“Rafaeliti di tutto il mondo unitevi”, oggi più che mai Napoli ha bisogno di una svolta culturale

Caro Max, caro Napolista,
vi scrivo per esprimervi la mia convinta adesione al manifesto “Rafaeliti di tutto il mondo unitevi”.
L’idea che si possa vincere con la cultura del lavoro e della programmazione puntando sul collettivo e non sull’individualismo, sul razionale ragionamento anziché sul fato, può apparire impresa ardua in una città che ha sempre avuto bisogno del suo Masaniello di turno per lanciare segnali di risveglio o affidarsi all’icona salvifica religiosa o pagana che sia.
Eppure, questa città, quando si è affidata al suo protagonismo collettivo è riuscita a scrivere pagine importanti della propria storia e mi piace sottolinearlo proprio nelle ore in cui celebriamo il 70° anniversario delle quattro giornate di Napoli.
Ma ciò che mi convince ancor di più è il “rigetto di un intero universo di segni dietro il quale la nostra città viene descritta”.
Francamente non se ne può più di uno stereotipo che non riguarda ormai solo spaghetti, mandolini, pazzarielli e S. Gennaro, ma che coinvolge personaggi macchiettistici che impazzano nei circuiti televisivi, soprattutto al nord, ma anche qui non ci facciamo mancare niente, che dovrebbero rappresentare il tifo e la passione del popolo azzurro e quanto più la squadra si afferma, tanto più queste caratteristiche si accentuano nel circuito mediatico.
E anche da questo punto di vista, non solo per la sua cultura del lavoro e della programmazione, Rafa può darci un contributo nel suo modo di rapportarsi con i tifosi e la città, così come ha fatto in alcune dichiarazioni con riferimenti storici e culturali sulla città. Ed è del tutto ovvio che, mai come in questo momento, di una battaglia culturale iconoclasta Napoli ne avrebbe bisogno oltre i confini del calcio e del tifo.
Non so se questo manifesto si aggirerà per gli stadi Europei come uno spettro, ma mi auguro che possa rappresentare un piccolo seme che può aiutare a crescere e coltivare un’altra idea del calcio e del tifo nella nostra città, consapevoli che un percorso di questa natura rappresenta molto di più di una rivoluzione culturale, mi verrebbe da dire quasi antropologica, e che per questo avrà bisogno di anni se non di secoli.
Ma l’importante è iniziare.
Sin prisa pero sin pausa.
E siccome chi mi conosce sa che, pur riconoscendo il valore dirompente della rete, al virtuale preferisco sempre il reale guardare negli occhi, propongo a te e ai Napolisti di buona volontà di stampare il manifesto in migliaia di copie e organizzare per le prossime partite, magari iniziando da Napoli Livorno, un volantinaggio al San Paolo.
E chissà che non troveremo diversi tifosi disponibili a rompere le catene e a unirsi!
Peppe Napolitano

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