La 10 a Tevez tra l’indifferenza dei tifosi juventini (tranne uno)

Alzi la mano chi non ci ha pensato, almeno per un attimo. Dai, avete capito tutti di cosa sto parlando, non fate i finti tonti. Parlo di Tevez alla Juve. E non tanto per il giocatore in sé, buono o scarso, genio incompreso o semplicemente il classico “spacca-spogliatoi”. Questi sono discorsi calcistici, belli perché opinabili. Io mi riferisco alla maglia numero dieci, sbandierata dall’”apache” neo-juventino e dal suo presidente appena messo piede in Italia, manco Marotta e Andrea Agnelli ce l’avessero pronta da giorni.
La mente allora vola indietro negli anni, da Sivori a Platini, fino ad arrivare a Del Piero. Cinquant’anni di “stile Juve” cancellati con un colpo di spugna, in venti secondi, da un presidente che, evidentemente, quell’idea se l’è fatta entrare in testa in poco tempo. Da tifoso del Napoli, la maglia numero dieci non può che suscitare in me sentimenti contrastanti. Forti, sicuramente, ma in contrasto tra loro. La dieci dietro la maglia azzurra griffata con la “N” napoleonica significa Maradona, per il quale è stato creato appositamente il logotipo-neologismo D10S. Quando è finita l’immensità di Diego quella maglia è stata indossata da un suo degno erede, Gianfranco Zola, incoronato a Napoli dal pibe de oro in persona. Ma non dimentico che quella maglia ha contenuto corpi dai piedi molto meno valorosi, da Fausto Pizzi a Claudio Bellucci, prima di essere ritirata quasi definitivamente.
L’ultima onta, una doppia umiliazione a ben vedere, la nostra dieci l’ha subita quando la “N” napoleonica, insieme alla SSC Napoli, è stata cancellata da un fallimento societario assurdo, iniquo e paradossale. La Lega di Serie C, nella persona del Ragionier Macalli, non ammise deroghe nei due terribili tornei di terza divisione che il Napoli fu costretto a disputare. La circostanza diede una certa visibilità a illustri carneadi tipo Corrent e Bogliacino, prima di emettere gli ultimi respiri sulle spalle, vivaddio, del Pampa Sosa, in un Napoli – Perugia che significò quanto meno la fine di un incubo.
Cos’hanno in comune, almeno per me, Del Piero, Tevez, Maradona e Corrent? Risposta: un sms. Nei giorni scorsi pensavo “è possibile che agli juventini ‘sta storia della 10 a Tevez non faccia né caldo né freddo? Possibile che l’arrivo del (presunto) top player cancelli vent’anni di Del Piero? Vabbè che lo juventino medio tifa Juve perché vince, ma questo mi pare esagerato”. Tra parentesi, ho reso anche pubblico il mio pensiero sul social network, a dire il vero con espressioni un po’ più colorite. Ebbene, stamattina accendo il cellulare e mi arriva un messaggio da un amico, collega e tifoso della Juve. Finalmente uno juventino indignato: “Sono incazzato, è uno scandalo dare la 10 a un mercenario non juventino!”, mi dice. E io cosa posso rispondergli? Me ne sono uscito, ovviamente, alla napoletana: “Mettiamola così, se passi alla maglia azzurra avrai due certezze scientifiche. 1) La 10 l’ha indossata il più grande di tutti i tempi e 2) Non la indosserà più nessuno!”.
Paolo Esposito

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