Io non sono a lutto. Cavani e’ un grandissimo ma non da’ calore

Oggi io non sono a lutto per la cessione del Matador. La notizia, ieri sera, l’ho appresa mentre ero a cena coi compagni di stadio: guarda caso chiudevamo ufficialmente la stagione 2012/2013, parlavamo spensieratamente dell’immediato futuro del nuovo Napoli, quando all’improvviso sms, telefonate e consultazioni di social network avvertivano anche noi della notizia di Cavani al PSG. Notizia che io, ma non solo io, ho appreso con una sorta di distacco emotivo: si sapeva già, era una cosa che personalmente avevo già ampiamente metabolizzato, e l’irritante gestione della vicenda da parte di Cavani aveva solo aumentato il mio distacco emotivo. Stamattina, per me, da questo punto di vista non è cambiato nulla. Ho letto l’articolo di Max, lo comprendo, ma devo dire che non riflette lo stato d’animo mio e di tanti altri tifosi del Napoli.
Come giustamente ha chiosato ieri sera il saggio Claudio Botti, il Matador se ne doveva andare dieci giorni fa, perché avremmo avuto dieci giorni di mercato in più. E poi, com’è stato detto da alcuni di noi: Cavani è un grandissimo giocatore, uno dei più grandi del calcio di oggi, probabilmente il miglior centravanti che abbia vestito la maglia azzurra; ma è un giocatore freddo, un vero uruguayano, un norvegese dell’emisfero australe. Cavani non ci hai mai regalato un gesto imprevisto di calore, mai un giro di campo dopo una delle tante prestazioni memorabili, mai niente che abbia fatto “cadere lo stadio” dopo la partita, mai “na malatia”, mai una cosa di cuore: da questo punto di vista, caro Edi, avresti avuto tutto da imparare dal Pampa Sosa. Ripeto un’altra espressione sentita ieri sera, fra una news appresa dagli smartphone e una frittura di gamberi e calamari: Cavani è un giocatore da Playstation. Perfetto in campo, da amare quando è in campo; normale fuori dal campo, impossibile da amare quando è fuori dal campo. E si sa, il pallone è passione, non solo numeri e tattiche.
Forse sarà colpa della mia età e del fatto che sono nato alla metà degli anni Ottanta; sarà colpa del fatto che non ho mai visto la 10 sulle spalle di Diego e che non ho idea di cosa fosse la politica prima della caduta del muro di Berlino; sarà colpa del fatto che la mia è una generazione di disillusi cronici, di pragmatici allo stadio terminale, di cinici incalliti; sarà colpa del fatto che, per me, le ultimissime vestigia del calcio delle bandiere si sono sciolte come neve al sole con gli addii dei “grandi nemici” Maldini e Del Piero (solo Totti resiste, nel mio immaginario, come l’ultimo giapponese dopo Hiroshima e Nagasaki); potrà sembrare strano, ma io da questo straordinario giocatore di Playstation che risponde al nome di Edinson Cavani mi congedo quasi con indifferenza, senza rancori, con la curiosità distaccata di vedere cosa saprà fare in una squadra di plastica, che gioca in un campionato anonimo, che è in mano ad un allenatore come Blanc, in cui non sarà la stella assoluta ma solo uno dei tanti.
L’unico argomento che stamattina mi tiene sulla corda è questo: come verrà sostituito questo straordinario giocatore di Playstation? E qui non mi addentro nella selva di nomi, indiscrezioni e congetture che riempiono siti, quotidiani e notiziari sportivi. Lo scrissi all’indomani dell’addio di Mazzarri, quando pareva che la catastrofe fosse imminente, e lo ripeto oggi, quando pare che Maradona abbia lasciato Napoli per la seconda volta: rispetto il lutto di chi si sente in lutto, ma io ero e resto in fiduciosa attesa. Sono convinto che De Laurentiis e Benítez abbiano le idee chiare, chiarissime, sul Napoli che verrà; e che il loro progetto non preveda l’arrivo di Matri e Quagliarella, ma di giocatori perfetti per il gioco dell’allenatore con la panza annanz’ e per la nuova dimensione internazionale che, con l’arrivo di Rafè, Aurelio ha voluto dare al Napoli. Aspetto; ma non spero, perché sono sicuro che il valzer degli attaccanti, ufficialmente aperto dalla cessione del Matador, ci regalerà belle soddifazioni.
Ci mancherai, ma non ti rimpiangeremo mai, Edi: adieu, et bonne chance pour tout. E dato che siamo diventati internazionali, ma che a me il francese piace proprio poco, mi congedo dai miei compagni di fede con la assai più bella lingua inglese: stay hungry, stay alive, the best is yet to come.

Andrea Manzi

ilnapolista © riproduzione riservata