A Bari Lavezzi
ha vendicato la cicogna

Un pullman che ansimava su strade solitarie, bianche per le forti nevicate notturne. Strade a saliscendi, l’autostrada era un sogno, neanche un progetto. Riscaldamento zero, tutti rannicchiati nei cappotti e nelle sciarpe di lana.Tutti chi? Una cinquantina di coraggiosi (meglio dire incoscienti) tifosi azzurri, partiti all’alba dalla Ferrovia, lato Terminus, per andare a Bari. Stavo in terza fila, accanto ad altri ragazzi dell’epoca, era il 18 marzo del 1961. Il Napoli era finito in B, con Pivatelli, Gratton e Mialich, campioni ormai allo stremo. Ora si lottava per tonare in A. Già licenziato il nuovo allenatore Baldi per i risultati non buoni, era arrivato Pesaola e si tornava a sperare. Superate le strade innevate, l’arrivo a Bari ci riservò un’accoglienza sarcastica messa in scena dai supporters biancorossi. Urla di scherno, sfottò, apprezzamenti all’acido prussico per il nostro ardire di tifosi in trasferta. Si giocava nel vecchio stadio barese, logoro e scomodo. Sotto il cielo grigio le maglie azzurre sembravano sbiadite. Rivedo Mistone, movenze da fenicottero, Ronzon col suo andare elegante, Tacchi in cerca di dribbling vincenti, Corelli che andava su e giù per cucire le zone del campo, il centravanti Fanello in attesa di un tiro da gol. Ma ricordo anche un certo Cicogna, ala sinistra barese, che mandò il pallone alle spalle del nostro portiere Pontel, per il gol della vittoria. E il cielo su Bari divenne ancor più scuro e lattiginoso. Ritorno silenzioso e ancor più freddo. Non sapevamo che poi il Napoli avrebbe conquistato la serie A. Questo film s’è proiettato sullo schermo della memoria quando Lavezzi, manovrando il suo tacco, ha segnato il primo gol a Bari. I ragazzi pugliesi sugli spalti si sono arrabbiati, hanno bruciato striscioni. Nulla potevano sapere di quel marzo nevoso. Guardandoli nel televisore gli ho rivolto un grido surreale, che intorno a me dev’essere stato interpretato come una folle escandescenza: “E mo’ chiammateve a Cicogna!!!…”. Mimmo Liguoro

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