Le bandiere nel calcio chi dice che non ci siano più?

Ma chi lo dice che non esistono più le bandiere? Per quattro minuti fatti giocare a Totti Roma si è “arrevotata”, Del Piero è rimasto unico baluardo dell’attacco della Juventus ed ha ancora una volta tolto le castagne dal fuoco a Delneri e Compagni. Buffon si è ripreso la porta bianconera. Guai a toccare Gattuso in casa Milan eppure lo scorso anno lo avevano messo in discussione. Zanetti, infine,  è il capitano dell’Inter che ha vinto tutto. E’ da sedici anni in nerazzurro, tanti quanti il suo presidente Moratti. Solo qualche mese di militanza li divide. A Napoli Paolo Cannavaro ha rinnovato di recente per chiudere la carriera in azzurro. E poi Di Vaio a Bologna oppure Conti a Cagliari, Barreto a Bari,  e sicuramente ho dimenticato qualcuno. Che sia un’involuzione nel calcio? No, probabilmente sono tutti esempi di professionalità sportiva. Vita da atleta, no gossip, nessuna voce strana e sudare la maglia dal primo all’ultimo minuto. Poi il pubblico  ti fa bandiera ed alla società non resta che adeguarsi. Certo, rispetto agli anni ottanta le bandiere sono drasticamente diminuite, complici anche il vorticoso cambiar maglia dovuto al calcio mercato, ma le icone  ci sono eccome. Anzi, assumono ancora più valore, proprio perché son poche. E c’è anche chi aspira a diventarlo se è vero che a Napoli si assiste alla “guerra” della dieci, numero della bandiera per eccellenza che, a mio modesto avviso dovrà rimanere appesa lì a sempiterna memoria di chi è stato un bandierone.
Stefano Romano

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