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Krieziu, l’albanese che faceva segnare Amadei

Era un fertile orto, una prolifica campagna che dava frutti saporosi. Alberi e coltivazioni, broccoli e crisommole. Poi da quel vasto terreno del Vomero scomparvero contadini e masserie per far posto a uno stadio, utilizzato per le gare dei giovani inquadrati dal regime. Le Quattro giornate del ’43 proprio su quegli spalti scrissero una dura e sanguinosa pagina. Con la pace ritrovata, lo stadio tornò se stesso, campo di gioco destinato al Napoli. Altalena tra cadetti e serie A, padre-padrone il comandante Lauro, in maglia azzurra una lunga schiera di calciatori. Era il 1947 quando dalla Roma arrivò Naim Krieziu, nato in Albania. Ala destra, poi spostato a sinistra. Veloce, buona tecnica, sapeva crossare con precisione e andare spesso in gol. Col pubblico si attivò subito una corrente di simpatia: applausi e incitamenti. Per tutti gli appassionati divenne “Kriezz”, versione nostrana del suo cognome balcanico. Utilissimi i suoi traversoni (versione un po’ grottesca dall’inglese cross) per Amedeo Amadei, all’epoca centrattacco, prima di spostarsi a mezz’ala. Krieziu vinceva il dribbling, correva sulla destra e dal fondo campo lanciava in area il pallone che spesso il “fornaretto” ( soprannome di Amadei dovuto a un forno familiare in quel di Frascati) finalizzava in rete. Era un Napoli simpatico, a volte sbarazzino, composto da giocatori amati dai tifosi, capace di grandi imprese e di brutte cadute. Casari, Delfrati, Viney; Todeschini, Remondini, Gramaglia; Astorri, Formentin, Amadei, Bacchetti e Krieziu. Calciatori di buona levatura e anche dotati di personalissimo spessore umano. Ciascuno possedeva un profilo di rilievo, che favoriva il rapporto con la tifoseria. In panchina (rudimentale “scannetto” a bordo campo) Eraldo Monzeglio. Nessuna tattica diabolica ma neanche “palla avanti e pedalare”. Equilibrio tra i reparti: era l’obiettivo che, se realizzato, portava a buoni risultati. In questo semplice schema, Krieziu svolse un compito importante, sempre con impegno e lucidità. Giocò al Vomero 168 partite, segnando 40 gol. Nel ’49-’50 segnò nove volte e aiutò il Napoli a tornare in A. L’anno dopo, il suo record, 11 gol. A 32 anni lasciò il foot-ball di serie A. Per strada, i tifosi lo salutavano con affetto e calore (in quei tempi, anni ’50, i calciatori andavano a piedi). Mimmo Liguoro

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