“Oj ‘lloco, è isso, è Jeppesonne!…”

L’estate del 1952 fu fedele alla sua natura: calda e assolata, spingeva il sole a inondare e riscaldare la piazza vomerese dominata dal muraglione dello stadio, settore “distinti”. La notizia si era diffusa da giorni: l’acquisto con cifra iperbolica (per quei tempi ) del centravanti svedese che nell’Atalanta aveva spopolato. Qualche foto sui giornali mostrava un giovanottone alto e robusto. Quando apparve all’ingresso degli spogliatoi, sulla piazza dello stadio, il gruppo di tifosi in attesa ebbe un fremito. Tutti di corsa verso quel cancello. ”Oj ‘lloco , è isso , è Jeppesonne!…”. Lui ci guardò, lo sguardo sorridente, un po’ preoccupato. Ma in quei tempi un codice segreto nel Dna degli appassionati regolava nei giusti limiti entusiasmi e frenesie. ”Sì bello, sì gruosso, l’e’ a fa’ schiatta”’…Noi ragazzi, scalmanati. Ma anche i tifosi adulti in pochi secondi si ritrovarono sospinti in un’epoca trascorsa, in un tempo che non era piu’ nel presente ma proponeva la prosecuzione improvvisa e scoppiettante dell’infanzia lontana. Jeppesonne! Autografi, pacche sulle spalle. Poi il gruppo azzurro (Casari, Viney, Amadei e gli altri nuovi arrivatri Pesaola e Vitali) lo spinsero oltre il cancello. Da quel giorno Hans, detto Hasse, entrò nella vita di migliaia e migliaia di ”patuti” che rincorrevano il sogno di una squadra forte e autorevole, dolce vendicatrice di una ”malatìa” di antica data. Le vigilie degli incontri piu’ impegnativi conoscevano, accanto alle preoccupazioni, anche un rassicurante pensiero di possibile felicità, incarnato nella fisionomia di Jeppson, nel suo fisico atletico, nei suoi capelli biondi che richiamavano personaggi di favole venute da lontano. In un giorno di metà novembre si manifestò uno degli incantesimi. Al Vomero arrivo’ il Milan del trio Gren, Nordhal, Liedholm, tre fuoriclasse inesorabili Piuttosto avversi i pronostici. Quarantamila spettatori nel vecchio stadio. Tifo a mille ma molta preoccupazione negli occhi e sulle facce della gente. Nordhal, detto il pompierone per la sua gran mole, segnò due gol. Ma Jeppson guidò il Napoli alla vittoria, mise a segno due bei gol, un altro lo segnò Amadei, il quarto venne da un’autorete di Zagatti, impaurito da Jeppson. Una ”santabarbara” di mortaretti, una cascata di applausi, grida, invocazioni. Per lui, per Hasse, sgorgavano nell’aria vibrazioni di contentezza. Non vincemmo lo scudetto, alla fine. Ma quell’anno, e dopo, lievitarono sogni e speranze destinati a realizzarsi piu’ tardi. Con Jeppesonne arrivammo al quarto posto. Il suo stile, il suo modo elegante di fare un dribbling, scartare gli avversari o ”gonfiare la rete”, è plasmato nel disegno delle nuvole bianche, nel cielo del Vomero. Mimmo Liguoro

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