Il piduista Bisignani ammette che De Laurentiis aveva ragione su Beretta e racconta che papa Bergoglio è lavezziano

Nell’agosto del 2011, Aurelio De Laurentiis attaccò duramente la Lega Calcio e in particolare fece una sorprendente insinuazione: “Il presidente Beretta è un protetto di Bisignani, non capisco perché c’è ancora se ha accettato un incarico in Unicredit. Dobbiamo aumentare gli introiti: per quanto riguarda le tv, aspetto di capire le mosse di Mediaset: Berlusconi deve pagare 560 milioni di euro per il Lodo Mondadori”. A distanza di due anni è uscito è un libro che dà ragione al presidente del Napoli. A scriverlo lo stesso Bisignani, faccendiere piduista per anni “invisibile”, condannato per la maxitangente Enimont (Prima Repubblica) e lo scandalo P4 (Seconda Repubblica) nonché longa manus affarista dell’andreottian-berlusconiano Gianni Letta. Il faccendiere racconta proprio come andò la nomina di Beretta alla Lega Calcio. Non solo. Bisignani millanta una certa familiarità con il papa argentino Francesco e racconta le visite romane dell’allora cardinale boarense Bergoglio, interessato soprattutto a una cosa: la parabola del Pocho Lavezzi nel Napoli. Ecco i due estratti dal libro intervista di Bisignani e Paolo Madron. Fabrizio d’Esposito BERETTA, UN’IDEA DIVERTENTE Ci fa un esempio di come funziona la sua rete? Le cito una vicenda recente. Mi venne a trovare Maurizio Beretta, ex direttore di Rai1, attuale presidente della Lega calcio. L’allora presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, lo aveva ingiustamente sostituito alla direzione generale della Confederazione. Arrivò da me avvilito. Parlando con lui ebbi l’intuizione che potesse essere un ottimo candidato per la presidenza della Lega calcio, in quel momento lacerata da guerre intestine. Gli spiegai perché, e lui rimase incredulo e basito. E come ne costruì la candidatura? Cominciai a parlarne ad alcuni amici che bazzicano nel mondo dello sport, da Claudio Lotito a Flavio Briatore. La battaglia a un certo punto si era fatta difficile, io mi divertivo mentre Maurizio seguiva un po’ scettico il corso degli eventi. Una mattina mi chiamò e disse: “Grazie tante, Luigi, ma io mi ritiro”. Missione fallita. Rammentandogli che entrambi eravamo democristiani gli risposi: “La differenza tra di noi è che io sono andreottiano, perciò tenace. Tu della sinistra, ovvero di quelli che mollano subito”. Risultato: diventò presidente della Lega calcio, incarico che nel gennaio 2013 gli è stato riconfermato. Prezzo della consulenza andata a buon fine? Nessuno. In questi anni gli ho chiesto una sola volta due biglietti per un mio amico avvocato, tifoso del Napoli, Gianpiero Pirolo, che voleva seguire la sua squadra all’estero. BERGOGLIO E LAVEZZI Salutati i fedeli in sacrestia, Bergoglio andava a mangiare con i sacerdoti. In cucina controllava personalmente la cottura del ragù. Spesso prediligeva il locro, una tipica minestra argentina con carne e mais. E qualche volta si deliziava con un asado, a base di carne argentina tipica come il bife de lomo o il bife de chorizo. Caffè, ammazzacaffè? Al termine sempre un mate, una bevanda argentina conosciuta come il tè dei gesuiti, rigorosamente amaro. E sa qual era nelle trasferte romane degli anni scorsi il primo argomento a tavola? Non ne ho idea. Ezequiel Lavezzi, il calciatore che stava facendo un grande campionato con il Napoli e oggi gioca nel Paris Saint-Germain. Bergoglio e un appassionato di calcio e tifoso accanito del San Lorenzo de Almagro, con tanto di abbonamento in tribuna. E in quella squadra che Lavezzi ha cominciato a brillare prima di essere venduto al Napoli. E dopo pochi mesi una delle udienze piu lunghe l’ha dedicata al capitano dell’Inter, Xavier Zanetti. E perché il papa è tifoso del San Lorenzo e non di una delle grandi squadre argentine come il River Plate o il Boca Juniors o l’Independiente? Non è certo un caso. Il San Lorenzo de Almagro nasce nel quartiere molto povero di Boedo grazie a un salesiano, Lorenzo Massa, diventato santo, che tolse i giovani, per di più di colore, dalla strada per farli giocare nell’oratorio. A una condizione, però: la domenica tutti a messa. E così iniziò l’avventura di questa squadra con la maglia a strisce verticali rosse e blu, fondata nel 1908, che ha vinto tredici campionati, l’ultimo dei quali, purtroppo per Bergoglio, molti anni fa. Papa Francesco avrà anche pregato per la sua squadra? Altroché. Quando la società stava per fallire, Bergoglio celebrò una messa nella cappella del club per chiedere che le cose si rimettessero a posto. Un miracolo che si avverò.

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