Parma-Napoli, ecco la mia “Divina Commedia”

C’è un vocio incessante, è il brusio dell’attesa. Manca ancora un’ora all’inizio della gara e molti tifosi intorno a me sono con l’impermeabile perché era prevista pioggia, ma fa caldo e, nonostante il cielo coperto, dubito che ci bagneremo stavolta.
Gli spalti piano piano si stanno riempiendo e l’atmosfera è ancora tiepida. Di fronte c’è un edificio attaccato allo stadio e i più fortunati guarderanno la partita direttamente dalla sala da pranzo, magari mentre la signora sta per buttare la pasta. Beati loro, ho i crampi allo stomaco. Poco vicino c’è un ragazzo che da più di 20 minuti fa sventolare la bandiera del Cile e gli altri amici del suo gruppo hanno una parrucca azzurra che mi ricorda i tempi di Schwoch. Altri, vista l’ora, sfogano l’attesa su panini e frittate come ad un pic-nic e ne offrono un po’ a tutti. Si socializza:“Di dove sei? Uà di Acerra. Ho un cugino che abita lì. Dammi il tuo numero che magari ti vengo a trovare”. Più distante un bimbo microscopico bacia la mamma. Indossa una maglietta ancor più piccola con alle spalle il nome “Rino”. Si chiamerà Gennarino, anche se ho pensato a Marechiarino, visto che ha il numero 17. Una ragazza mi chiede se posso scattarle una foto con il suo fidanzato. “Mi raccomando cerca di prendere un po’ di campo alle nostre spalle”, mi dice sorridendo. Altri ancora fanno pronostici sulla formazione, altri parlano di fantacalcio e altri di bollette. Della solita unica partita che ha fatto saltare la scommessa. Il Chievo avrà fatto incavolare un po’ tutti, a me ha fatto solo godere. C’è chi smanetta col telefonino, c’è chi parla delle prossime vacanze al mare e chi si interroga sulla impossibilità di trovare biglietti per la partita col Chelsea. Mentre nell’aria si sentono le solite zaffate aromatiche che inebetiscono e le note di “Caruso” per ricordare Lucio Dalla.
Di tanto in tanto si intona qualche coro e al “chi non salta parmigiano è” trema tutta la gradinata. Anche in tribuna c’è chi s’è messo a zompare. Fa un po’ paura. Poi, un applauso prolungato e le urla di festa spezzano quel terremoto. Gli atleti sono finalmente in campo per il riscaldamento. I nostri sono proprio sotto la curva. Un manipolo di tifosi si accalca per scattare qualche foto, mentre i fotografi all’interno del terreno di gioco sbadigliano nella loro pettorina rosa. Non avverto simpatia per loro, sembrano giuventini. Applausi per tutti e un coro per il Pocho, che ringrazia, si leva dal cuore della curva. Mi associo, ovviamente. C’è il matador, c’è la cresta di Hamsik, c’è Dzemaili, Britos e Grava. Sarà una difesa inedita. Poi c’è chi urla forte il nome di qualche calciatore per farsi rispondere e chi invece si è piazzato dietro la porta di Morgan ad urlargli “non mollate, non mollate”.
Ormai siamo in pieno clima. I ragazzi sono rientrati negli spogliatoi. E’ quasi l’ora, la partita deve solo cominciare. I tifosi iniziano a cantare con più intensità, si è acceso un fumogeno e in poco tempo diventa una bolgia. Gli avversari tentano di rispondere, ma i fischi e i cori dei nostri non mi fanno capire cosa dicono. Nella loro curva ci sono molti spazi vuoti, mentre stranamente la tribuna è colma. Questo mi fa pensare che da queste parti il fine mese lo trascorrono con più serenità.
Ci siamo. Sono tutti in campo. Uno striscione dalla curva opposta recita: “Lega e sky, ma a quest’ora non mangiate mai?” e a tal proposito mi chiedo anche se vadano mai a dormire, visto che noi giochiamo sempre in notturna.
Ecco, è iniziata. Ormai non si capisce più niente. E’trance.
