C’era a Milano il goffo Benitez. A Napoli c’è un eccellente comunicatore

Che il Napolista (pur con qualche resistenza interna) sia sfacciatamente filo-Benitez è difficilmente smentibile. Sin dal primo giorno ci siamo schierati in maniera inequivoca dalla parte del tecnico madrileno. Per una serie di motivi che abbiamo spiegato: il suo profilo internazionale, la sua capacità di vincere ovunque sia andato, la sua profonda conoscenza del calcio (anche se, come avete letto, le resistenze al sacchismo qui di certo non mancano). Abbiamo pubblicamente ringraziato Mazzarri per il grande lavoro svolto e alla vista di Rafa ci si è spalancato un sorrisone a trentadue denti.

Tranquilli, non stiamo qui a dire che ci avevamo giusto. Non siamo così folli, abbiamo giocato tre partite, insomma siamo all’aperitivo, nemmeno agli antipasti. C’è però un aspetto di Benitez che probabilmente nemmeno noi avevamo preso nella giusta considerazione: la tenuta mediatica. Diciamo la verità, a Milano Rafa non fece un figurone. Non solo per i risultati – che pure conseguì, per carità – ma perché non riuscì mai a bucare gli schermi né i cuori degli interisti. In verità, fare meglio di Mourinho dal punto di vista della comunicazione è impresa assai ardua. Ne uscì con le ossa rotte, Rafa. Ci lasciò l’immagine di un uomo goffo, incapace di governare la situazione oltre che lo spogliatoio.

Ecco, il Benitez che abbiamo ritrovato qui a Napoli è una persona trasformata dal punto di vista mediatico. Fin qui non ha sbagliato un approccio, né con la città né con i tifosi. Sin dal primo giorno ha saputo come porsi. Cominciò con la richiesta dei dieci luoghi più belli da vedere. Lanciò un messaggio: Napoli sarà la mia città, voglio conoscerla. Un atteggiamento diametralmente opposto a quello del suo predecessore.

Un’operazione perfettamente riuscita dal punto di vista comunicativo. Ora è vero che quando si vince sono tutti contenti. È tuttavia innegabile che Rafa stia frequentando il corso di re taumaturgo. E, non ce ne voglia, il buon Rafa un po’ ci marcia. Come quando, tra ieri e oggi, per ben due volte nel corso della presentazione della sfida di Champions col Borussia, Benitez ha citato lo striscione che da sempre campeggia in curva, fisso: “al di là del risultato”. Lo ha fatto in modo sapiente e furbo, alla Benitez, dicendo anche che lui non conosce la parola timore. Probabilmente nemmeno Mourinho avrebbe saputo fare meglio. Si è ingraziato le curve già alla terza giornata.

Si spiega anche col suo appeal la recente lite tra Sky e il Calcio Napoli sul tempo delle interviste post partita. Rafa è conteso dalle tv. I sette minuti previsti dal contratto con lui scivolano che è un piacere. Un po’ come avveniva con Mourinho.
Massimiliano Gallo

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