Ho mal di pancia. Pocho, pensaci tu

A parte gli scherzi. Non so voi, ma sto fisicamente male. Ho soprattutto mal di pancia. E mentalmente non riesco ad uscire da un loop spossante che ha avuto inizio stamattina alle prime luci dell’alba. Una sfilza di pensieri concatenati che non hanno un inizio, né una fine, non hanno capo, né coda mi si aggrovigliano in testa e cerco di abbracciarli per evitare destabilizzanti attacchi esterni. Credo che sia una sorta di tutela estrema. Almeno per me è così. Isolarmi nella mia immaginazione e nelle mie sconclusionate riflessioni per cercare di non intaccare quel minimo di equilibrio che ancora resiste e che con tanta fatica mi sono creato. Ma, con il passare delle ore, questo lavoro di copertura diventa sempre più sfiancante e difficilmente controllabile, tanto da provocarmi cali di pressione e voglia di marmellata. Sì, quest’attesa è veramente un supplizio. Ma forse no.

Le distrazioni, come già testato in passato, a poco servono. Il lavoro, gli appuntamenti creati ad arte, i giornali finanziari, il mio amato cane e la telefonata all’amica di Udine che del calcio l’appassiona solo il completino delle squadre, sono solo panacee momentanee che nell’arco di pochi minuti svaniscono come un sipario che cala. C’è poco da fare, se non niente. E’un chiodo fisso penetrante che, senza neppure mascherarlo, voglio che sia fisso. Specie se la mattinata è trascorsa tra la gente o in un ufficio troppo frequentato. Per questo, ho evitato di andare al bar per il solito primo caffè, perché ho immaginato quali temi si stessero dibattendo; in ufficio ho chiuso porte e finestre e ho spento il cellulare per 3 ore per evitare attacchi a sorpresa di amici o affini in preda a crisi di ansia; sono andato a pranzare da mia madre, perché a casa mia c’è sempre il rischio che si presenti qualcuno travestito da Arrigo Sacchi; non ho comprato giornali sportivi e ho dato solo una piccola innocentissima sbirciatina al web. E’un lavoro massacrante, eh. E meno tempo manca al fischio finale e più gli sbalzi di pressione si fanno insistenti e il bruciore allo stomaco si dilata. E’un circolo lacerante dal quale non riesco e non voglio uscirmene. Vorrei solo stare nel mio piccolo mondo parallelo ad immaginare una sera zeppa di emozioni straripanti e una notte di storia e di gloria. Vorrei solo stare in silenzio, senza faticare per le invasioni, senza dover sapere che Mazzarri sarà in panchina, che Terry ha dichiarato ferro e fuoco, che avremo la maglia gialla e che Di Matteo ha vinto, ma non convinto. Vorrei solo inventarmi la fantastica scena di un film inedito e scoprire stasera che già lo stanno girando. Si può? Vorrei poi, ripensarci e rinnegare tutto perché anche solo pensare ad eventi positivi, porta in sé una inconscia dose di scaramanzia. Vorrei rimproverarmi per averci pensato e poi ritornare a giustificarmi perché solo l’attesa (quest’attesa)per quanto sia infernale, è qualcosa di terribilmente intimo in cui mi ci infilo per intero. E via, di nuovo a temere, sperare, sognare, grattare… Pocho mio, pensaci tu.

La prossima volta (detto in maniera generica!), io sarò allo stadio, perché così finisco in un manicomio… Intanto ho finito anche la marmellata…

Non ci sono per nessuno. Ma quanto manca?

Forza Napoli Sempre

La 10 non si tocca.

Gianluigi Trapani

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