Pensieri e parole (da Mazzarri e Cavani a Benitez e De Laurentiis)

Penso a Mazzarri,
penso che se n’è voluto andare perché desiderava un club di vertice, perché voleva una società all’altezza delle sue ambizioni e con il suo stesso progetto. Una società che, per esempio, non si farebbe mai sfuggire uno come Diakitè per una manciata di euro.
Poi penso che vorrebbe Isla, mentre la gloriosa Inter non riesce a prenderlo e che se non si lascerà invadere dagli indonesiani, potrà procurargli al massimo i fidati Aronica e Pazienza, chiedendogli inoltre di adattare il giovane Icardi a danzare sulla destra al posto di Zuniga che DeLa spedirebbe persino in Guinea pur di non farglielo toccare.

Penso a Benitez,
penso al mio scetticismo dei primi 20 minuti, al mio atavico timore per i grandi cambiamenti e quello conseguente per i distacchi da lidi rassicuranti e consolidati.
Poi penso che, sì, sarà il campo come sempre ad essere il giudice supremo, ma che, ancor prima del palmares e della pancia che d’immediato si fanno notare, sono bastate una sua conferenza stampa e la tranquillità che trasmette, a farmi sentire il tecnico toscano, di cui sono stato grande tifoso, un ricordo preistorico.

Penso a Cavani,
penso al vuoto che ha lasciato. Quello che credi impossibile da colmare. 104 gol ed emozioni non possono essere seppelliti nemmeno dalla rabbia conseguente il brutto addio. Penso a quanto sia triste Parigi e di quanto sia scomodo quello spogliatoio.
E poi penso di ringraziarlo, ma non solo per i gol. Penso ai soldi ricavati dalla cessione che hanno trasformato il solito banale e chiacchierato calcio mercato, in un incredibile ed inaspettato Euromercato di emozioni, nuove speranze e Giocatori.
Grazie, non impazzivo così da 30 anni.

Penso a Higuain,
penso al suo sguardo nell’ufficio “tranquillo” dell’aeroporto di Fiumicino, quando si è dovuto mettere in posa per la milionesima fotografia. Penso a quello sguardo stanco che sembrava dire: ma dove sono capitato? Ma per chi mi hanno scambiato?
Poi penso al vuoto che può colmarsi. E che per ora mi basta la nuova speranza e l’immaginazione che emana quel 9. Penso poi che uno come lui regali nuovi stimoli e luci a chi gli sta vicino. E non solo per se stessi (De Napoli e Ferrara docet), ma anche agli occhi di chi li guarda. Penso che Rafael, Albiol, Mertens e Callejon, senza Higuain, sarebbero più grigi, brutti e meno rassicuranti.

Penso a De Laurentiis,
penso ai 30 milioni della cessione del Pocho volatilizzatisi per ignote ragioni. Penso a quanto smadonnerò per 150 euro che mi chiederà per una Nisida in Champions, nonostante i ricchi premi e le cheerleaders. Penso ai soliti paletti determinanti che hanno rallentato la crescita della squadra. Penso a Bergessio, Bianchi, Nocerino e Calaiò.
Poi penso a Dzeko, Suarez, Mascherano, Ibra e Higuain.
Penso che avrà vinto al Lascia o raddoppia e che ora la fiducia è salita alle stelle, che le stagioni della semina sono terminate e che quel “voglio vincere anch’io” non era solo uno spot di circostanza. “Meno attori e più calciatori” è lo slogan che ci piace. E penso che un po’ ‘o voglio bene. Riuscirò a perdonargli anche la terza maglia verde guerra, mentre per l’inno prometto di tapparmi le orecchie.

Poi penso a Bonucci che voleva Higuain piuttosto che (invece di) Tevez.

Penso a Galliani,
Penso al mercato che avrebbe potuto fare con i 35 milioni del Faraone o con i denari di Boateng o Robinho che invece finiscono di imballare la situazione. Honda ora sarebbe semplicemente Honda, un onesto calciatore del Cska Mosca e non uno che, per l’attesa che sta suscitando, sta dando l’idea dell’ arrivo di Savicevic o di Weah.

Penso agli scettici giornalisti di Madrid. Penso ai loro ghigni perché, al loro dire, i prezzi dei nostri tre neoazzurri ex Real sono esagerati. Penso che a breve il campo ci rivelerà se quei sorrisi sarcastici erano sensati.
E poi penso al vecchio carico che appesantisce il bilancio del Real: 10 milioni all’anno e i circa 65 milioni che ci sono voluti per Kakà. Ad oggi, il più grande pacco del sec. XXI.

E infine penso a noi tifosi. Penso, e mi auguro, che la rivoluzione internazionale in corso per società, squadra ed ambiente interno, coinvolga anche molti di noi.
Penso che la fiducia migliori qualsiasi contesto. Soprattutto se c’è uno come Jackson pronto a entrare in pista. Sì, mentre lo scrivo, penso che la distanza tra sogni e realtà si stia già accorciando. E non è poco. Specie se lo scrivi e lo pensi a luglio.
Mentre vorresti che si accorciasse anche il tempo e che domani fosse già settembre.
Forza Napoli Sempre
La 10 non si tocca.
Gianluigi Trapani

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