Alessandro Florenzi, 22 anni, una freccia sulle fasce.
La Roma ha il centrocampo di migliore qualità del campionato con De Rossi, Pjanic e Strootman (Taddei, Bradley e Marquinho di rincalzo). In difesa svetta il brasiliano Castan (26 anni, 1,86), Balzaretti è tornato ad essere un “treno” sulla sinistra, in evidenza il greco Torosidis (1,88) giunto dall’Olympiacos. Rincalzi per l’attacco Mattia Destro e Marco Borriello rientrato dal Genoa. Uno squadrone che si inserisce nella lotta per lo scudetto con Juventus e Napoli, in attesa di buone nuove dalla Fiorentina, non ancora in corsa Inter e Milan.
Mimmo Carratelli

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