Allo Juventus Stadium il parcheggio costa venti euro

A me è sembrato tutto uno scherzo. Ho sperato che lo fosse. Nella nottata, quando sono tornato a casa, ho pensato che entrando dalla porta mi stesse attendendo un cartello con scritto “sei su scherzi a parte”. E non trovandolo, ho fatto una corsa in camera e di spalle allo specchio ho allungato l’occhio per cercare il pesce d’Aprile lungo la mia schiena. Niente. Sky sport per fugare ogni dubbio, con la ripetizione ossessiva dei gol giuventini, mi ha definitivamente fatto realizzare che tutto ciò che era appena avvenuto non fosse un incubo, ma la realtà.
Ho pensato ad uno scherzo non solo per la partita pessima in sé, ma per una serie di circostanze che si sono susseguite come nuvole fantozziane che hanno voluto prendersi gioco di me.

Giunti nei pressi dello stadio, un addetto ci informava che nella zona ospiti per le auto non ci era permesso entrare e che l’unica soluzione percorribile poteva essere il parcheggio vicino immerso tra sciarpe e bandiere bianconere alla modica cifra di euro 20. Appena usciti dalla vettura, le prime persone che abbiamo incontrato sono state due folti gruppi che parlavano spiccatamente il nostro dialetto. “Ohibò, siamo a casa?” ha pensato il Catapo, compagno di avventure. Macché, tali soggetti indossavano una maglia nera con scritto “club Juve Ischia”.

L’impianto effettivamente è molto bello e moderno e il primo pre-filtraggio è stato celere e senza intoppi. E mentre pensavo “magari l’ingresso a Napoli fosse così”, per oltrepassare il secondo passaggio abbiamo impiegato quasi un’ora, ammucchiati in perfetto stile San Paolo. Poco dopo, superata la calca, ci hanno impedito di portare uno striscione e non perchè ci fosse scritto “Conte: crescina o creatina?”, ma perché superava le misure imposte dalla sicurezza. Unica soddisfazione è che tutti i tifosi hanno voluto però condividerlo con foto e filmini come se fosse la Fontana di Trevi. Lo abbiamo lasciato lì, insieme agli altri cartelli e agli accendini che non siamo riusciti a nascondere. Ci siamo accomodati nel nostro settore, in un angolo, e abbiamo dato un po’ di colore e calore allo stadio, bello sì, ma grigio e mesto, un po’ come i loro coretti da oratorio. Unica pecca: da entrambi i lati eravamo divisi solo da un vetro abbastanza basso che mostrava le facce dell’odio, per cui, ogni tanto, capitava di ritrovarsi bagnati fradici o colpiti da qualche mozzicone viaggiante, senza contare l’urlo “noi non siamo napoletani”, che in realtà era abbastanza rincuorante. A questo slogan abbiamo risposto sempre con gli applausi di rito.

Poi la partita. Uno scempio. In tutta sincerità, nonostante sappia che ci siano stati degli errori e un atteggiamento arbitrale indisponente, non riesco proprio ad appendermici, perché non c’è stato equilibrio sul campo. Loro correvano il triplo ed arrivavano sempre per primi sulla palla. Solo Gargano è riuscito a tenere il passo degli avversari a livello di corsa, sebbene anch’egli abbia commesso degli errori. E la difesa non la crocifiggerei, perché l’aiuto degli altri reparti è stato quasi nullo e non era semplice arginare avversari che avevano costantemente il pallone tra i piedi, mentre i nostri tre attaccanti giocavano a nascondino, non facevano movimento e solo in rarissime fasi sono riusciti a tener palla e far salire la squadra. Sono rimasto molto deluso, perché mi aspettavo una prestazione col coltello tra i denti, mentre mi sono sembrati sciatti e senza idee. E poi,se sai che i calci piazzati sono un problema (visto che li calciava un certo Pirlo), non puoi regalarne a dozzine nei pressi della nostra area con falli così inutili. Mi è sembrato di rivivere il remake della partita col Chelsea. E infatti così è andata a finire. Maggio out dopo pochi minuti, primo tempo di studio, ma mai dando l’impressione di essere dentro la partita e beffa delle beffe, dall’ennesimo calcio piazzato è andato a segno proprio uno che sino a questo momento della stagione si era messo in evidenza per errori e sberleffi di ogni sorta e convocazioni in nazionale immeritate: Bonucci. Uno che è ancora fischiato dai propri tifosi. Il prosieguo, una reazione passiva in attesa che dal cielo scendesse un aiuto divino che puntualmente non s’è verificato. 3-0 senza attenuanti e senza mai impensierire Buffon. L’immancabile gol dell’ex e l’intero stadio che intonava “o surdato innamorato” mi ha definitivamente annichilito.

Il post partita in attesa di uscire è stato poi uno stillicidio aggiuntivo: tifosi che chiedevano la testa di tutti, il megaschermo che ci intratteneva con la storia della Giuve, con il ribrezzo di osservare, oltre che Conte, anche Chiellini esultare. E il loro allenamento defatigante tra sorrisi ed allegria mi ha fatto maturare l’idea che potesse essere uno scherzo. Coca cola e patatine che costavano quanto l’oro, un paio di celerini troppo nervosi e, per concludere il quadro, ho pensato che ci sarebbe mancata solo la linguaccia dell’ammuffito numero 10. Dopo più di un’ora siamo usciti e comunque si sono vissuti attimi concitati con scontri tra tifosi locali che cercavano di avvicinarsi e polizia che invece faceva da muro. Immangiabile infine un panino che aveva la consistenza del compensato ad un furgoncino poco lontano, con salsicce e patatine che avevano il sapore dell’aria.

In ultimo, ritornando a casa, in autostrada, ho riletto la sfilza di messaggi di “amici” giuventini, intrisi d’amore e la beffa finale: scoprire che coloro che sino a 10 minuti prima della partita mi avevano abbuffato con la storia del provincialismo e della mia piccola mente anti-giuventina, hanno invece condiviso pensieri e parole sporche ed odiose contro i bianconeri senza un minimo di coerenza, mi ha definitivamente depresso.

Lo so, non è uno scherzo. Non ci sono cartelli, né pesci d’aprile appesi alla schiena e questa è davvero dura da digerire, ma se esiste una giustizia divina, tutto avrà un lieto fine. Non so come e il perchè. Ora non ho la lucidità per pensarci. Probabilmente bisognerà non fare tutto ciò che abbiamo fatto e fare tutto ciò che non abbiamo fatto ieri sera. Ma so esattamente quando. Domenica prossima sarà solo l’inizio… Rialziamoci, ora!

Forza Napoli Sempre
La 10 non si tocca.
Gianluigi Trapani

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