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Da Colombari a Cavani, i migliori acquisti della nostra vita

Giorgio Ascarelli, il primo grande presidente del Napoli, cominciò (come De Laurentiis oggi) ingaggiando un grande allenatore, William Garbutt, ex artigliere di Sua Maestà britannica e tecnico di prim’ordine (tre scudetti col Genoa). Nel 1929 il Napoli acquistò il portiere Cavanna dalla Pro Vercelli e le mezzeali Vojak dalla Juventus e Mihalic dalla Fiumana per il formidabile tridente completato da Attila Sallustro, l’asso di casa.
Giuseppe Cavanna, uno dei primi grandi portieri italiani, giunse a 24 anni e giocò tutta la carriera nel Napoli, riserva di Combi al Mondiale 1934. Antonio Vojak, istriano di Pola, era stato uno dei campioni della Juventus anni Venti, super-cannoniere (102 gol in 189 partite col Napoli). Marcello Mihalic era un classico “sgobbone”. Esile e biondissimo fu una grande mezz’ala di spola.

COLPO SENSAZIONALE
Il primo colpo clamoroso fu l’acquisto di Enrico Colombari, spezzino, centromediano e laterale destro. Nel 1930 il Napoli lo prese dal Torino per 250mila lire, cifra-record di quei tempi. Soprannominato “’o quarto ‘e miliune” e “’o Banco ‘e Napule”. La prima volta che un avversario, in un contrasto, lo mise a terra, un tifoso dalla tribuna urlò: “E’ caduto ‘o Banco ‘e Napule”, espressione riferita in seguito ad Hans Jeppson. Formò con Buscaglia centromediano e Castello laterale una delle più forti mediane della storia azzurra.
Giovanni Venditto, mariglianese, definito “l’espresso di Marigliano” per le sue fughe da ala sinistra, fu ingaggiato nel 1933 e giocò nel Napoli fino al 1943. Fu una delle più forti ali mancine italiane.

IL VAGLIA DI SENTIMENTI
Prendendolo da una squadra dilettanti, il Napoli acquistò nel 1934 un altro formidabile portiere, Arnaldo Sentimenti, il secondo dei cinque fratelli calciatori di Bomporto (Modena). Il presidente Savarese mandò un vaglia di 500 lire alla famiglia Sentimenti, e questo fu in pratica il costo del giocatore. Portiere para-rigori (32), visse tutta la sua vita al Vomero. Rifiutò la Juve: “Rimango perché Napoli per me è come una seconda mamma”.
Nel 1937, Lauro ingaggiò per 160mila lire Nereo Rocco che giocava nella Triestina. 29 anni, mezz’ala sinistra, calciava solo col piede mancino. Italo Romagnoli, pescarese in forza alla Lucchese, giocava centravanti, mezz’ala e terzino. Lauro lo prese nel 1938. L’anno prima ne era rimasto impressionato nella partita contro la Lucchese (2-1, il gol toscano segnato proprio da Romagnoli). Lo inseguì a fine gara per tutto il campo urlandogli: “Tu l’anno prossimo vieni a giocare nel Napoli”.
Nel 1937 l’acquisto di Mario Pretto (15mila lire) a far coppia con Bruno Berra, formidabile linea di terzini. Pretto era smilzo e biondo, più tecnico. Berra era pelato e tozzo, tutto potenza.

IL TIRO DI BARRERA
Difficili anni Quaranta. La guerra e tre anni in serie B. L’attaccante argentino Evaristo Barrera venne dalla Lazio nel 1940. Aveva 29 anni, grande e grosso, centravanti un po’ statico, ma dal tiro potentissimo. Fu un mezzo fiasco.
Il pistoiese di Pescia Mario Rosi, mediano robusto, fu ingaggiato nel 1945. Formidabili le sue rimesse laterali, come un corner. Giocatori di casa nostra nel 1946. Ingaggiati Ferruccio Santamaria di Maddaloni proveniente dal Nola e Jone Spartano di Castellammare di Stabia preso dall’Ercolanese.

IL MULATTO MATTO
Roberto La Paz, mulatto uruguayano, primo giocatore di colore nel campionato italiano, fu acquistato nel 1946 dalla Frattese. L’anno dopo passò al Napoli. Alto quasi due metri, braccia e gambe lunghissime, sul campo si muoveva come un clown. Dribblatore matto, cercava sempre il gol “impossibile”. Se ne andò poi a giocare in Francia e finì col fare lo scaricatore di porto a Marsiglia.
Nel 1948 il Napoli ingaggiò lo jugoslavo Ivo Suprina versando 10 milioni allo Strasburgo. Nato a Zagabria, ufficiale di aviazione, col calcio era emigrato in Francia. Mezz’ala di grande talento.

