Rafa non è Masaniello e non affidiamogli le sorti della città

Era il 1969, e un Lucio Battisti, non ancora Lucio Battisti, partecipò alla trasmissione di Arbore “Speciale per voi”, che già aveva fatto in precedenza illustri vittime . Da Caterina Caselli a Don Baki.
Lucio aveva la nomea di essere destrorso, cosa inammissibile a quei tempi. Mica come oggi, che anche un partito socilalista può tranquillamente far parte dello schieramento di destra. Non so se fosse la realtà o fosse semplicemente una favola metropolitana. Fatto sta che il pubblico si dimostò subito prevenuto. L’intellighentia presente in studio cominciò a fare domande che esulavano completamente dal contesto musicale. Lucio quasi se la rideva e continuava a lisciarsi i riccioli. Fino a che intervenne il più intelligente dell’intelligentia e fece la fatidica domanda: “Ma tu con la tua musica, cosa vuoi dire?” “ Io? Gniente! State a dì tutto voi, ve possino! Io scrivo delle canzoni, Vi picciono? Vi emozionano? Punto. Attacca la base, maestro!” E pittò una stupenda, Fiori rosa fiori di pesca, stutando all’istante tutti quanti in un colpo solo.
Perchè questo paraustiello?
Non vorrei che l’ottimo lavoro svolto fin qui da Benitez fosse confuso con qualcosa che esula dalla realtà. Premetto di essere un “Raffaelita”convinto. Anche perchè aborro i pre-raffaeliti. Uno dei rischi cui si va incontro è proprio quello che si vorrebbe scongiurare, e cioè trasformare l’allenatore spagnolo in un ennesimo Masaniello cui aggrapparsi per sollevare le sorti della nostra martoriata città. D’altronde la tanto decantatà (e un po paracula) napoletanità di Don Rafè, fa a pugni con l’assoluta mancanza di legame esistente tra la SSC Napoli e la città. De Laurentiis non si sogna neanche lontanamente di aprire una rappresentanza in città. Tutto si svolge a Castelvolturno, dove molti azzurri, Rafa compreso, fanno casa e bottega. A memoria, ricordo un unico allenamento al S.Paolo, dove si officia solo il rito domenicale della partita, e poi chi s’è visto, s’è visto. Valga per tutto l’ultima minaccia: “Mi faccio lo stadio a Caserta”. Ma su questo possiamo stare tranquilli, prima di prendere una qualsiasi decisione, avremo modo e tempo di assistere almeno a un’altra decina di campionati da giocare nel fatiscente stadio S.Paolo.
Già ai tempi di Diego si diceva che lo scudetto sarebbe stato un incredibile traino per la rinascita della città. Lo scudetto arrivò, anzi ne arrivarono addirittura due. Ma qualcuno ricorda un qualsiasi miglioramento nella vita di tutti i giorni? Squadra e città rimasero due cose completamente avulse, ed è giusto che sia così, sennò si rischia di cadere nella demagogià di chi affermava che con i due miliardi di Savoldi si sarebbero dovute costruire le fogne a Napoli. Se il Napoli vincerà lo scudetto, i problemi di Napoli non diminuiranno di una sola unità. La criminalità non arretrerà di un centimetro ed i roghi tossici continueranno ad ammorbare l’aria che respiriamo. La svolta alla città si poteva dare anche quando il Napoli militava in serie C. Nulla lo vietava, bastava ci fossero stati gli uomini giusti nei posti giusti, quelli di cui si avverte la mancanza ancora oggi. E non sarà uno scudetto o una vittoria in coppa a fornirceli. Purtroppo. Ciononostante nulla sarebbe più auspicabile che avere un Napoli vincente. A un povero pastore sardo, che viveva di stenti e che esultava per la vittoria in campionato del Cagliari di Giggirriva, fu chiesto: “Ma da domani, per te cosa cambia?” E lui rispose: “Perchè, se il Cagliari non vinceva lo scudetto, per me cosa cambiava?”.
PASQUALE DI FENZO

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