Il San Paolo non sa più tifare (tranne quando si vince)

Cresce l’attesa per l’esordio del Napoli di Benitez al San Paolo contro il Galatasaray. Fin qui 47mila i biglietti venduti per l’amichevole di lunedì sera. Ovviamente l’entusiasmo ha raggiunto il picco con l’arrivo di El Pipita Higuain, il centravanti chiamato al difficile e ingrato compito di non far rimpiangere il “parigino” Cavani.
Dal profondo nord di Dimaro, all’aeroporto di Fiumicino, fino all’arrivo degli azzurri a Capodichino è tutta una frenesia di folle, caroselli, cori, speranze, attese. Eh si, perché i napoletani sanno infiammarsi come pochi altri popoli quando presagiscono che la loro squadra può raggiungere grandi traguardi.
Che bolgia ci sarà al San Paolo! Tutti ci aspettiamo la “tamarrata” (lo scrivo bonariamente) di De Laurentiis su come sarà presentato Higuain: io lo immagino bardato di azzurro che fa il giro di campo su un cavallo bianco…ma Aurelio, lo so, mi stupirà. E poi ci sarà il “new deal” del tifo partenopeo, quelle americanate tanto care al nostro presidente dove lo show extra-calcio fa la parte da leone: cheerleaders, nuovo inno, maglia verde, fuochi, botti, luci, ricchi premi e cottilon…
E in fondo fa bene De Laurentiis a creare degli “stratagemmi” per infiammare il pubblico. Perché, diciamocelo con onestà e senza toni di accusa, prendendone semplicemente atto, il San Paolo non sa fare più tifo da quasi quindici anni. Certo, le attenuanti ci sono: tessera del tifoso, scomparsa di alcune sigle storiche dei gruppi organizzati, imborghesimento generale e, diciamolo, pure una quantità di idiozia senza precedenti. Perché è idiota non poter più fare un coro a un calciatore, persino il tanto rimpianto Cavani non ne ha avuto uno. Al Pocho andò di lusso con il sacrilego coro “Olè olè olè, Pocho Pocho” su melodia maradoniana. E non è forse allucinante dire che non bisogna portarsi la merenda perché allo stadio non si fa pic-nic? E perché continuare ad alimentare livori reciproci tra le due curve, o le curve contro i distinti, o i distinti contro le tribune? E non è stupido rinnegare di cantare il nostro inno “Oj vita mia” perché altri, per canzonarci, lo cantano?
Ecco, il San Paolo di oggi si infiamma solo ai gol. È modesto il trascinamento del tifo durante la partita. Per non parlare dell’assordante silenzio quando il Napoli va in svantaggio: si fa immediatamente il coro “dai ragazzi non mollate” e poi si è tutti depressi in attesa che sia di nuovo la squadra a trascinare il tifo. È il segno della peggiore europeizzazione della nostra torcida, che prima era unica e irripetibile.
Insomma, diciamolo senza infingimenti, De Laurentiis in questi anni (al netto di tutti i suoi difetti) ha fatto squadre quasi sempre all’altezza della piazza. Non è accaduto quasi mai il contrario se si escludono singole partite o l’autoincenziamiento di aver inventato il “The Champioooons” alla fine della musichetta iniziale delle partite europee.
I miei amici mi sfottono perché mi ritengono uno troppo attaccato ai “tiempe belle ‘e na vota”, refrattario ad ogni innovazione e ancorato al Napoli di Maradona e Careca tanto da aver “bestemmiato” per aver scritto che Cavani non mi emozionava. Confermo tutto. Però mi mancano, da fedelissimo della Curva B, quei cori che faceva partire Palummella. Perché al netto di tutti i suoi difetti, Gennaro Montuori ha reso la Curva B un punto di riferimento per il mondo intero. E non solo quando il Napoli vinceva, ma io ricordo partite di bolgia incredibile pure in Serie B quando il pubblico (secondo miei calcoli indimostrabili) portava dai 10 ai 15 punti in una stagione.
E allora, senza accusarci a vicenda e senza mettere la testa sotto la sabbia, prendiamone atto. Forse i napoletani di oggi, da sempre refrattari a qualsiasi input calato dall’alto, hanno bisogno delle cheerleaders e delle musichette sceme per “pariare” un poco. Ben vengano le guagliuncelle danzanti. Anche se a me tutto questo, da un bel po’ di tempo, mette un magone dentro. E martedì non mi illuderò per il titolo a tutta pagina del Corriere dello Sport, che già immagino, “EUFORIA NAPOLI”. Perché il San Paolo non è più euforico da tanti anni.
Valentino Di Giacomo

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