L’internetcrazia
e i rischi del web 2.0

Un’illuminante poesia di Eduardo racconta di lettere infamanti che gli giungono in busta “giallo cocozza” di autore ignoto. È un po’ quello che capita a tutti quelli che si avventurano a scrivere sul web. Gli articoli sono sempre firmati mentre i commenti hanno la facoltà di essere anonimi. Non so se l’autore o gli autori dei commenti alle pagelle del prof. Trombetti si siano firmati con nome e cognome, non mi meraviglierebbe che non l’abbiano fatto. Per venirci in soccorso e spiegarci cosa sia accaduto un fine conoscitore di new media inizierebbe a descrivere le nuove modalità di comunicazione del web (che deve sempre essere 2.0) e disserterebbe di blogging, twittering e peer to peer. Un giovane giornalista spiegherebbe invece di quanto sono desueti i cosiddetti M.A.S (Media Accountablity Systems) che sono più o meno le lettere al direttore che quasi tutti i quotidiani pubblicano. Uno scienziato della comunicazione a questo punto ci illuminerebbe informandoci di quanto sia normale che chi scrive sul web possa essere vittima di insulti, improperi e critiche. Sul web viene pubblicato quasi tutto (vedi wikileaks) mentre sui giornali è sempre presente l’opzione della discrezionalità della redazione di pubblicare o meno commenti sgraditi. Ma noi che siamo napoletani e napolisti come possiamo rispondere a tutti sti paroloni forestieri? Viene ancora in soccorso il grande Eduardo: “A buscia corre assai, ma campa poco”. Nel senso che se qualcuno scrive commenti, giudizi o articoli sbagliati viene immediatamente smentito da tutti gli altri visitatori del sito. E allora caro Prof. Trombetti non se la prenda per qualche epiteto di cattivo gusto o per qualche parola di troppo, in suo soccorso sono giunte decine e decine di persone. Qualche tempo fa un anonimo commentatore lamentava in un mio articolo l’uso criminale della “consecutio temporis”: aveva ragione, non fosse altro che in realtà la consecutio è “temporum” da duemila anni e passa. Non ho corretto. Il nostro caro Eduardo chiudeva dicendo “ma quanto voglio bene a mamma mia a mme me fa paura sulo ‘o fesso”. Lei, caro Prof, invece non ne abbia paura: ce ne sono sempre tanti, troppi. È l’internetcrazia! Ma diciamolo a bassa voce, possono sentirci..
Valentino Di Giacomo

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