Rafalution staff. Con Benitez addio titolarissimi (il turnover è legge)

Quando cominciarono il loro lavoro a Liverpool, tutte le convinzioni precedenti andarono giù. Demolite. Fu una tale svolta che in casa dei Reds nacque una parola nuova. Rafalution. Da Rafa + revolution. Merito dei metodi di Benitez e del suo staff, gli stessi uomini che dopo tanti anni ancora lo seguono nelle sue nuove avventure professionali, Napoli compresa.
Della preparazione atletica, anche a Castelvolturno, si occuperà Paco de Miguel, origini andaluse, una passione in famiglia per la carriera militare: lui stesso provò a iscriversi alla Escuela Naval Militar de Oficiales di San Fernando, il numero chiuso lo respinse. Ex mezzofondista, una passione smisurata per il calcio sin dall’infanzia, trascorsa a Barcellona dove il papà era stato trasferito per lavoro. Una vita da tifoso in esilio, perché Paco era del Real. Fino a quando il suo calciatore preferito, il tedesco Schuster, non passò all’Atletico. Il cuore di Paco lo seguì. Il suo credo: “Non c’è bisogno di ammazzarsi di lavoro in ritiro precampionato per restare in forma tutto l’anno. Il precampionato è una parte della stagione: non c’è alcuna necessità di fare cose diverse da quelle che si fanno durante il resto dell’anno”. Paco lavorava al Getafe quando arrivò la telefonata di Benitez. Era in casa con sua moglie. “Puoi prendere un aereo e raggiungermi?”, gli chiese Rafa. “Vengo anche a nuoto”, fu la risposta. La moglie si preoccupò: chi era? Lui rispose: Benitez. La replica di lei non fu proprio da manuale per il rinforzo dell’autostima: “E cosa vuole Benitez da te?”
Oggi Paco racconta che “fa parte del mio lavoro far capire ai giocatori come le rotazioni e il turn-over siano fondamentali durante una stagione, devono riguardare l’intera squadra. Nessuno è in grado di giocare tutte le partite”. Addio titolarissimi. La sua scaramanzia: indossare un orologio diverso per ogni manifestazione. Uno per il campionato, uno per la Coppa, una per la Champions. Non esulta mai ai gol, perché “dal momento in cui segni al momento in cui la partita finisce, può succedere ancora di tutto”.
Il miglior amico di Paco de Miguel è Xavi Valero, preparatore dei portieri, anche lui con Benitez a Napoli. Quaranta anni da poco compiuti, Xavi è un grande esperto di birre di tutto il mondo. Ama fare lunghe passeggiate, andare in giro per musei o al cinema d’essai. Non pensate a Xavi come all’uomo che lancia palloni ai portieri e la sera se ne va a casa. Quando El Nino Torres superò quota 30 gol in una stagione al Liverpool, fu lui che ringraziò. “Non avevo mai lavorato con uno come Xavi. Ogni settimana – disse Torres – mi ha fatto preparare la partita dicendomi che tipo di portiere mi sarei trovato di fronte: su quale lato si butta più spesso, se preferisce restare in piedi o se si lancia sui piedi, informazioni che per me sono state vitali”.
Una regola ha posto subito Rafa al suo staff. Non si parla in spagnolo durante l’allenamento. In Inghilterra era obbligatorio l’inglese. Con tanto di equivoci per via della pronuncia. Un giorno Rafa chiama in disparte un giocatore che stava provando una serie di tiri e gli consiglia di fare attenzione al vento. Solo che quello capisce wine anziché wind. Fai attenzione al vino, e quasi si offende. Mentre a Paco che urlava “back straight boys”, schiena dritta ragazzi, i giocatori risposero sfottendolo un po’ e intonando un pezzo dei Backstreet Boys.
Altri due uomini Benitez proverà a portare con sé a Napoli. Vorrebbe di certo al suo fianco Donald McDonough, il tattico. Studia gli avversari come pochi al mondo, nel suo campo è una celebrità. Tutto inizio a febbraio 2007, quando per gli ottavi di Champions Barcellona-Liverpool suggerisce di spostare Arbeloa da destra a sinistra per far marcare Messi. Sembra una follia, invece è un trionfo. Spesso va a vedere le partite dalla tribuna stampa. “Oh, ma sono troppo concentrato sulla partita per prestare attenzione alle chiacchiere dei tanti espertoni che siedono lì”. Ex allenatore del settore giovanile del Liverpool, tifosissimo dei Reds, cura i report per Benitez sui futuri avversari. “Finita una partita, la mattina dopo Rafa già vuole che gli consegni quello nuovo. Poiché servono 3-4 giorni per prepararli, io nel gruppo sono quello che sta sempre una partita avanti. Per le gare di campionato non ci sono problemi, ma è incredibile come ormai sia facile recuperare anche il dvd della più insignificante partita in Bulgaria, se hai i canali giusti”.
Resta da coprire il ruolo di vice. Benitez rivorrebbe con sé Boudewijn Zenden, olandese, ex nazionale, 37 anni. Ne aveva 18 quando al Psv rimediava un po’ di soldi sfidando a calcio-tennis i compagni di squadra. Tutti regolarmente battuti. Fino al giorno in cui a Eindhoven arrivò dal Brasile Luis Nazario de Lima, detto Ronaldo. Lo sfida una volta, e perde. Perde la seconda, perde la terza, le perde tutte. Così a Zenden viene un’idea. Ehi, fenomeno, da oggi giochiamo in coppia e sfidiamo gli altri. La rafaluzione si fa con questi uomini qui.
Il Ciuccio

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