Grava commette subito un fallo su Giovinco e si fa ammonire e un uomo in perfetto stile british urla: “Giovì, torna all’asilo”. Lavezzi si fa anticipare e un altro, dietro di me, comincia a lamentarsi: non lo vedo bene il Pocho. E’ la solita nenia che mi tocca. Ma fa che questo mi segue ad ogni partita? Okaka è enorme e non riesco a capire perché sia proprio Grava a doverlo marcare sui calci d’angolo, mentre il Giuffrè mi ricorda i nomi di tutti i calciatori parmensi: Musacci o Musacchio? Loro pressano sin dentro la nostra area, sembrano in palla. Gabriella vicino a me inizia scoraggiarsi, ma poi il Matador in un contropiede rischia la faccia e Maggio una gamba per recuperare una palla ormai persa e allora perché non crederci? Britos chiede subito il cambio per un infortunio che tarda ad arrivare e Cannavaro urla a Gargano di non scappare via perché Miguel a stento riesce a camminare. Finalmente entra Campagnaro e l’urlo “Hugo Hugo” è formidabile. Le squadre si studiano ma le folate non mancano. Lavezzi tenta il suo solito tiro a giro, ma va di poco a lato e Mariga si divora una rete, così come Galloppa che la tira altissima da posizione favorevole. Mentre al Matador ne viene annullato un altro che ci fa spezzare l’urlo in gola.  Grava commette un altro fallo rischiosissimo e poco dopo anch’egli chiede il cambio. La dea bendata non ci assiste. Entra Fernandez. Poco dopo il Pocho ruba palla a Giovinco e con una derapata rallystica degna del miglior Sebastian Loeb si incunea nella difesa avversaria. Scarica per Cavani che con uno dei suoi movimenti preferiti riesce a divincolarsi dalla marcatura e i un attimo si ritrova a terra in area con l’arbitro che indica il dischetto. Fin troppo moderate le proteste avversarie. La curva impazzisce mentre arrivano sms che non chiariscono la questione. Taca mi scrive: “il rigore non c’era”. Catapo: “rigore netto”. Intanto Gabriella si volta come ogni volta quando c’è un penalty a nostro favore e il Matador ci fa morire perché realizza solo sulla ribattuta. Poco importa, siamo avanti. Senza rendermene conto mi ritrovo spostato di almeno 4-5 metri dal mio posto d’origine. Un uragano di folla si è abbattuta su di me. Mi volto e scopro quanto sia meraviglioso il tabellone(anche al Tardini esiste) dietro di me e di quanto sia meraviglioso quello 0-1 scritto a caratteri cubitali, mentre il Minao inizia la solita tiritera: “ma quanto manca? Quando finisce? Non ce la faccio”.
Il Parma tenta una reazione e a testa bassa si riversa nella nostra metà campo, mentre noi riprendiamo le fila col gioco che più prediligiamo: le ripartenze. In una di queste il Pocho viene falciato, ma Valeri si benda e non fischia. Sul capovolgimento di fronte, Paletta, fortunatamente Paletta, a due passi da De Sanctis la tira incredibilmente fuori con mezza porta sguarnita. Altro sospiro di sollievo. Finisce il primo tempo con una domanda: è più scarso Paletta o Bonucci?
Nell’intervallo tutti al cellulare. Ma era rigore sì o no? Voci contrastanti. Un arcano che non si risolve nemmeno stavolta. Un arcano anche lo striscione a un metro da me che recita: “Meglio un napoletano disoccupato che un parmigiano grattugiato”, mah.
Si riprende. Dzemaili si fa ammonire e da un calcio d’angolo avversario accade il putiferio. L’arbitro è completamente ricoperto dai parmensi che protestano vivacemente. Non ne capiamo il motivo, mentre dalla curva avversaria si leva il coro “Come la Juve, voi siete come la Juve”. Ce l’avranno con i fotografi? Sarà successo qualcosa di grosso. Il coro è umiliante, ai limiti della blasfemia. In questi casi non c’è la squalifica del campo? Intanto Giovinco quando prende palla schizza e Fernandez sembra un po’ intimorito. Non Santacroce che non sbaglia un intervento. Gargano invece ne sbaglia tre di fila e Mazzarri inizia a innervosirsi facendo scaldare subito Inler e Zuzù. Gargano continua a sbagliare e il mister si infuria perché lo svizzero sta impiegando troppo tempo a fare stretching. Finalmente Inler si spoglia ed è pronto per entrare, anzi no. Forse qualche dubbio assale il mister? Ma chi esce? Gabriella che non l’ha mai amato, è sicura che sarà Gargano a lasciare il campo, io mi sbilancio su Hamsik che è svogliatissimo ed anche perché stiamo soffrendo troppo. Ha avuto ragione lei, esce l’uruguaiano. Successivamente escono Musacci ed Okaka per Valdes e Marques. Cannavaro sfiora un gol da centrocampo con un tiro alla Recoba, ma è il Parma a farsi sempre più pericoloso con il solito Giovinco e con Biabiany. Il Minao continua a ripetermi: “quanto manca? Il quarto uomo ha alzato la lavagnetta luminosa?”