De Laurentiis nega il San Paolo a Cannavaro. È erba di casa sua

Voleva portare Pino Daniele ed Edoardo Bennato, solo che s’è sentito rispondere come se stesse cantando Massimo Ranieri. Questa è erba di casa mia, ha gorgheggiato Aurelio De Laurentiis a Fabio Cannavaro, l’ex ragazzo che dedicò il Pallone d’oro ai bambini di Napoli e che voleva dare l’addio al calcio al San Paolo, per raccogliere fondi da destinare alla ricostruzione della Città della Scienza. Bello, nobile, comunque un evento.
Invece, per il presidente, da ricostruire c’è prima il San Paolo. Altrimenti le Coppe dell’anno prossimo sono a rischio: l’ultima in casa si gioca contro il Siena il 12 maggio, dal giorno dopo devono cominciare i lavori. Cannavaro dal canto suo si chiede perché dei lavori fin qui rinviati debbano iniziare proprio il 13, e non magari 24 ore dopo. Per questo, salvo sorprese, la partita non si farà. E non si farà il concerto che a margine della partita andava organizzando Fabio Cannavaro, il quale – non ci sfugga – è il fratello del capitano della squadra del presidente, e a suo tempo venne già respinto quando tentò di chiudere la carriera con la maglia del Napoli. Se non si può il 13 maggio, ha rilanciato Cannavaro, il presidente ci dia sin da adesso il via libera per il 2 settembre. Tace il presidente dalle Maldive, strano. Tace il sindaco dal lungomare liberato, strano pure di più, perché il Comune è proprietario dell’impianto. va a finire che Cannavaro si stufa e porta i suoi invitati (Messi, Ronaldo, Zidane, Maradona, Totti, Buffon) da qualche altra parte. “Ecco cosa farò, m’illuderò che sia erba di casa mia”.
Il Ciuccio

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