DA JEPPSON A VINICIO
Gli anni Cinquanta cominciarono con gli acquisti del frascatano Amadei dall’Inter, del portiere Casari dall’Atalanta e di un estroso giocatore friulano dal Brescia, Antonio Bacchetti, apatico ma capace di grandi giocate. Nel 1951 l’acquisto dell’ungherese Eugen Vinyei, potentissimo terzino ambidestro, proveniente dalla Pro Patria, e di Luciano Comaschi dal Crotone, difensore ventenne.
I grandi acquisti degli anni Cinquanta furono quelli dello svedese Jeppson (1952) e del brasiliano Vinicio (1955). Jeppson, piede 42, arrivò dall’Atalanta per 75 milioni alla società bergamasca e 30 milioni al giocatore. Fu soprannominato Mister 105 per i milioni complessivi che era costato, la prima cifra record del pallone. Alle ali giunsero Giancarlo Vitali e Bruno Pesaola per un tridente di grande efficacia. Vinicio era stato opzionato dal presidente della Lazio Mario Vaselli, un costruttore. Lauro lo convinse a cedere il brasiliano al Napoli per 50 milioni, che andarono al Botafogo, il club d’origine di Vinicio, affidando a Vaselli i lavori del rifacimento di Piazza Municipio.
Un altro colpo fu l’acquisto nel 1953 del portiere Ottavio Bugatti proveniente dalla Spal, soprannominato “gatto magico”. Giocatore memorabile di quei tempi il centromediano genovese Bruno Gramaglia. Giunse al Napoli a 19 anni nel 1938, si allontanò negli anni di guerra per tornare in maglia azzurra nel 1949 giocando nel Napoli fino a 37 anni. Formò, con Castelli e Granata ai lati, una forte linea mediana.

L’ASSO DEL SANTOS
Fallita l’accoppiata Vinicio-Jeppson, il Napoli ne tentò un’altra tutta brasiliana affiancando Manuel Del Vecchio a Vinicio nel 1958. Manuel era stato la “stella” del Santos dove stava per sbocciare Pelè che aveva sedici anni (Del Vecchio aveva sei anni in più). Acquistato dal Verona che lo cedette al Napoli per 90 milioni. Un autentico fuoriclasse, ma anche lui fallì l’intesa con Vinicio.
Beniamino Di Giacomo, il “bersagliere”, marchigiano di Porto Recanati, arrivò nel 1957 dalla Spal ed è stato uno degli attaccanti azzurri più prolifici (32 gol in 120 partite).

ALTAFINI, SIVORI, ZOFF
Negli anni Sessanta, risorto dalla serie B, il Napoli con Roberto Fiore presidente e Bruno Pesaola allenatore fece due colpi (Altafini e Sivori nel 1965), poi Gioacchino Lauro si assicurò Zoff e Claudio Sala.
Altafini dopo sette anni nel Milan era in rotta con la società dominata da Viani che lo accusava di scarso impegno e lo chiamò “coniglio”. Nel corso di una trattativa durata un’ora e 40 minuti, Fiore convinse il presidente milanista Felice Riva a cedergli Josè per 280 milioni con la clausola che il Napoli non l’avrebbe mai passato all’Inter. Anche Sivori, a Torino, era in rotta con la Juventus a causa dell’allenatore paraguayano Heriberto Herrera. Sul punto di essere ceduto al Varese, stuzzicato da Pesaola venne al Napoli. Lauro lo pagò 70 milioni e ci aggiunse la commessa di due motori navali alla Fiat per le sue navi.
Dino Zoff arrivò dal Mantova nel 1967 per 120 milioni più il portiere Bandoni alla società lombarda. Claudio Sala venne dal Monza a 21 anni nel 1968. Osteggiato da Altafini, rimase in azzurro un solo anno. Ferlaino lo vendette al Torino per 470 milioni.
Negli anni Sessanta, il Napoli fu molto attivo sul mercato. Zurlini, Panzanato e Bianchi formarono una fortissima linea mediana. Éierluigi Ronzo, mezz’ala di grande tecnica nel Milan, fu trasformato da Pesaola in battitore libero che impostava il gioco. Sbocciarono in prima squadra Antonio Juliano e Vincenzo Montefusco. Arrivò dal Brasile Canè, il bomber di cioccolato, un cuore azzurro.

DALLO SCUDETTO ALLA B
La clamorosa campagna acquisti del 1960 portò al Napoli Pivatelli, Mihalic e Bodi dal Bologna (cui fu ceduto Vinicio, mentre Pesaola andò al Genoa), Gratton dalla Fiorentina, Juan Carlos Tacchi e Girardo dall’Alessandria. Lauro, impegnato in politica, usava il Napoli per pubblicizzare le sue campagne elettorali. Promise lo scudetto. Ma lo squadrone del 1960-61 finì invece in serie B.

