Cavani è il più forte attaccante del Napoli che abbia mai visto

Il primo centravanti che ricordo nitidamente (anche perché fece non poco clamore) è Savoldi. Il suo acquisto creò una grave frattura in famiglia. Mio nonno, per protesta contro la cessione di Clerici e lo smantellamento del Napoli di Vinicio, decise di non andare più allo stadio. Dopo mister due miliardi ci furono una serie di mediocri (Pellegrini, Capone, il povero De Rosa, Penzo). Poi il settennato di grazia condusse a Napoli due attaccanti di razza, oltre a Lui, ovviamente. Stravedevo per entrambi, Giordano e Careca, due giocatori immensi.
Ma il passatismo stavolta non regge. Tra quelli che ho visto io, non ho dubbi: Cavani è il più forte attaccante che il Napoli abbia avuto. Sì, certo, tecnicamente non c’è paragone con i due mostri sacri. Giordano toccava la palla come solo Diego sapeva fare, era quello più prossimo a lui. E Careca univa una tecnica brasileira a una straordinaria velocità e a un destro che in diagonale non perdonava: segnava gol memorabili. Due per cui perdevi la testa e non la recuperavi più. Eppure, sembrerò blasfemo, nessuno dei due ha avuto sul Napoli l’impatto che ha avuto Cavani.
Centouno gol in tre anni. Numeri da fantascienza. Ricordo il primo, anzi i primi due. In Svezia, a Boras, contro l’Elfsborg, davanti ai nostri occhi. Due palle ebbe e due gol realizzò. E non si fermò più. Non ricordo quando fu che gli vedemmo sbagliare il primo gol. Sembrava un indemoniato. Non si fermava mai. Rientrava, copriva, aiutava e poi nell’area avversaria non perdonava. Calcia in ogni modo: destro, sinistra, testa, di prima, a rientrare, a pallonetto. Il centravanti. Come quelli della mia generazione non avevano mai visto. Un extraterrestre. Soprattutto dal punto di vista mentale. È stato Cavani a far compiere alla squadra il salto di qualità. È programmato per vincere. Va in campo concentrato come nessun altro e non dimentica mai l’obiettivo. È sempre stata questa la differenza tra lui e gli altri, una differenza che si percepisce fisicamente. La sua voglia di vincere straripa, riempie il San Paolo, ti contagia.
Ovviamente anche Edinson ha i suoi difetti, ci mancherebbe. Il suo egoismo, il suo cannibalismo, il suo solipsismo. Ne avrà sicuramente giovato dall’incontro con Mazzarri che ne ha esaltato le doti da prima punta e da bomber di razza. Ma uno così – in questa squadra – difficilmente lo dimenticheremo. Se vuole andar via, che vada. Ma se c’è una speranza di trattenerlo, beh sarebbe un delitto non provarci.
Massimiliano Gallo

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