. Mariga si divora l’ennesimo gol e in più di una occasione il pallone schizza come in un flipper nella nostra area di rigore. So’ dolori. Dolori seri. Angoli su angoli, mischie su mischie. Il cuore inizia a soffrire come non mai. Campagnaro senza motivi particolari, invece di rinviare nel parcheggio, regala l’ennesimo calcio d’angolo ai ducali. E proprio da questo tiro da fermo, nasce il gol del pareggio. De Sanctis sventa il primo tiro di Paletta, ma non può niente sul tap-in di Zaccardo a un metro dalla linea di porta. Uno a uno e un velo depressivo si abbatte su di noi. Iniziano le critiche di rito:Perché è uscito Gargano? Inler non è buono, Dzemaili non è da Napoli, Dossena non ce la fa, Hamsik dorme, Fernandez gioca con la mutanda piena, Campagnaro è un disastro, Maggio non corre più, Cavani non è lo stesso dello scorso anno e il Pocho è tutto fumo. Nel mentre scovo la faccia sempre depressa di Donadoni, nonostante il pareggio, che esce dalla panchina e quella incazzata dello zio Walter che si fa cacciare fuori. Frustalupi prende in mano la situazione e prende il pallone velocemente finito fuori come se fosse un raccattapalle, sebbene si stia subendo ancora troppo. C’è grinta, ma mancano le energie. Solo qualche sporadico contropiede senza esito e una sofferenza che non ha fine. In uno di questi, il Pocho viene sgambettato da dietro e il guardalinee, a due metri, fa finta di niente. Lavezzi, già ammonito per proteste, si inviperisce e non trova pace. Resta un minuto abbondante nei pressi della linea laterale, mentre intanto la squadra di casa continua ad attaccare, a lamentarsi con l’uomo con la bandierina. Lo rincitrullisce a tal punto che sul capovolgimento di fronte non segnala un fuorigioco netto nell’azione che spacca la partita. Veloce triangolo tra il Matador e il Pocho e proprio quest’ultimo con un guizzo da attaccante navigato spedisce la palla alle spalle di Mirante, nonostante Zaccardo gli stesse addosso come una cozza. Poi, il vuoto. Mi si spegne la lampadina nel cervello. Un fuoco in petto e l’urlo furente a uno sputo da noi. E’un inferno di gioia e rabbia. Completamente afono, mi chiedo chi possa prestarmi un cuore nuovo. Mi sento come un limone spremuto, senza energie e quasi privo di sensi e in campo si crea il fungo giallo della felicità. Tutti i nostri ragazzi ammassati uno sull’altro a godere di una partita che ormai in pochi credevano di poter riuscire a portare a casa con una vittoria. Il telefonino impazzisce: “Era fuorigioco netto”, “Ora lo amo”, “che goduria”, “mi descrivi la faccia di Donadoni?”, “sei vivo?”…
…Godo, immensamente godo. Gli ultimi minuti sono un’autentica sofferenza, con la difesa che non sa gestire il pallone, ma che regge l’impatto. E il palo di Lavezzi a porta vuota è solo l’ultimo colpo ad un cuore senza controllo prima del fischio finale e del mio accasciarmi al suolo morto e felice.
All’uscita, mentre trapela la notizia dell’esonero di Vilas Boas, accolto dai più come un lutto in famiglia, i fischi degli avversari sono come il parmigiano sui maccheroni. Esulto e gioisco senza vergogna. Per una volta ho scoperto cosa significa godere come uno giuventino…
…mentre Peppino, il mio barbiere anti-lavezziano, chiuderà bottega anche domani…

Forza Napoli Sempre

La 10 non si tocca.

Gianluigi Trapani



ilnapolista © riproduzione riservata