Mazzarri ha veramente
in mano la squadra?

Mai come stavolta vorremmo avere una finestra (o anche solo una microspia) nello spogliatoio azzurro. Giusto per rafforzare o cambiare qualche convinzione. La partita di mercoledì ha lasciato un enorme rammarico nei tifosi: incontrare un’Inter rimaneggiata (all’undici iniziale mancavano almeno cinque titolari), davanti a cinquantamila tifosi in un incontro unico, con tutti i “titolarissimi” a disposizione, con in palio una semifinale col ritorno in casa, sembrava davvero un’occasione straordinaria. Un’occasione perduta.
Attenzione: non è della sconfitta, che vogliamo parlare. Andare ai rigori contro i campioni del mondo, dominandoli per quasi tutta la partita e avendo molto, moltissimo da recriminare sulle decisioni del men che mediocre arbitro Valeri, ci può stare eccome. Il resto, si sa, è una lotteria: e alla lotteria si può vincere, ma il grosso delle volte si perde.
Il discorso è come si perde. Soprattutto in rapporto alla campagna (non) acquisti che il Napoli sta portando a termine.
Andiamo con ordine. Metà del secondo tempo: l’Inter, alle corde, non viene più fuori e sembra non avere energie. Una, due, tre occasioni, e al solito la palla non entra. Bisogna scardinare una difesa arroccata: servono muscoli e centimetri in area di rigore avversaria, anche per creare spazio agli inserimenti dei centrocampisti. O cercare soluzioni diverse, il tiro da fuori o i calci piazzati. Il momento di inserire qualcuno, insomma: di provare a fare dei cambi.
Ma, più che chi far entrare, il problema sembra essere chi sostituire: Gargano, che sta portando avanti l’ennesima fallimentare prestazione? Lavezzi, che ha già mancato passaggi e tiri favorevolissimi e che appare in serata – no? Hamsik, da tempo non più decisivo? Niente di tutto questo: la montagna delle necessità partorisce il topolino della sostituzione di Dossena, in evidente e naturale difficoltà (e vorremmo vedere!) contro Maicon, col volenteroso e inconcludente Zuniga. Yebda, che si vedrà e si sentirà in campo solo nei supplementari, e soprattutto Lucarelli rimangono seduti buoni buoni in panca. Il resto, ahimè, è storia.
Ora, il tifoso si chiede: ma se Lucarelli è in grado di giocare, anche se con una limitata autonomia, perché mai non è entrato negli ultimi venti minuti (o cinquanta, se consideriamo l’ipotesi dei supplementari)? Oltretutto si tratta di un rigorista di provata esperienza, no? E all’inverso: se non è in grado di giocare nemmeno per una fetta di partita, allora perché in panchina c’era lui e non Dumitru, giovane e forte e in odore di maglia da titolare della under 21 di Ferrara?
E si chiede ancora, il tifoso: se Yebda ha caratteristiche simili agli altri centrocampisti con in più i famosi chili e centimetri, perché non è entrato prima a sostituire non Pazienza, che si era reso pericoloso di testa per ben tre volte, ma un Gargano spento e più impreciso del solito?
E qui nasce l’esigenza della famosa finestra sullo spogliatoio. Perché ieri si è visto Lavezzi, a dieci minuti dalla fine, dire un plateale “no” alla panchina, con Lucarelli che aveva tolto già la tuta. Perché Gargano pareva sicuro di non essere sostituito, nonostante stesse giocando malissimo e a Bari fosse successo quel che è successo.
Siamo qui a seguire col fiato sospeso le ultime ore di mercato, sperando nell’acquisto di un centrocampista e di un attaccante: ma siamo sicuri che gli eventuali nuovi arrivati giocherebbero, in caso di disponibilità dei “titolarissimi”, anche se fuori forma? Sono questi, gli equilibri che il Presidente non vuole rompere? E Mazzarri, al di là delle logiche interne di gestione, ha veramente in mano la squadra?
Il Napoli, sia chiaro anzi chiarissimo, sta facendo una stagione eccezionale, siamo i primi a esserne totalmente consapevoli; ma proprio per questo, e perché l’anno prossimo i posti utili per la Champions saranno solo tre e Juve, Fiorentina e le genovesi, c’è da giurarci, si attrezzeranno per non ripetere la stagione più o meno fallimentare.
Sarebbe un crimine, buttare via tutto per i capricci di un paio di ragazzotti di talento.
Maurizio de Giovanni

27 gennaio 2011

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