Al gol di Cavani anche il Lungotevere china la testa

Fuori del bar sul Lungotevere l’aria della sera è gelida. Dentro, è un gelo diverso a far l’atmosfera: accanto a me, davanti alla TV, due silenziosi amici dall’aria scettica. Un avventore al bancone per un caffè serale e i due giovani baristi a chiacchierare su futili argomenti di giornata. Guardiamo il televisore che mostra l’ingresso in campo di Napoli e Inter con espressioni indecifrabili. E’ l’incertezza che ci rende silenziosi, cauti, un po’ nervosi, un po’ ingessati. La partita di Siena, somigliante ad altre contro squadre “alla portata”, ha messo in sospensione attese e previsioni. D’altra parte, il ricordo di grandi partite giocate contro formazioni temibili ci tiene in bilico tra speranza e timore di sperare troppo. Poi l’incontro prende il via e la visuale si schiarisce. Il Napoli “gioca”, fronteggia gli interisti con decisione, non si fa intimidire dal loro provocatorio nervosismo. È il Napoli che sa fronteggiare le squadre forti, diverso dal Napoli che perde energia di fronte a quelle deboli. Due facce, due caratteri. Ora l’Inter che vuole la semifinale fa i conti con un Napoli determinato e combattivo, saldo in difesa e insidioso nell’attacco. A centrocampo, la conferma della grande stagione di Gargano, mentre Inler è ancora in fase nebulosa. Ma la squadra gira e rincuora i tifosi che hanno sfidato freddo siberiano e carenza di benzina. Tutto questo nel bar si percepisce. Il signore del caffè ora si guarda la partita con aria interessata. I ragazzi al bancone, mani conserte, non staccano gli occhi dalle immagini. Noi tre in prima fila ci agitiamo sulle sedie, qualcuno dice parolacce, dapprima in italiano, poi in napoletano. Si può fare. Dire parolacce ? Sì, anche. Ma soprattutto si può battere questa Inter scalmanata. E il destino ci porta il rigore-gol di Cavani e, alla fine, l’altra rete del matador. Siamo in piedi a gridare una verità che riguarda l’estetica del calcio: è un gol da antologia, da bacheca, da ricordo perenne. Un’azione personale degna di diventare un emblema del foot ball, come la famosa rovesciata volante di Carlo Parola, simbolo delle figurine Panini. Dribbling ripetuto sotto porta, difensori spiazzati e tiro raso terra, come una rasoiata, nell’angolo più lontano. Noi tre ci abbracciamo e gridiamo. Il signore ride compiaciuto. I ragazzi non dicono nulla ma fanno sì con la testa. Vince il Napoli forte con i forti. Va risolto il problema dei deboli. Mimmo Liguoro

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