È stato Mazzarri a creare questa situazione, ora ha il dovere di parlare

C’è un’idea che gli uomini di calcio fanno fatica a digerire. Credono che le domande dinanzi alle quali si ritrovano a fine partita siano semplici curiosità spicciole da soddisfare. Hanno grandi difficoltà nel comprendere che in realtà le loro risposte sono un dovere. Parlano alla loro gente. Sono comprese nel prezzo del biglietto e nella cifra lorda dell’ingaggio. Proprio non ci arrivano che in certi momenti parlare non è una scelta, parlare si deve. Oggi, per esempio. Oggi si doveva. Dopo quel giro di campo, dopo le trombe del San Paolo così spremute come nei giorni felici, e il caldo, diomio quel caldo che arriva solo nei momenti veri, dopo tutto questo si doveva. Invece Mazzarri si è defilato. Ha voluto la squadra intorno perché da solo non riesce più a portare questo peso. Ha salutato il pubblico con la testa bassa, quasi imbarazzato, il linguaggio del corpo chiarissimo. Il linguaggio verbale invece assente. Non è neppure la prima volta. È la prima idea che gli viene nei momenti difficili. Prova fastidio per le domande. Dà l’idea di volerne sempre fare a meno. Soprattutto in certe occasioni. Ma un allenatore che vuol fare solo l’allenatore, oggi, diventa non più di un professore di educazione fisica. E non ci sono professori di educazione fisica che guadagnano milioni.
Dice: ma in tv gli avrebbero chiesto le solite cose. Certo. Ovvio. Per fortuna. Del resto cosa vogliamo sapere noi tifosi, oggi? Se Armero può fare anche l’interno o cosa farà Mazzarri l’anno prossimo? Del resto, nel tunnel delle solite domande, è andato a infilarsi Mazzarri da solo, e non ieri, non il mese scorso, ma a ottobre. Era il 18 ottobre quando confessò in un’intervista che stava pensando a fine stagione di prendersi un anno sabbatico. Il 18 ottobre. Con il Napoli primo in classifica. Nella settimana che portava a Juve-Napoli. Ripeto: nella settimana che portava a Juve-Napoli. Un disastro di comunicazione. Così come una disastrosa leggerezza è stata oggi mandare Frustalupi in tv. La tv non è un contentino da distribuire a fine stagione ai collaboratori per fargli fare bella figura. Perché poi la bella figura non la fanno. In tv bisogna saperci stare. È difficile, difficilissimo, una delle cose più complicate per un professionista. Se proprio Mazzarri non voleva andarci – sbagliando, e peraltro violando l’accordo sui diritti tv – allora non aveva alcun titolo per delegare Frustalupi. Perché di Napoli-Siena, alle tv, a noi, al mondo, non ce ne fregava niente. Se Mazzarri in tv non voleva andarci, doveva andarci il presidente. Perché l’assenza dal video diventa un problema non per Mazzarri, ma per il club. Per la sua immagine. E con l’immagine oggi ci fai il calciomercato. Un disastro, del resto, era già stato lasciare il club senza una voce forte sotto lo scacco del processo per le scommesse e nei giorni dell’arrivo della finanza a Castelvolturno. Il presidente all’estero, il vuoto in tv. Ora Mazzarri decida. Cosa dobbiamo aspettare: la finale di Coppa Italia? De Laurentiis glielo chieda. Subito. Il tempo è già scaduto.
Il Ciuccio

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