Gli juventini hanno fame. Noi invece parliamo d’altro, come se la Coppa Italia non ci interessasse

Ho un vuoto e non capisco perfettamente cosa e dove sia. Non sto comprando giornali. Ho scioperato anche sul web. Beh, in realtà ancora non sono nel buio ma mi sto accingendo ad infilarmici, lo so. Qualche occhiatina l’ho menata. Giusto un paio di sguardi su qualche sito ma con poca curiosità e poca attenzione.

Sì, lo so, sono i primi usuali segnali che non provocano le partite qualsiasi. Il lento processo preparatorio all’attesa e alla relativa tensione e, a breve, mi eclisserò nel mutismo e soprattutto nella sordità. E’ un iter collaudato. Per cui, approfittando anche degli impegni, sto prolungando la lontananza dalle tentazioni informative. Anche se, fuori zona, è molto più facile imbattersi negli umori e nelle preoccupazioni dei tifosi. Preoccupazioni che questa particolare partita e il contorno stanno facendo lievitare.

Cerco però di non lasciarmi coinvolgere e travolgere troppo. So che non sarà una partita qualsiasi anche per questo. Ma sono fiducioso e non voglio infilarmi anche io in alibi in cui non mi ci ritrovo. Anche perché, quelli che nascondono una violenza, non mi appartengono. Alibi come quelli delle percosse ai disabili, alle donne o ai bambini di un mese fa non hanno senso. Non ha senso riproporli ora, come se poi stessimo parlando di tifosi. Perché in quella storia, i napoletani, gli juventini e i torinesi non c’entrano. I tifosi sono altro, ben altro. Siamo ancora nella sfera del genere umano. E poi sono certo che ogni cosa è stata calcolata e tutto andrà liscio. Allo stadio, e nei dintorni.

Vado in crisi invece, quando si parla di mercato. E nei vari incontri c’è sempre chi ti vuole propinare il suo scoop a tutti i costi. Cugini, nipoti, zii, lontani parenti che per un giro allucinante di parole ed informazioni, sono venuti a conoscenza di presunte verità che forse nemmeno i protagonisti sono così certi di sapere: Cavani all’estero, Lavezzi all’Inter, Mazzarri alla Lazio e Gasperini, Ranocchia, Criscito e Palacio al Napoli. Uaneme.

Ad aggrovigliarmi le meningi alla vigilia di questo incontro proprio non riesco. Mi chiedo però perché se ne parli così poco. Cioè, non sarà la finale di Champions, né la Coppa Rimet, ma penso che per noi, sicuramente per noi, abbia una grande importanza. Per noi, che siamo abituati ad alzare le mani non per tenere trofei, ma solo quando c’è il coro intonato dalla curva. Eppure tra le persone che ho incontrato e le mie striminzitissime visite ai siti di informazione e per le bacheche di facebook, ho ritrovato molte, tante, troppe, discussioni su tutto ciò che sta accadendo al di fuori del campo e poco, pochissimo, quasi nulla, sulla partita. Quale sarà la formazione? Dzemaili (purtroppo) al posto di Gargano, Cavani, Hamsik e poi? Giocherà Dossena? Sicuro? E la Giuve?

Non saprei, non capisco. Sarà che c’è un timore, sarà per scaramanzia, sarà che ci si vuole distrarre, sarà…

La Finale di Coppa Italia? No, grazie. Il futuro e il passato: le bombe di mercato dei cognati danesi, quelle che ci fanno ingurgitare quotidianamente i più vicini ai procuratori che hanno tutto l’interesse a non far capire nulla; la festicciola dell’altro giorno con lo sbobinamento dettagliato, parola per parola, delle dichiarazioni e delle inflessioni della voce del presidente al pubblico, con le immancabili confidenze fuori microfono; la telenovela Lavezzi, con tutta la possibile batteria di sostituti, come se il Papa fosse giá morto; le effusioni della Vecchia Signora (ma guarda caso?!) per eventuali avances a Cavani che intanto ci spiega le sue Olimpiadi; il nuovo taglio all’ultimo grido di Hamsik; un accenno alla storia delle nostre buone partecipazioni alla Coppa e l’espandersi sempre maggiore della preoccupazione di vivere una domenica di follia più che di calcio. In più, per i più masochisti, dosi e dosi di rammarico e rimpianto per ciò che poteva essere nella stagione e non è stato. Una sorta di tortura autoimposta.

Dall’altro versante? Il silenzio. Niente. O poco.

Non ho sentito notizie di mercato accostate a giocatori bianconeri, non si respira il loro umore, non si è capito quale modulo e quale nuovo barbiere adotterà Conte, non si sa chi siano, quanti siano e cosa portino, e il silenzio piano piano si sta impossessando del tempo, nonostante da pochissimo abbiano vinto uno agognatissimo ed insperato scudetto, rappresentante forse, uno dei più importanti della propria storia. Dalle alpi, non vola una mosca, non un sibilo. Non credo che lì si parli del futuro o del passato, se non quello che avverrà tra 2 giorni. Qualche spalmata di miele su Del Piero, un paio di affermazioni e un paio di dinieghi di Agnelli e le news da recuperare sui giornali alla moda sull’ultimo look lanciato da Lapo. Stop. E non stiamo parlando di  un club che ha vinto solo un paio di scudetti e solo  3 o 4 coppe Rimet, eh… Avranno un vuoto anche loro come il mio? Secondo me, è fame…

…e io domenica voglio vincere.

Forza Napoli Sempre

La 10 non si tocca.

Gianluigi Trapani

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