Ho un sogno che la Juve non riscatti Quaglia

Tra il Ppof.Trombetti che suona ed il gladiatore Max Decimo Gallo che canta (nomina sunt omina), mi sento tanto vaso di coccio tra vasi di ferro, ma tento, sommessamente, di introdurmi lo stesso tra cotanto senno. Ci proverò. A modo mio, “canzonando amabilmente”, come dice il Gladiatore, addolcendo leggermente l’espressione, rispetto alla prima stesura. Premesso che non riesco ad “odiare” nessun giocatore che abbia, anche di sfuggita, militato nel Napoli, ho amato Vinazzani e Dal Fiume, figuriamoci Bagni e Giordano, che comunque hanno impiegato venti anni per “riabilitarsi” e diventare tra i più apprezzati opinionisti dai tifosi napoletani.
Riguardo “Fabione nostro”, mi sento come il Battisti di Non è Francesca. Ogni volta che segna, mi ripeto: Come quell’altro era bello però…non è Quagliarella. Era vestito d’azzurro lo so…Ma è quello della Nazionale! Se segna un gol da 40 metri poi…No, non può essere lui!
Non mi arrendo neanche di fronte all’evidenza.
Anche se confesso che al semaforo non metto il cavalletto al vespino,perché non ho mai posseduto un vespino: mi manca l’equilibrio delle due ruote. Confesso anche che il cruscotto della mia auto è impreziosito dall’adesivo del Pocho.
Ma confesso pure che non ho buttato via lo zainetto “Quagliarella 27” che avevo regalato al mio nipotino. Ho un sogno, quello si inconfessabile: che la Juve a giugno non riscatti Quagliarella!
Max, citando il finale di Arancia Meccanica, penso alluda alla consapevolezza di Essere solo contro tutti (pro Quaglia). A parte il fatto che è in buona compagnia, a me viene in mente anche la consapevolezza di un altro personaggio di Kubrick, il Dr Stranamore, quando Esclama esultante: Mein Fuhrer, io cammino! Un film che vidi la prima volta negli anni settanta, in un cinemino d’essai a Milano, nei pressi di Via dei Piatti, dove abitava Enzo Tortora, appena allontanato dalla Rai e che ebbi l’occasione e l’onore di frequentare occasionalmente, scambiando con lui interessantissime (almeno per me) opinioni calcistiche e non. Era tifoso genoano ma anche simpatizzante del Napoli: gemellaggio ante litteram. In quello stesso cinema vidi anche uno struggente film francese in bianco e nero (ops!Pardon!) che si chiamava Les draguers con un giovane Charles Aznavour che si invaghisce di una splendida e patetica Anouk Aimèe, la quale, solo alla fine, si rivela essere quella che una volta, senza che nessuno si offendesse, si chiamava semplicemente zoppa, ed oggi, invece, ipocritamente, si definisce diversamente abile. (Ogni allusione all’attaccamento per Quagliarella è puramente voluto). Solo che bisognerebbe apprezzare di più anche il Pocho. Forse, come l’Alex di Arancia Meccanica, qualcuno avrebbe bisogno della “Cura Ludovico”: guardare continuamente per due settimane (approfittando della sosta) i gol (pochi) e gli assist (tanti) di Lavezzi, per ridurlo all’assuefazione ed indurlo a giudicarlo bene anche quando torna a centrocampo. Tra i “quaglisti” ed i “pochisti”, io applico quella che Schopenauer indicava come il dilemma dei due porcospini: abbastanza lontani per non pungersi, ma $tanto vicini da riuscire a riscaldarsi a vicenda.
Tornando ad Arancia Meccanica, io preferisco il romanzo di Burgess, dove nel finale si intravvede una nota di speranza, completamente assente nel film di Kubrick.
Buon anno a tutti Napolisti e non.
Pasquale Di Fenzo.

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