SCANDALO SAVOLDI
Sul finire degli anni Sessanta arrivò Hamrin (35 anni) a gettone, un milione a partita, seguito da Sormani (31 anni). Il Napoli imbarcava campioni a fine carriera. A inizio degli anni Settanta, quattro napoletani in campo: Juliano, Montefusco, Improta, Abbondanza. Giuseppe Bruscolotti arrivò giovanissimo nel 1972 dal Sorrento. Sergio Clerici (giunse nel 1973 a 32 anni) fu l’irriducibile condottiero del Napoli di Vinicio. Massa, Burgnich, La Palma vennero ad arricchire la squadra che lottò per lo scudetto.
L’arrivo di Giuseppe Savoldi nel 1975 fece scandalo. Valutazione dell’acquisto: due miliardi. Il Napoli pagò in contanti al Bologna 1.400 milioni e cedette al club emiliano Clerici e la comproprietà di Rampanti. Negli anni Settanta, grandi altri arrivi: Moreno Ferrario (1977), Castellini (1978). Paolo Rossi rifiutò di trasferirsi a Napoli.

ARRIVA L’INIMITABILE
I favolosi anni Ottanta cominciarono con l’acquisto di Ruud Krol che Antonio Juliano pescò in Canada (110 milioni al Vancouver). Musella giocò l’intero campionato 1981-82. Nel 1982 Ramon Diaz costò 3 miliardi, sprecati, un centravanti triste. Il boom nel 1984 con l’arrivo di Maradona (13,5 miliardi al Barcellona). Nello stesso anno ecco Bagni e Bertoni. L’anno dopo: Pecci, Giordano, Renica, Garella e il debutto di Ciro Ferrara. Allodi al lavoro per la squadra-scudetto. 1986: Francesco Romano (due miliardi) a mettere ordine, Carnevale a far gol pesanti, De Napoli (7 miliardi all’Avellino). Un colpo dietro l’altro. 1987: Careca (due milioni di dollari al San Paolo) e Francini. 1988: Giuliani, Crippa, Corradini, Fusi e Alemao (3,5 miliardi). 1989: Zola per 300 milioni dalla Torres e Massimo Mauro.

FONSECA E SCHWOCH
Conclusi i sette anni di Maradona, si va verso il precipizio. Nel 1991 dal Montpellier arriva Laurent Blanc. Una meteora. Nel 1992 la follia di Ferlaino per Fonseca (13 miliardi al Cagliari). Il 1993 è l’anno di Fabio Cannavaro, si afferma in porta Taglialatela, c’è anche Di Canio. Acquisti a josa. 1994: André Cruz, difensore brasiliano esperto in calci piazzati. 1995: il difensore argentino Fabiàn Ayala. Ne arrivano di tutti i colori. 1996: Beto, sei milioni di dollari al Botafogo, reclamizzato come il Baggio nero. Un tonfo. Il 1997: quattro allenatori, 32 giocatori e la retrocessione in serie B. Gennaio 1999: l’ultimo buon investimento: Schwoch dal Venezia per 3,5 miliardi, rivenduto al Torino per dieci.

CAVANI DOPO LA CADUTA
Dal Duemila, Napoli in picchiata. Follie, fallimento, retrocessioni. 18 miliardi di lire per lo svizzero David Sesa, un flop clamoroso. 11 miliardi per il portoghese Vidigal. 18 miliardi al Vasco da Gama per Edmundo (2001). Tramonta Ferlaino, Corbelli e Naldi verso la caduta. Arriva De Laurentiis. Si risale dalla serie C. 2,5 milioni di euro per Calaiò, l’arciere dell’assalto alla serie B. Una delusione Inacio Pià. Arriva Roberto Sosa dall’Udinese per dare una mano. Altri flop: Bucchi (3,5 milioni di euro) e De Zerbi (2,7 milioni di euro) per il campionato in serie B 2006-07.
Segnali di riscossa dal 2007 con gli arrivi di Hamsik dal Brescia (5,5 milioni di euro) e di Lavezzi dal San Lorenzo (6 milioni di euro, ceduto al Psg per 27 milioni dopo cinque anni). Maggio dalla Sampdoria per 8 milioni di euro nel 2008. Altri arrivi: Denis e De Sanctis. Dall’Udinese Quagliarella per 16 milioni di euro e la comproprietà di Domizzi al club friulano. Lo stabile resta solo un anno: ceduto alla Juve (4,5 milioni di euro per il prestito oneroso, 10,5 milioni di euro il riscatto da parte della Juve). Colpo grosso: Cavani dal Palermo per 17 milioni. Arriva Inler dall’Udinese per 13 milioni di euro: si presenta mascherato da leone …
MIMMO CARRATELLI

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